Suning, è attacco al vertice. Con Zhang l’Inter ha cambiato passo, ora vale 643 milioni

La crescita di Suning è sorprendente: il fatturato della Suning Holdings è arrivato a 63 miliardi, superiore al Pil di alcune nazioni come Uzbekistan, Oman e Kenya. Da quando Zhang Jindong si è impossessato dell’Inter, nel 2016, il fatturato dell’azienda cinese è cresciuto di 15 miliardi di euro e ora Steven Zhang potrebbe presto diventare il prossimo presidente dell’Inter. Suning vuole primeggiare e “a Milano sta gettando le basi per piazzare un attacco al vertice.

Non è detto che ci riuscirà – il calcio non è matematica, ha parametri diversi rispetto alle aziende classiche –, ma di sicuro vuole provarci. In questa stagione ha fissato il paletto del piazzamento in Champions, dal prossimo – anche in virtù dell’uscita dal settlement del fair play Uefa – scatterà la fase tre”, riporta La Gazzetta dello Sport.

Si legge sul quotidiano: “La crescita di Zhang è anche la crescita dell’Inter. Badate bene: l’equazione non è scontata. E invece a Milano funziona così: circa 530 milioni di euro immessi nel club tra aumenti di capitali e finanziamenti vari, perdite ridotte a 17,8 milioni di euro (dati del bilancio al 30 giugno 2018), il tutto riuscendo ad aumentare il valore dell’organico, ora a quota 643,5 milioni secondo la stima Gazzetta. Certo, il d.s. Ausilio ha dovuto dribblare la tagliola del 30 giugno scorso con l’acrobazia delle plusvalenze sfruttando i giovani della Primavera. Ma è tutto il mondo Inter che va considerato in crescita. Quell’Inter che nel 2016 – eredità Thohir – metteva insieme ricavi per 207 milioni di euro, che l’anno scorso si attestava a quota 274 e che adesso – il dato sarà ufficializzato il 26 ottobre, all’assemblea dei soci – è arrivata a sfiorare (plusvalenze escluse) i 300 milioni. Il cambio di passo c’è stato soprattutto sul mercato asiatico, dove l’Inter ha affidato ad alcune agenzie di marketing la ricerca degli sponsor. In prospettiva però l’idea di Zhang è quella di replicare quanto fatto in Italia, dove si è deciso di rinunciare all’aiuto di Infront per gestire in prima persona le trattative con i partner”.