Zeman punge: “Thohir non tifa Inter”

A Cagliari vuol ricreare la nuova Zemanlandia ma intanto Zdenek Zeman continua a essere la coscienza critica del calcio italiano. Il boemo si è confessato in una lunga intervista a Tuttosport, in cui ha analizzato pregi (pochi) e difetti (tanti) del pallone italico. La prima stoccata è stata per Thohir: “Sono convinto che un presidente prima di tutto debba essere tifoso della squadra e penso che Thohir non lo faccia per fare il tifoso ma per altri scopi come tutti i presidenti dall’estero che vengono qui. In Italia si ha la convinzione che nel calcio vince chi ha più soldi. Per me non è così. Quando sono stato vicino all’Inter? Quando Moratti l’ha comprata nel 1994-95. Ma avevo già dato la mia parola a Cragnotti”.

Una domanda su Morata gli dà l’assist per criticare l’esterofilia dei presidenti di A: “Una volta, quando c’erano tre stranieri, erano tre stranieri veri: oggi su trenta giocatori, ce ne sono venti formati all’estero. E non tutti fanno la differenza. Mi piacerebbe allenare Balotelli? Nessuno disconosce le sue capacità tecniche e atletiche. Però, per metterle a disposizione della squadra, ci vuole un altro lavoro. Balotelli ha comunque ancora la possibilità di dimostrare che è un giocatore vero”.

Fa sensazione che l’unico calciatore di A candidato al Pallone d’oro sia Pogba: “È segno che il nostro paese è dietro agli altri. Negli anni ’90 qui arrivavano i migliori calciatori al mondo, oggi l’Italia non se lo può permettere per i problemi economici e per tante scelte errate fatte in passato: molti club si sono indebitati troppo. Il modello inglese e quello tedesco possono essere applicati al nostro calcio? Sono convinto che ogni paese debba mantenere la sua storia e la sua mentalità. Noi con gli inglesi e con i tedeschi non c’entriamo proprio niente. Il calcio italiano, se ha una grande tradizione, se l’è fatta con le proprie mani, non copiando gli altri. Il problema è che un tempo si faceva un calcio diverso. Penso che il nostro calcio sia poco allenato e che all’estero si lavori di più. È un fatto di cultura per inglesi e tedeschi ed è un fatto di storia per la Spagna”. Spagna patria di quel tiki-taka che non gli piace: “A me non piace perché ho un’altra visione sul calcio però non è detto che non renda. Guardiola, che reputo oggi il miglior allenatore al mondo, ha vinto tanto giocando in questo modo. Il problema è piuttosto chi lo vuole scimmiottare non avendo i giocatori che c’erano in quel Barcellona. Quello del Bayern contro la Roma non era tiki taka, ma un gioco d’attacco. Visto quanto Guardiola aveva fatto al Barcellona pensavo non si potesse fare meglio e invece lui a Monaco ci è riuscito, migliorando una squadra che l’anno prima aveva vinto tutto. Per questo sostengo sia il migliore”.

Un moto d’ottimismo c’è (“Il calcio è più pulito rispetto a dieci anni fa? Oggi non c’è gente che frequenta i tribunali. Andare a cena con Agnelli? A cena io vado con tutti, poi bisogna vedere se le discussioni sono alla pari”) prima di lanciare una ciambella di salvataggio ad Allegri: “Non credo che la Juventus stia attraversando un periodo di crisi: a Genova hanno perso all’ultimo minuto una partita che hanno dominato. Poi, a livello internazionale, penso che la Juve faccia gli stessi risultati che faceva con Conte. Non trovo differenze: è sempre la stessa squadra che però, in Italia, sta trovando un avversario sempre più importante nella Roma. Perché ho definito noioso il gioco di Garcia? Ho detto che a volte fa troppo possesso senza cercare altri gol come sarebbe nella possibilità della squadra. Nel secondo tempo con il Chievo, sul 3-0, non si è divertito nessuno. Conte in Nazionale? È un altro ruolo: lì ha poche possibilità di formare e “plagiare”, nel senso buono intendo, i giocatori lavorando tutti i giorni sul campo. Però Conte è uno che ha grinta, voglia e spero riesca a fare bene”.

Fonte: tio.ch