Thohir: «Mai illuso l’Inter, ho venduto e mi sono protetto»

Non è passato tanto tempo, ma sembra un’era geologica fa: Erick Thohir che acquista l’Inter da Massimo Moratti, annuncia la costruzione di una grande squadra e poi… vende dopo nemmeno tre anni ai cinesi di Suning. Del magnate indonesiano, sbarcato in Italia nel 2013, ultimamente si sono perse le tracce, eppure Thohir resta ancora formalmente socio di minoranza e – soprattutto – presidente dei nerazzurri. Nelle scorse settimane ha ufficializzato la cessione dell’altra sua società di calcio, quella americana dei DC United, per concentrarsi maggiormente sullo sviluppo sportivo del suo paese, l’Indonesia (è il presidente del comitato olimpico locale). Resta però una domanda che molti interisti ancora si pongono: acquistare per poi rivedere l’Inter in tre anni… perché?

«Perché c’è stato chi si è offerto per diventare partner di maggioranza, con grandi obiettivi. Ho pensato: “va bene”. Io mi sono solo protetto: ho mantenuto la carica, il posto allo stadio, il 31% delle azioni, mi scrivo con i miei amici italiani e interisti. Ora però tocca a Suning – ha spiegato oggi Thohir nel corso di una intervista a Lapresse . Quando ho comprato la società da Moratti, non ho mai illuso nessuno, non ho mai promesso lo Scudetto subito». Vero è però che – come ricorda lo stesso Thohir – erano cinque gli obiettivi della sua Inter: riorganizzazione del management (fatta, ma poi in parte disfatta da Suning), costruzione di una squadra forte (obiettivo non propriamente raggiunto ai suoi tempi), rispetto del Fair Play Finanziario (ottenuto a costo di una politica di mercato decisamente sparagnina), ritorno in Champions League in cinque anni (obiettivo raggiunto, ma per mano di Suning) ed infine costruzione di un nuovo stadio.

Thohir: «Mai detto che sarei rimasto a Milano»

Proprio la mancata costruzione di un nuovo impianto è forse l’unico cruccio di Thohir: «Lo stadio non è stato possibile costruirlo, avrebbe generato business, sarebbe aumentato il giro di affari, il fatturato che consente di rimanere al passo con i grandi club di Europa. Prenda come esempio la Juventus, che si è potuta permettere Cristiano Ronaldo. Comunque, mi sembra che Suning abbia lo stesso obiettivo. Lo stadio, intendo. Le mie strategie erano chiare, mio padre mi ha insegnato a non fare nulla di nascosto, di poco trasparente. Ci sono passaggi obbligati per poter gestire una società sana e competitiva, senza debiti».

Qualcuno lo accusa di non essere mai stato presente a Milano per seguire da vicino la squadra nerazzurra. Lui replica: «Io non ho mai promesso che avrei passato settimane, mesi a Milano. Sono un uomo di affari e i miei interessi sono qui, in Indonesia. A Milano sono andato alcune volte, come a Londra. Avevo creato un management di assoluta affidabilità proprio per questo, per non dover essere tutti i giorni in Italia. Management di cui mi fidavo ciecamente». Thohir parla quasi da ex dell’Inter, eppure è il presidente.