Zanetti: “Io e gli interisti abbiamo perso e vinto insieme. Essere stato Capitano…”

Javier Zanetti
Javier Zanetti

Nel numero 3051 di TopolinoJavier Zanetti racconta – soprattutto ai ragazzi ai quali è destinato il noto settimanale – la sua carriera e parla di sé, dei suoi valori, di quello che sognava da piccolo, di quello che ha imparato con la maglia dell’Inter, di cosa significa indossarla. Il capitano ha raccontato:

DISNEYLANDIA – “Era il nome che da bambini avevamo dato allo sterrato del barrio Dock Sud di Buenos Aires, dove sono cresciuto con le porte fatte con sassi e libri di scuola. Cercavo di imitare Ricardo Bolchini dell’Independiente, facevo anche le telecronache e sognavo di diventare un professionista. Però studiavo, mi piaceva la matematica, anche la storia. Studio ed educazione sono importanti. Il resto viene da sé. Poi nell’intervallo accartocciavamo le calze e giocavamo“.

GRACILE – “L’Indipendiente mi disse che ero troppo gracile per giocare e avevano ragione. Cominciai a fare il muratore con mio padre, perché diceva “nella vita bisogna fare”. Fu un’esperienza importante, riuscì a capire quanti sacrifici mamma e papà facevano per mantenere me e mio fratello“.

MUSCOLI – “Poi sono cresciuto e sono arrivati i muscoli. Spingo 160 kg? Ma lo sapete che devo spesso portare dei pantaloni di ricambio perché quelli che indossano si strappano“.

ENTUSIASMO E RECORD – “Ho sempre la stessa grande passione, ogni allenamento è come una partita. I record? Sono molto contento, ma non è stato sempre facile raggiungerli e poi giocando con una sola squadra. Ne sono orgoglioso. E sono orgoglioso di me quando mi applaudono anche fuori dall’Italia“.

CAPITANO E GENTILUOMO – Esserlo è stata una grande responsabilità. Ho sempre voluto essere corretto in tutto quello che faccio, dentro e fuori dal campo“.

PUNTO DI RIFERIMENTO – “Lo sono sempre stato per l’Inter? Ci sono tanti modi per trasmettere dei messaggi. Io sono tranquillo, non alzo mai la voce neanche nei momenti complicati, anzi proprio in quelli bisogna essere calmi per uscirne al meglio”. 

INFORTUNIO – “Cosa mi ha aiutato a riprendermi in fretta? Ero determinato perché non fosse la fine della mia carriera. Ma mi ha aiutato molto anche l’affetto di tutti. Mi sono reso conto di tutto quello che avevo seminato. Quando sono rientrato in campo è stata una gioia, ce l’avevo fatta, tutti ad applaudire e di meglio non potevo chiedere“.

INDIVIDUALITA‘ – “Nel calcio viene prima l’uomo poi il calciatore. Ho incontrato Maldini e Del Piero: sono innanzitutto uomini eccezionali, poi giocatori eccellenti e infine avversari. Non vorrei mai essere ricordato solo per le vittorie, ma spero che si dirà di me che sono stato una persona giusta, che ha rispettato tutti e per questo cerco di impegnarmi ogni giorno“.

DISCRIMINAZIONI – “Il razzismo non dovrebbe esistere ed è quello che voglio insegnare ai miei figli Ignacio, Sol e Tommy. I maschietti sono ancora piccoli, con la femminuccia parliamo anche delle cose brutte e le spiego che per essere delle persone vere non devono essere fatte certe cose. La diversità delle culture arricchisce, poter condividere culture diverse aiuta a crescere. Io mi sento italiano e quando arriva un compagno da lontano si aprono le porte e si ascolta quello che ha da raccontare ed è un modo per conoscere il mondo come ad esempio con Kallon, imparai la tragedia della Sierra Leone e se si può aiutare si fa“.

PUPI – “Devo ringraziare sempre tanto gli italiani che ci hanno sempre aiutato dimostrando fiducia in me. E’ importante dare una mano in qualsiasi parte del mondo“.

VALORI – “Uno può vincere tutto, ma se non lascia nessun valore è come se non avesse fatto niente. Ho sempre cercato di essere onesto e leale e anche restare all’Inter e diventare una bandiera dimostra tanto“.

INTERISTI – “Cosa vuol dire esserlo? Siamo speciali! Perché? Perché si. Tutti hanno fede e amore per la loro squadra, ma noi di più. E quando abbiamo sofferto siamo stati capaci di essere ancora più interisti e questo fa la differenza”. 

SCONFITTE – “Le difficoltà, quando le sai affrontare sanno aiutarti. Parlo per me, ho passato momenti bui in cui anche se lavoravo tanto non arrivavano le vittorie e quando sono arrivate, le ho vissute facendo festa con gli stessi tifosi che prima avevano pianto con me”. 

FIGURINE – “E’ strano essere una figurina, ci giocavo anche io da piccolo, ma è bellissimo quando mia figlia Sol sventola l’album Panini con la mia foto”. 

DIFETTO – “Mia moglie dice che sono troppo pignolo, precisino. Mah (ride.ndr)…”. 

Fonte: fcinter1908.it