Tracollo Inter: ma è tutta colpa di Strama?

Cominciamo subito col dare la risposta: no, ovviamente. Anche se il giovane tecnico nerazzurro ci sta mettendo del suo in questa altalena di risultati che rischiano seriamente di far prendere altre decisioni dolorose a Massimo Moratti da qui a fine stagione. Troppi ko, troppe sconfitte pesanti nel risultato ma ancora di più nel non gioco e nell’atteggiamento sconsolato di una squadra capace solamente di incassare camminando per il campo nei primi 45 minuti. Siena, Firenze, derby e Catania all’inizio, e ora Londra. Un mezzo disastro.

GLI ERRORI DEL GIOVANE STRAMA – Troppo facile però puntare il fucile su un ragazzo di soli 37 anni prelevato dalla squadra giovanile e gettato senza salvagente nella centrifuga nerazzurra. Nessuna esperienza, e molti limiti stanno venendo a galla ora che bisogna portare a casa risultati e centrare obiettivi in una situazione di emergenza durante una fase di ristrutturazione. Strama però ci sta mettendo del suo, anche a Londra, a cominciare da una conferenza stampa alla vigilia già piuttosto emblematica. “Il nostro vero obiettivo è il terzo posto”, che strideva parecchio se confrontata con l’altro giovane allenatore con cui ha perso nettamente il confronto (“l’Inter è la più forte delle 16 rimaste, affronteremo la sfida come fosse una gara di Champions”). Villas Boas, che s’ispira a Guardiola nonostante gli studi alla scuola Mourinho, dal più celebre connazionale ha sicuramente imparato l’arte di infiammare cuore e orgoglio delle proprie truppe. Lezione che Strama forse non ha ancora incontrato nel suo percorso didattico nell’Università Inter, ma che dovrà al più presto recuperare e preparare insieme a qualche aggiustamento tattico. Palacio, giusto per fare un primo esempio, aveva riposato a Catania per giocare a Londra, per poi ritrovarsi ancora al fianco dell’allenatore per far posto al ribelle Cassano. Scelta disastrosa, come quella di scegliere Chivu come centrale contro una formazione inglese, tradizionalmente straripante dal punto di vista fisico e forte di testa. Il rumeno, diciamolo, non si è più ripreso da quella terrificante botta alla testa di Verona e rischia di essere un vero e proprio handicap in partite in cui servirebbero invece fisico, grinta e prestanza contro avversari grossi e rabbiosi. Lasciare un propositivo e granitico Juan Jesus negli spogliatoi invece del rumeno è stato il secondo errore grossolano della serata. Strama, infine, continua a non convincere anche nelle scelte a centrocampo, mentre a marzo la squadra non ha ancora uno stralcio di gioco, di identità. Un po’ pochino in effetti. L’ombra di Cambiasso su quell’alieno di Bale si è rivelata una scelta sciagurata, mentre Gargano continua ad inanellare prestazioni imbarazzanti perché scelto come play basso davanti alla difesa. Un disastro. Certo, gli uomini sono quelli, ma cosa è servito allora investire 15 milioni di euro su un ragazzino – pur promettente – come Kovacic se poi non gli si consegnano le chiavi dell’auto?

INFORTUNI E MERCATO – Forse sarebbe stato più utile risparmiare quei 15 milioni, visti gli oltre 50 milioni di buco nel bilancio nerazzurro e il periodo di austerità imposto da Moratti. Un azzardo imperdonabile in un periodo storico complicato per tutti. Anche per un petroliere e per una società come quella nerazzurra. Il mercato di gennaio pesa parecchio su questo momento di appannamento, perché non è stato trovato un terzino per sostituire il misterioso Jonathan, sono stati venduti gli unici due uomini in grado di cambiare passo a questa Inter – Sneijder e Coutinho – tenendo invece un paracarro con un buon sinistro come Alvarez, semplicemente imbarazzante e goffo anche a White Hart Lane. Poi sono arrivati il mistero Rocchi, e un’ala destra come Schelotto dovendo però sacrificare Livaja dopo aver già mandato in prestito Longo. Certo, la sfiga ha colpito benissimo centrando in pieno il ginocchio di Milito – probabilmente insieme ad Handanovic l’unico vero top player rimasto a questa squadra – ma l’assenza dell’argentino non può certo essere l’unica giustificazione. I soldi sono pochi, ma proprio per questo andrebbero spesi con più calma e soprattutto seguendo un progetto tecnico e tattico ben preciso invece di farsi trascinare nel ring del tifo perché sommersi dall’entusiasmo rossonero per l’arrivo di Balotelli. L’Inter non si è mossa per quasi un mese, poi dopo il ritorno a Milano del Balo, Branca ha dato l’assalto a Paulinho. Tardivo. Fallimento che ha ‘costretto’ di ripiegare velocemente sui botti di riserva (Kovacic, Schelotto e Kuzmanovic) calmare la piazza. La fretta, però, è sempre cattiva consigliera…

RIFONDARE E PAZIENZA, QUESTE SCONOSCIUTE – L’Inter ha voluto intraprendere, con eccessiva calma, la strada della rifondazione. Dopo il triplete si è provato a vivere di rendita, fallendo nella scelta di tecnici e giocatori, sperperando moltissimo in termini economici e tecnici. Molti campioni se ne sono andati, regalati in saldo o liberati addirittura gratis, e la fucina di talenti coltivata con pazienza e competenza negli anni nelle varie selezioni giovanili non è stata sfruttata a dovere. Anzi, è stata sperperata. Il progetto è corretto, ci vuole tempo per ritrovare l’alchimia giusta tra senatori e giovani leve; ci vuole pazienza, coraggio e anche un po’ di fortuna per creare un nuovo gruppo vincente. E’ la storia ad insegnarcelo, il problema è che la storia dell’Inter ci dice l’esatto contrario: il tifoso nerazzurro, Moratti in primis, vuole tutto e subito. Gioco, spettacolo e soprattutto vittorie. In caso contrario via tutti, senza criterio e senza un progetto preciso a lungo termine che non andrebbe intaccato a prescindere. Ricominciare da zero ogni sei mesi, o ogni anno, infatti, può solamente portare a un altro salto temporale di oltre 40 anni prima di rivedere l’Inter sul tetto d’Europa.

Fonte: Eurosport