Ti amo campionato

“Ti amo campionato, perché non sei falsato” così cantavano Elio e le storie tese. La canzone raccontava in modo umoristico, alcuni errori arbitrali commessi nel campionato di serie A 1997/1998 a favore della Juventus, culminati nel rigore negato a Ronaldo nello scontro diretto con l’Inter. Da allora, sono cambiate tante cose, attori, personaggi, squadre, arbitri. Non ci sono più triadi o cupole, non ci sono più designatori compiacenti. Ma, c’è ancora, nella migliore e più pulita delle ipotesi, un totale incompetenza da parte della classe arbitrale, ed una incomprensibile chiusura da parte delle alte sfere verso la tecnologia. Premetto che le parole che seguiranno non vogliono in alcun modo giustificare la deludente stagione condotta fin qui dalla compagine nerazzurra, ognuno ha le sue colpe. Presidente, dirigenza, staff medico, allenatore, calciatori, nessuno di questi è esente da responsabilità. Lo sciagurato mercato dove lasci andare Longo e Livaja e prendi Tommaso Rocchi che da solo ha più anni dei primi due messi insieme. Una squadra che ha velleità di giocare con tre punte non può rimanere con un parco attaccanti formato da Milito, Palacio e Cassano. Queste sono operazioni matematiche che insegnano alle elementari: “se ho tre attaccanti e ne metto tre in campo, quanti attaccanti mi rimangono in panchina?” Zero, la risposta è zero. Se invece ho quattro attaccanti e perdo Milito per un brutto infortunio al ginocchio, e nel giro di quattro giorni perdo Palacio e Cassano per infortuni muscolari, chi metto in campo? La risposta è Rocchi per forza che a quasi quarant’anni, dovrà giocare probabilmente tutte le partite che mancano alla fine di questo funesto campionato, e certamente la semifinale di Coppa Italia. Poi c’è Stramaccioni, forse all’inizio più fortunato che bravo, quando la fortuna comincia a mancare non ne imbecca più nessuna. Nonostante questo, oggi, l’Inter ha fatto una buona gara, almeno per 70 minuti. Nel primo tempo non corre nessun pericolo, gioca al piccolo trotto senza regalare emozioni. Poi Alvarez rileva Cassano, e si presenta sparando in fallo laterale un pallone con sopra la scritta “mettimi in porta”. Al minuto 43 succede l’impossibile, Pereira mette un cross in area – di questi tempi è già una notizia – e Tommaso Rocchi d’un tratto si ricorda come si fa l’attaccante, e fa 100 in serie A. Kovacic gioca come se avesse l’esperienza di Zanetti, e il capitano corre come se avesse l’età del giovane croato. Nel secondo tempo entra Livaja, palla al centro per Bonaventura che scappa a Samuel, tocco sotto e pareggio. Subito dall’altra parte cominciano i cinque minuti di Ricky Alvarez, un colpo ti testa su un regalo della difesa atalantina, e poi tutto il meglio del suo repertorio portano il risultato sul 3-1, partita praticamente chiusa. E invece no, dopo tre minuti succede una cosa mai vista su un campo da calcio: Denis colpisce il pallone di testa e come nella più demenziale delle parodie sul calcio…rigore per l’Atalanta. La confusione è totale, si pensa ad un fallo di mano di Samuel, che andava in contrasto con Denis, ma il calciatore ammonito è Ranocchia, che nel caso, suiva un fallo da Livaja. Allora cosa ha fischiato l’arbitro? La domanda probabilmente rimarrà senza risposta, forse nessuno ha avvisato Gervasoni che Marko Livaja – autore dell’unico intervento irregolare in quell’azione – non gioca più nell’Inter. Sembra una barzelletta, ma è tutto vero. Come se non bastasse, German Denis scarta questo regalo di Gervasoni quando ci sono tre uomini in area. Il rigore, caro signor Gervasoni da Mantova, oltre ad essere inventato di sana pianta, era da ripetere. Da quel momento la squadra perde la testa, si butta in avanti senza un idea di gioco, scopre il fianco agli attacchi Bergamaschi, e con una fase difensiva che neanche Zeman oserebbe, lascia Denis libero di fare bottino pieno con il minimo sforzo. Ranocchia viene schienato per ben due volte, ma le trattenute in area atalantina non contano. Nonostante la gara ruvida e i falli sistematici a fermare le ripartenze dell’Inter, il primo cartellino giallo ad un giocatore dell’Atalanta viene registrato al minuto 86. Poco dopo, il pugno di Raimondi a Schelotto frutta un cartellino rosso. Ranocchia all’ultimo secondo si divora il più facile dei gol ad un centimetro dalla linea della porta sguarnita. Finisce in rissa, con Schelotto che fa riemergere vecchi dissapori lasciati a Bergamo, con l’undicesima sconfitta stagionale, la terza consecutiva, l’ennesimo rigore inesistente contro e quasi un girone intero senza rigori a favore. Statisticamente impossibile – ha detto Moratti – l’ultimo rigore a favore dell’Inter risale a Juventus-Inter, venti partite orsono, e non che mancassero gli episodi, già dopo Inter-Cagliari la società prese posizione pubblicando sul sito ufficiale il fermo immagine di Ranocchia agganciato in area. Adesso la misura è colma, oggi tra la partita di Firenze e quella di San Siro, si è scritta una pagina nera nella storia mondiale dell’arbitraggio. Alzare la voce mi sembra davvero il minimo, così non si va da nessuna parte.