Terzo posto: continuiamo a sperare…

Domenica dal gusto agrodolce per i nerazzurri.
Probabilmente in questa domenica di Pasqua nemmeno l’uovo di cioccolato più dolce può lenire l’amaro rimasto in bocca dopo la partita di ieri.
A differenza del girone d’andata, questo derby è terminato col risultato peggiore e forse immeritato. L’unico gol di Palacio non è bastato contro i due dei bianconeri (Quagliarella e Matri in successione). All’andata Palacio era andato a segno, aveva sigillato la vittoria dei nerazzurri, ma ad aiutarlo c’erano i due gol di Milito. Stavolta, però, Milito era in tribuna, insieme a Samuel Eto’o. La storia quella da cui non riusciamo a staccarci mai è sempre lì ad osservarci a sperare con noi.
L’Inter nonostante la sconfitta ha giocato bene, ha creato più occasioni da gol e come sempre non è riuscita ad essere incisiva. Era la solita Inter, il mix di giovani dalle grandi aspettative come Kovacic, ed altri che continuano a steccare, continuano a prendere la rincorsa senza mai spiccare il volo, come Alvarez; poi c’erano i senior, i senatori: i due più rappresentativi, che mai nella loro storia sono stati così agli antipodi: Zanetti ancora una volta uno dei migliori in campo e Cambiasso, quasi irriconoscibile per quel gestaccio. Certo, il Cuchu non ha bisogno di ramanzine, la sua storia parla chiaro, per cui inutile cavalcare l’onda delle polemiche.

Infine il settore arbitrale, quello da cui siamo sempre trattati nel migliore dei modi. Le foto, i fermo immagine sono palesi, il rigore c’era, nettissimo. Ma per qualche inspiegabile ragione Rizzoli, in corsa anche per l’arbitraggio della finale di Champions, ha deciso di non fischiare. Stramaccioni ancora una volta in conferenza stampa ha deciso di glissare, ma quel sospirone in diretta Sky basta ed avanza per far capire il disappunto che rappresentava tutti gli interisti in quel momento, ancora una volta a sospirare impotenti dinanzi a una scelta arbitrale che ha condizionato la gara.
Ora il terzo posto dista dieci punti. La distanza non è incolmabile, ma mancano 9 partite e di occasioni per recuperare ne abbiamo avute tante. Ora testa alla Samp. Bisogna ragionare partita dopo partita, senza troppi proclami e obiettivi illusori.
Lavoro sodo, fortuna e astri dalla nostra parte possono essere il mix giusto per continuare a coltivare quel piccolo sogno, che seguiamo da inizio stagione, e che è l’unica via di sopravvivenza per un’Inter che vuole puntare in alto.