Terremoto nel calcio, possono sbattere fuori Agnelli dalla Juve. “Una nuova Calciopoli, si sussurra che…”

Sarà un venerdì di passione quello che attende il presidente della Juventus,Andrea Agnelli, la prossima settimana. Il 15 settembre, in Federcalcio, sarà infatti celebrata un’altra Calciopoli. Sul banco degli imputati il numero uno del club bianconero che rischia una lunga e pesante squalifica. Il motivo? Le ripetute violazioni del codice sportivo per ingrassare gli affari di finti ultras. In particolare la Juventus può essere sanzionata per aver violato l’articolo 12, quello che regola i rapporti tra società e tifosi e che vieta ogni finanziamento da parte dei club nei confronti di gruppi, organizzati e non, di supporter.

“Se il Tribunale dovesse avallare l’impianto accusatorio” si legge in un articolo pubblicato oggi da Il Fatto Quotidiano, “la sanzione per Agnelli sarebbe superiore a un anno e un giorno, e dunque sarebbe costretto a rinunciare agli incarichi sportivi, a iniziare dalla presidenza della Juventus”. E, secondo l’articolo, sembra non essere stato un caso il fatto che proprio una settimana fa, per riconquistare il prestigio appannato, Agnelli si sia fatto nominare rappresentante dei club d’Europa (Eca).

Agnelli e Rosi Bindi

Secondo l’accusa, grazie all’aiuto di tre alti dirigenti e l’assenso del presidente bianconero, “per almeno cinque stagioni (le ultime tracce sono del 2016), la Juventus ha foraggiato con oltre 1.500 biglietti a partita gli introiti di un gruppo di ultrà col sistematico bagarinaggio allo stadio. Più di 5 milioni di euro di guadagno” precisa Il Fatto, “se consideriamo soltanto il campionato”. Sempre secondo il quotidiano di Travaglio, “la società più titolata d’Italia si è incaricata di introdurre sulle gradinate materiale pirotecnico e striscioni ingiuriosi contro il Grande Torino per compiacere gli ultrà, e li ha premiati con una scorta di tagliandi pure per la finale di Europa League fra Siviglia e Benfica, disputata allo Juventus Stadium nel 2014. A rendere più imbarazzante e inquietante la deriva sportiva e d’immagine dei bianconeri e del figlio di Umberto ci sono i rapporti con Rocco Dominello, un ultrà per denaro, fondatore dei “Gobbi”, secondo i magistrati di Torino ritenuto un esponente della cosca Pesce-Bellocco della ‘ndrangheta, condannato in primo grado a 7 anni e 9 mesi di carcere per associazione mafiosa e tentato omicidio (12 anni per il padre Saverio). I contatti fra Dominello e Agnelli hanno esacerbato il dibattito mediatico e indotto a sottovalutare un aspetto dirimente: ci sono prove, e parecchie, del patto occulto fra il club e la curva. Il codice di giustizia sportivo è semplice, elementare. E la Juventus non l’ha rispettato”.

Diversi gli episodi contestati ad Agnelli dal tribunale che dimostrerebbero i rapporti costanti e duraturi del club con gruppi di ultras. Nei documenti di chiusura indagine e di rinvio a giudizio, la Procura ha rivolto al presidente queste contestazioni: “Non impediva a tesserati, dirigenti e dipendenti della Juve di intrattenere rapporti costanti e duraturi coi cosiddetti gruppi ultras” conclude Il Fatto, “anche per il tramite e con il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata, autorizzando la fornitura agli stessi di dotazioni di biglietti e abbonamenti in numero superiore al consentito () partecipando personalmente, inoltre, in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata e della tifoseria ultras”.

Non resta che attendere qualche giorno per sapere quale sarà la richiesta della Procura.