Super Trenza, senza coreografia, capitani giapponesi. Diamo i numeri di Inter-Milan

È derby, anche se non sembra. Le curve sono spoglie, le squadre in campo non vivono momenti esaltanti. L’Inter vince 1-0, una partita per larghi tratti esaltante quanto Cavese-Poggibonsi. Diamo i numeri della gara, da ZERO a DIECI.

ZERO a chi ha deciso che questo derby non fosse come tutti gli altri. Prima Tosel, con la decisione di chiudere la curva nord, poi la polizia che ha impedito l’ingresso del materiale per la coreografia della curva sud – non una grossa perdita vista la scarsa fantasia dei tifosi rossoneri – ma per solidarietà anche la nord ha deciso di non esporre nulla, e di conseguenza oltre allo scarso spettacolo in campo, non c’è stato spettacolo neanche sugli spalti.

UNO il derby vinto da Thohir. La prima volta non si scorda mai, e l’Inter decide di regalare la prima gioia al nuovo presidente, proprio nel derby. Chi non salta è rossonero.

DUE capitani giapponesi. La sostituzione di Cambiasso nella ripresa, vede Yuto Nagatomo vestire la fascia di capitano. È la seconda volta che capita nel campionato italiano, il primo fu Hidetoshi Nakata con il Perugia.

TREcento partite di Cambiasso. Vestire la maglia dell’Inter è un grande onore, e lo è ancora di più, con quella maglia scrivere la storia. Esteban Cambiasso, uno dei pochi reduci del Triplete, nel derby ha tagliato un altro importante traguardo importante: la 300ª presenza in serie A, tutte naturalmente con la maglia dell’Inter. El Cuchu debuttò l’11 settembre 2004 in Chievo Verona-Inter 2-2.

QUATTRO minuti più recupero. Quello che mancava al termine della partita, quando Palacio si è vestito da supereroe. Dopo aver abbracciato la croce per quasi tutta la partita, al minuto 86 si mette il mantello ed inventa un gol da applausi. Super Trenza.

CINQUE a Mazzoleni. In verità, commette pochi errori, i cartellini sono legittimi come il sacrosanto rosso a Muntari, ma la decisione di non dare il rigore per il fallo di Zapata su Palacio, condiziona inevitabilmente la valutazione finale.

SEI al grande ex. Mario Balotelli gioca una partita senza infamia, cerca di rendersi pericoloso dalle parti di Handanovic, ma quello che resta sempre impresso delle sue partite è la facilità con cui un ragazzone grande e grosso finisca a terra. Appena viene superato dall’avversario, oppure non riesce a raggiungere il pallone va giù. Ci sentiamo di precisare al signor Tosel, che quei cori che lo additavano come “buffone” non sono cori di discriminazione razziale.

SETTE a Fredy Guarín. Forse la sua ultima partita, se così dovesse essere, e se questo è il vero Guaro, perderlo sarebbe un vero peccato. Quando c’è da mostrare i muscoli, lui è l’uomo giusto, serve l’assist a Palacio per il match point. Resta con noi.

OTTO cartellini. Una partita tesa, inasprita dal rigore negato a Palacio. Alla fine sono sette gli ammoniti: quattro nel Milan e tre nell’Inter, con Rolando che rimedia il giallo per fallo di mano. Rosso diretto al terzo di recupero per Muntari, che non smentisce la sua fama di psicopatico mettendo le mani addosso a Kuzmanovic.

NOVE minuti per Icardi. Troppo pochi, se si pensa che solo il suo ingresso in campo sposta gli equilibri della difesa rossonera lasciando prati verdi per gli inserimenti di Palacio.

DIECI ai tifosi dell’Inter. Dieci alla curva nord, che per solidarietà con i dirimpettai decide di rinunciare al lavoro di mesi, non esponendo la coreografia. Dieci a Stankovic e Materazzi, quelli che la maglia dell’Inter l’hanno indossata ed onorata, e che nelle occasioni importanti ci sono sempre, con l’Inter nel cuore. Dieci a quelli famosi, Elisabetta Canalis e Valentino Rossi, sempre presenti con l’entusiasmo che li contraddistingue. Dieci a Francesco da Caserta, a Michela da Genova, a Fabrizio da Torino, a Salvatore da Caltanissetta, a Simone da Firenze; quelli che fanno centinaia di chilometri, che viaggiano di notte per poter essere al lavoro il mattino seguente, quelli che magari al lavoro il mattino dopo non ci andranno. Solo per poter dire c’ero anch’io. Dieci a quelli che quando la gente gli chiede “perché?”, rispondono: “perché per me, c’è solo l’Inter”.