Top & flop di Inter-Empoli (4-3)

Si sapeva già dove stavano i problemi; quindi, nessuna sorpresa nemmeno nei tre gol presi contro l’Empoli. Una partita che i nerazzurri hanno ad un certo punto, pure rischiato di perdere. Il campionato è finito, e questa vittoria permette all’Inter di piazzarsi ottava, un punto dietro la Samp e a quel settimo posto, che visti i problemi del Genoa, probabilmente varrà l’accesso alla prossima Europa League; ma forse è giusto così.

Top
Icardi – Powolny, Meazza, Nyers, Angelillo, Mazzola, Boninsegna, Serena, Vieri e Ibrahimovic; sono quelli che prima di Mauro, hanno vinto la classifica marcatori indossando i colori nerazzurri. Maurito l’indolente, il viziato, l’ingrato, il sopravvalutato; ha risposto sul campo segnando 22 reti, e chiudendo la sua stagione con una partita bella e di sostanza. Confeziona l’assist per il gol di Palacio non facendosi accecare dalla possibilità di segnare lui stesso, e crea altre occasioni. Ha 22 anni, e margini di crescita impressionanti. Fate firmare subito Maurito lo strepitoso.

Kovacic – ci fa mangiare le mani perché quando gioca come sa giocare, domina il centrocampo. Ieri dopo un primo tempo in cui si meritava le ginocchiate sulle gengive, nella ripresa accende i fari e fa il bello ed il cattivo tempo. Confeziona due assist condisce la partita con giocate di una classe infinita. Non vendetelo, la nuova Inter va costruita intorno a gente così.

Mchedlidze – non si capisce perché, uno che fa due gol così, abbia giocato tanto poco quest’anno.

Flop
Ranocchia – distratto sul cross di croce, lo trasforma in un assist per Mchedlidze. Non può essere tutto qua. Non può essere il capitano dell’Inter.

Juan Jesus – parte terzino e fa male, con l’infortunio di Felipe torna centrale e fa peggio. Litiga con Medel per chi doveva prendersi la colpa del primo gol.

Il rumore dei nemici – così definiva Mourinho le cattiverie dei detrattori dei nerazzurri quando l’Inter vinceva. Oggi l’Inter non vince, ma il rumore dei nemici è sempre forte. Ieri sera, Paola Ferrari, giornalista sportiva e conduttrice televisiva, al termine delle partite twitta: “Mancini non doveva far giocare Icardi, Toni è la bandiera di noi Italiani”; mentre Massimo Mauro dagli studi di Sky si meraviglia di come Mauro Icardi sia il capocannoniere del campionato di serie A, giocando in una squadra che si è piazzata ottava; nessuna meraviglia invece per Toni, attaccante di un Verona tredicesimo, dimenticando pure Igor Protti capocannoniere della stagione 1995-96 attaccante di un Bari che retrocesse.

Stagione finita, i bilanci sono magri. Le note positive sono che: nonostante il rendimento comunque basso, e i problemi evidenti in difesa, il cambio di allenatore ha portato un gioco decente e situazioni in cui si è raccolto meno di quanto si è seminato; e poi Icardi, a 22 anni segna quanto segnò il principe nel 2010, con una squadra che vale meno della metà di quella che supportava Milito e con gol ingiustamente annullati e una valanga di reti sbagliate e mangiate. Non vogliamo paragonare i due, sarebbe impensabile, ma se Icardi è davvero l’erede al trono del principe del Bernal sta percorrendo la strada verso la successione a grandi passi.