Vieri: “Moratti mi trattò da mafioso, ma amerò l’Inter per sempre”

Da autentico spauracchio per i difensori avversari a opinionista di successo negli USA. Christian Vieri oggi ha 41 anni e in occasione di una rimpatriata a Milano con i suoi vecchi amici ha raccontato se stesso in un’intervista esclusiva concessa a ‘La Gazzetta dello Sport’.

“Lavoro a ‘beIN Sports’, – ha detto Bobo – ho appena rinnovato il contratto per altri tre anni. Sono felice di questa esperienza, il canale è gestito dai padroni del Psg, gente fantastica, mi trovo davvero bene. Abbiamo in esclusiva Serie A, Liga e Ligue 1. E presto mi iscriverò al corso allenatori negli Stati Uniti, mi sto informando: ora vivo lì, a Miami. Ogni tanto poi mi piace ancora divertirmi sul campo con Juve Legends e Milan Glorie”.

L’ex centravanti torna quindi indietro con la memoria, ripercorrendo in particolare l’esperienza con l’Inter, che gli ha regalato gioie e dolori. “È davvero un peccato che sia finita in un determinato modo. – ha affermato Vieri – Amavo l’Inter, ho dato tutto, mi sono ammazzato per la maglia nerazzurra, ogni giorno. Agli allenamenti ero il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via”. 

Poi il suo racconto entra nei dettagli e non mancano gli aneddoti: “Non mi sono mai tirato indietro e a volte ho giocato nonostante non stessi in piedi. Sono stato il bomber più prolifico dell’era Moratti. Però, mi dicevano: vai in campo, resta lì davanti anche fermo, che per noi va bene così. E io accettavo, perché ci tenevo davvero, anche a costo di fare figure di m***…”.

“Nel 2003 in Champions segnai i due goal qualificazione contro il Valencia, – ha ricordato Vieri – poi proprio al Mestalla mi feci male al ginocchio e addio doppia sfida col Milan. Ancora oggi non perdono Materazzi e Carew: mi cascarono addosso e mi ruppero. Incredibile, infortunio assurdo. Eravamo maturi per quella Coppa e io stavo benissimo. Potevamo vincerla”. 

Speciale è stato il suo rapporto con il ‘Fenomeno’ Ronaldo. “Ancora oggi mi arrivano su Twitter foto di me e Ronaldo insieme. Che tempi! – ha affermato Vieri – Ecco, uno dei grandi rimpianti è non aver giocato più a lungo assieme al Fenomeno. Eravamo i più forti, e che attesa c’era attorno a noi. Mi ricordo Inter-Verona, arrivammo allo stadio un’ora e mezza prima, eppure dentro c’erano già 85.000 persone che urlavano il nostro nome. Roba da brividi, impossibile da spiegare. Comunque, di una cosa vado fiero: ho dato davvero ogni energia per quella gente”.

Tormentato è stato anche il suo rapporto con Massimo Moratti: “Era speciale, forte, decisamente forte. – ha dichiarato Vieri – Ci sentivamo parecchie volte durante il giorno, anche alle 3 del mattino, ci confrontavamo su ogni cosa. Mi faceva sentire uno di famiglia. Insomma, stavo bene professionalmente e umanamente, e davo ogni mia energia per la squadra. Capite bene la terribile delusione nel momento in cui è emerso che mi pedinavano e addirittura intercettavano. Cavolo, queste sono cose che si fanno coi mafiosi…”.

“Poi – ha continuato Bobo – dopo l’arrivo di Adriano le telefonate si fecero meno frequenti. Ma io so come vanno le cose, in particolare nel calcio. Bastava parlarci direttamente e non avrei avuto problemi ad andarmene in buoni rapporti. C’era aria di rinnovamento e dopo sei anni era forse anche normale puntare su altri giocatori. A trattare la mia cessione furono Branca e Ghelfi, con il presidente non ci siamo più sentiti…”. 

Ciò che ha deluso maggiormente Vieri è stata quella che a suo modo di vedere è stata una mancanza di lealtà nei suoi confronti da parte della dirigenza nerazzurra: “Perché non vedercela fra di noi, in amicizia? – si chiede ancora oggi l’ex attaccante – Perché cercare la rottura in quel modo? Un giorno dissi: ‘Presidente, non ti preoccupare, se devo andarmene basta che me lo dici, non ci sono problemi’. E lui: ‘No, no. L’Inter siamo io e te, le colpe sono sempre nostre per gli altri, le responsabilità ce le prendiamo sempre noi due. Ti voglio al mio fianco…’. Io allora insisto, per essere sicuro: ‘Davvero presidente, se ci sono problemi…’. Risposta secca: ‘Va tutto bene!’. Altro che tutto bene, quando poi vieni a scoprire di essere intercettato…”.

