Top & Flop stagione 2013/2014

Si è conclusa una stagione che ha visto i nerazzurri lontano dalle luci della ribalta. Il nuovo tecnico, il nuovo modulo, la nuova dirigenza, i nuovi calciatori, i tanti punti persi in modo sciocco, hanno fatto si che la squadra non potesse mai veramente lottare per un posto di prestigio. Ma non per questo la stagione è stata avara di emozioni: gli addii dei grandi campioni che hanno fatto la storia dell’Inter, hanno comunque consegnato questo 2014 agli annali del calcio.

TOP

Palacio – esordisce quest’anno segnando una doppietta al Cittadella in Coppa Italia, e va a segno alla prima di Campionato contro il Genoa. Gioca per larghi tratti della stagione da centravanti, se affiancato a Icardi o Milito svaria su tutto il fronte d’attacco ed è sempre prezioso anche in fase di copertura. Gioca in campionato 37 partite, saltando solo l’ultima per squalifica, segna 17 gol, il primo che ci viene in mente? Quello di tacco nel derby. ALTRA CATEGORIA.

Thohir – è proprietario dei D.C. United, la squadra più titolata della MLS, e gestisce il Persib Bandung, squadra che milita nel massimo campionato indonesiano. Il 15 novembre del 2013 diventa l’azionista di maggioranza e presidente dell’Inter, acquisendo il 70% delle quote societarie da Massimo Moratti. A gennaio regala ai tifosi il miglior rinforzo disponibile: il profeta Hernanes; e accontenta quanti additavano Marco Branca come responsabile delle numerose trattative di mercato fallite negli ultimi anni congedandolo. Attento alle casse, nel giro di pochi mesi abbatte il tetto ingaggi e rimane vicino alla famiglia Moratti per intraprendere un progetto che riporterà – si spera –  l’Inter ai massimi livelli nel giro di pochi anni. Riesce a sorridere anche alle squallidissime battute di Agnelli. GIACARTONE.

Icardi – spesso l’attenzione mediatica sulla sua vita privata, distoglie da quanto realmente Maurito fa in campo: 22 partite, 9 gol – spesso partendo dalla panchina – fanno una media di 0,40 gol a partita, a 21 anni solo Angelillo, Mazzola e Meazza hanno fatto meglio di lui. FENOMENO.

FLOP

Mazzarri – la squadra non ha brillato per solidità difensiva, e non ha espresso di certo un gioco spumeggiante. Intere partite in balia di avversari con blasoni e qualità tecniche nettamente inferiori, e il tecnico che aspetta gli ultimi 10 minuti per effettuare le sostituzioni. Mai un cambio di modulo, mai una sorpresa; chiunque saprebbe preparare una partita contro l’Inter, se la tattica non cambia mai di una virgola. In più c’è il forte sospetto che non sia proprio un eccellente motivatore. Ma a sentirlo tutto questo non è colpa sua: il destino, troppo vento, la sfortuna, la scoperta dell’America; c’è chi dice che se ti metti a piangere, Shazam individua le sue conferenze post partita. VALLE DI LACRIME.

Fassone – tolto un Branca se ne fa un altro. La prima trattativa di cui si è occupato in autonomia il direttore generale, rischiava di essere un evento disastroso: la vicenda Guarin-Juventus. Il passaggio dato ormai per certo in cambio di Mirko Vucinic ed un pacchetto di mentos – Vucinic nel girone di ritorno ha giocato in tutto 20 minuti causa problemi fisici – fece insorgere i tifosi, che si scatenarono sui social (e in piazza) con una quantità di insulti della più diversa natura. Fino a che il presidente Thohir stesso ha dovuto farlo tornare indietro sui suoi passi. E sui suoi passi è dovuto tornare anche il buon Vucinic che era già arrivato al casello di Rho. TRIP ADVISOR.

Tosel – ormai usa i moduli prestampati per la squalifica delle curve.
Da Wikipedia: Il fischio è un suono acuto, prolungato e sottile che l’uomo produce facendo passare ad alta velocità l’aria dai polmoni alle labbra.
Come potete notare nella definizione enciclopedica, non c’è scritto razzista; e invece i fischi, tutti, sono diventati di matrice razziale. Grazie a Tosel ed ai ricami della televisione il “buu” semplice, è diventato “buu razzista”. Non posso fare a meno di pensare che il fatto che io non possa fischiare un calciatore della squadra avversaria perché è di colore sia discriminante non solo nei miei confronti, ma anche nei suoi. INTOLLERANTE.

Il progetto Inter riparte da qui. Si valorizzano i talenti e si impara dagli errori commessi sperando di non ripeterli. Quasi certamente Mazzarri resterà per almeno un altro anno, Palacio e Icardi saranno sempre lì a segnare o a farci strozzare un urlo in gola per una traversa sfiorata; Guarin diventerà probabilmente una preziosa pedina di scambio per un calciatore che si integri meglio nello scacchiere tattico. Tosel sarà sempre al suo posto, sperando che capisca, che non so gli altri, ma noi ci chiamiamo Internazionale perché siamo fratelli del mondo!