Vecchi flashback, a quattro giorni da Juve-Inter

Quando alle ore 12.29 di domenica decisi di impegnare due ore del mio tempo per vedere quella che credevo fosse una gara meritevole di attenzione, ingenuamente non immaginavo che stesse per andare in scena uno spettacolo raccapricciante, e capace di rievocare nella mia mente flash che credevo fossero ormai sopiti nella memoria. Il lunch-match del Cibali poteva e doveva essere una gara tra una formazione che rappresenta al momento quanto di meglio il calcio italiano può offrire, ed un’altra che tra le mura amiche è capace di essere letale perchè capace di giocare un ottimo calcio e spinta da un pubblico incredibile che rappresenta un vero e proprio dodicesimo uomo in campo.

La mia presenza fissa davanti alla tv è durata però solo 25′, perchè qualcosa dentro mi diceva che il gol annullato a Bergessio, con quelle modalità e quella incomprensibile dinamica, fosse solo l’inizio di una serie di nefandezze che alla lunga avrebbero portato ad un esito scontato. Così è stato, con la pioggia di cartellini sui rossazzurri seguita ad un evidente surriscaldamento degli animi dopo la decisione “a più mani” presa sul regolarissimo gol non assegnato, la rete di Vidal viziata da fuorigioco stavolta non ravvisato dall’“occhio di falco” di Maggiani, e l’espulsione di Marchese a togliere di mezzo qualsiasi residua velleità di pervenire al pari da parte dei siciliani.

E così la mente viaggia per un istante ad epoche nelle quali venivano annullati gol clamorosamente regolari a Bianconi (o Bierhoff, giusto per ricordarne un altro), con il Pecchia della situazione che poi firma il delitto perfetto con il gol dell’1-0, o venivano ignorati tamponamenti a catena nell’area di rigore più grande d’Europa (le stime di Mou erano di 25 metri, ma non ho mai controllato personalmente..), ed inizi a pensare male. E non tanto per un errore/orrore arbitrale che condiziona la gara, ma per come questo errore è arrivato, ovvero in una maniera che ancora oggi, rivedendo le immagini dopo due giorni e mezzo, non mi riesce possibile comprendere.

E poi li senti parlare, accusando chiunque di essere solo un povero invidioso (un “rosicone”, per essere più precisi), e sbandierando ai quattro venti questa famosa ‘imbattibilità’ che in quella notte di San Siro era finita con il gol di Muntari, ma che per motivi inspiegabili è stata rimessa in piedi col defibrillatore da un direttore di gara ancora una volta miope quando si trattava di prendere la decisione più chiara ai più. Ironizzano, sul gol di Muntari, come se non avesse avuto un peso specifico importante nell’economia di un campionato che il Milan avrebbe potuto ammazzare e che comunque quella sera di fine febbraio avrebbe potuto intascarsi per tre quarti. Ironizzavano anche sul fallo rigore di Iuliano su Ronaldo (anche se qualcuno di loro pensa ancora che sia fallo del brasiliano, ma non credo sia necessario spendere parole per qualche povero cretino), ironizzeranno su tutte le decisioni “fortunate” che condurranno il loro fine ultimo in porto, sempre per quel motto pronunciato dall’hombre vertical Boniperti, secondo il quale “vincere è l’unica cosa che conta”. Perchè loro, la storia parla, sono questa roba qui.

Il nostro campionato procede verso obiettivi indefiniti, che non sono nella fattispecie lo scudetto, la qualificazione alla Champions League o la vittoria dell’Europa League, bensì il ritorno ad essere una grande squadra in grado di giocarsi tutto fino alla fine con il must di non ripetere una annata come quella passata, per nessuna ragione al mondo. Siamo pienamente consapevoli che questa Juventus è una squadra forte, ben strutturata e che parte avanti nella corsa al tricolore, mentre noi siamo ancora “solo” una buona squadra in costante crescita e che pian piano acquista certezze che non sappiamo bene ancora dove ci porteranno. Ecco, sabato sera vorremmo assistere ad una sfida credibile, a 90′ che verranno decisi da una supremazia territoriale, dalla giocata di un campione, o ad un gol in mischia a tempo scaduto, ma non da una PORCHERIA (perdonatemi il maiuscolo) come quella vista domenica al Massimino. E’ il più grande auspicio che abbiamo, al di là del risultato del campo che chiaramente ci auguriamo sorrida ai nostri colori: rivedere certi film, francamente, sarebbe troppo anche per chi ha vissuto di Inter tutti questi anni e possiede degli “anticorpi” grossi come pescecani.