Juventus e Inter sono le protagoniste di un duello inghiottito dal tempo sospeso e di una rivalità che da anni si è riferita solo alla «storia», al passato, ai ricordi. Poche altre volte nella storia le due squadre sono state così lontane: l’una dominante, l’altra in catene. Il loro destino ha preso pieghe opposte, all’ascesa continua della Juve negli ultimi 5 anni ha fatto da sfondo il declino rapido dei nerazzurri dopo il Triplete del 2010. Mentre la Signora gonfiava i ricavi, diventando del mercato, dello scudetto, del destino, i vincoli economici imponevano la resa all’Inter. Fino ad oggi, fino all’avvento di Suning.

Nell’affare Gagliardini l’Inter deposita il suo futuro. È un affare che evade dal campo e assume contorni «politici»: la cifra pagata da Suning per l’ex atalantino (una cifra vicino ai 25 milioni) è un attacco al potere d’acquisto, di scelta, di opportunità della Juventus. Con questo acquisto, Zhang Jindong si è preso la libertà di avvisare il calcio italiano che i suoi soldi esistono, sono tanti e l’Inter non avrà problemi a spenderli per giocatori giovani, talentuosi e italiani.

Ma non è solo una pretesa. La velocità con cui Ausilio ha chiuso il colpo Gagliardini, cedendo nel frattempo Melo e Jovetic, suggerisce un assestamento di potere nella società nerazzurra. Il ds nerazzurro è volato negli ultimi giorni di dicembre a Nanchino per discutere delle strategie sul mercato direttamente con Zhang e il dirigenti di Suning. Con lui, c’era Pioli. Da qui l’idea che l’Inter abbia cominciato a programmare di nuovo il mercato, integrando la parte tecnica a quella economica. Ma l’arrampicata è appena cominciata ed è tutt’altro che una brutta notizia per la Juve, che ora ha un motivo in più per continuare a migliorarsi, per lasciare invariate le distanze. Il vantaggio accumulato dalla Signora è enorme e si misura nel bisogno di tempo – che la Juve non ha, mentre l’Inter deve colmare il divario più velocemente possibile, ma la fretta è pericolosa – e nel margine di errore, che per i nerazzurri è inesistente, mentre per i bianconeri è un diritto. Poi esiste una struttura societaria, che nella Juve è vincente e consolidata, mentre per l’Inter è un cantiere aperto.

Indovinare il futuro è impossibile, ma che il presente sia in divenire è un fatto certificato dalla comunione dei desideri sul mercato, che può anche significare un pareggio nelle possibilità di spesa. Le carte sul tavolo sono più o meno le stesse: Bernardeschi, Berardi, Verratti, ma anche Pellegrini e Petagna tra gli italiani, Milinkovic-Savic l’idea in A, poi James, Rodriguez, Rakitic, Sanchez tra gli stranieri da urlo. Sono i nomi che potrebbero alimentare la guerra fredda del mercato tra Juve e Inter dalla prossima estate, quando i nerazzurri evaderanno dalle catene del fair-play finanziario imposto dalla Uefa (a cui Suning, in primavera, presenterà un piano quinquennale di crescita dei ricavi). Ad oggi esistono già piccole schermaglie, come quelle per Orsolini (ma i nerazzurri l’hanno seguito e ora abbandonato, così la Juve sfida il Napoli) e per Luiz Gustavo, occasione per entrambe. Ma all’orizzonte si profilano battaglie importanti e suggeriscono che la rivalità tra Juventus e Inter sul mercato non è più ostaggio dei ricordi.

FONTEliberoquotidiano.it