Oggi tuttavia, i rancori sono ormai assopiti: “Se lo incontrassi gli stringerei la mano. – ha assicurato Vieri – E lo abbraccerei anche. Lo ringrazierò comunque sempre: mi acquistò a peso d’oro dalla Lazio e mi ha permesso di vivere sei anni meravigliosi, travolto a lungo dall’amore della gente nerazzurra. Penso addirittura che mi amassero troppo. Però mi piaceva essere il loro simbolo, sentivo la pressione ma mi esaltava vederli tanto orgogliosi di me. Mi dicevano: ‘Con te possiamo fare la guerra a chiunque’. Era bello! Entravamo per il riscaldamento e lo stadio tremava, queste sono sensazioni che vanno oltre ogni trofeo. E solo la gente che era lì in quegli anni può capirlo”.

Per questo l’Inter è rimasta sempre nel cuore dell’attaccante: “Ne ho sentite dire tante in giro, ma io non potrei mai odiare l’Inter, – ha assicurato – questo sia chiaro a tutti. È impossibile, sono stati i miei migliori anni, mi sono spaccato per quella maglia, ho segnato quasi un goal a partita, ho sofferto, gioito e provato emozioni che non ho mai più avvertito da altre parti. E tutto ciò nonostante le poche vittorie. Quelle emozioni erano uniche, perché vissute in simbiosi coi tifosi”. 

Anche con Juventus e Milan però Vieri è rimasto in buoni rapporti : “Sento spesso Andrea Agnelli, grande dirigente. – ha detto Vieri – Da quando ha preso in mano la situazione, la Juve è tornata ai massimi livelli, sia in Italia sia oltre confine. Il Milan? Beh, lì mi trattano come se avessi giocato con loro per un decennio, e ringrazio in particolare Alessandro Spagnolo, Mauro Tavola e Flavio Farè”.

Il secondo amore di Vieri resta però la Nazionale azzurra: “Nel 2006 persi i Mondiali per un infortunio, non riuscii a vedere nessuna partita dell’Italia… – ha ricordato l’ex attaccante – Mi dicevo: ho faticato per anni, ho segnato 9 gol ai Mondiali e mi perdo il sogno di una vita. Poi, però, nel mio cuore ho gioito con tutti quei ragazzi, compagni di sempre in azzurro: era la nostra generazione, avevamo giocato insieme dai 17 anni in avanti, eravamo stati campioni d’Europa anche con l’Under 21. Certo, quella sera a Berlino era tutto perfetto, mancavo solo io… Quella era la generazione più forte che l’Italia del calcio abbia mai avuto, assieme a quella del 1982. Vincemmo nel 2006, ma forse il top lo avevamo toccato nel 2002″.

E in azzurro Vieri conserva tanti bei ricordi: “Quasi mi scoppiava il cuore quando Cesare Maldini, un secondo padre per me, mi chiamò in Under 21. – ha rivelato Vieri – Prima di ogni gara andavo in bagno e piangevo fra gioia e tensione. Rappresentare il proprio Paese è la cosa più eccitante per me. Io sputavo sangue per la Nazionale, uscivo distrutto dopo ogni gara, non ammettevo altro modo di interpretare certe partite”.

In chiusura un giudizio sull’Italia di oggi: Conte è il miglior tecnico giovane d’Europa. – ha affermato –Scuola Juve: serio, preparato, carismatico e con una grandissima cultura del lavoro. Mi ricorda Lippi. Purtroppo c’è scarsa qualità. Bisogna ricominciare seriamente a investire nei vivai. Servono però tecnici ed educatori adeguati. Ma ne verremmo fuori”.

In chiusura un messaggio per chi in Nazionale non dà tutto e si risparmia: “A quelli che tirano indietro la gamba anche una sola volta, non li farei nemmeno più entrare a Coverciano. – ha affermato Vieri – Se voglio dare un consiglio a Balotelli? No”.

FONTEgoal.com