Stratega, istrione e vincente: così Strama ha conquistato l’Inter

Contenersi al fischio finale di Juventus-Inter deve essergli costato di più che far la pace con chi ha osato dargli del provinciale, ma Stramaccioni sa essere pure così: freddo e calcolatore quando l’occasione lo richiede. È un concentrato di ovvietà quando la squadra deve volare bassa, incendia l’ambiente quando è trattato come un ragazzino alle prime armi. O protesta: sbattendo la mano contro la panchina alla mancata espulsione di Lichtsteiner, ha riportato una forte contusione. Ricorda un po’ Mourinho ma anche il tifoso da bar, quello che sa a memoria la storia del club e ha la battuta sempre pronta. La scelta di battibeccare con Marotta è piaciuta anche al suo presidente: «Marotta è simpatico, ma “spensierato” per il suo significato in italiano è qualcosa di peggio rispetto a quello che lui ha voluto lasciare intendere a fine partita». Moratti parla da innamorato: «Stramaccioni sta facendo bene, meglio di quanto tutti si aspettassero. Oggi ci svegliamo con la consapevolezza di avere una squadra migliore da quella che pensavamo di avere, ma ci dobbiamo ricordare che questa squadra è giovane e ha bisogno di fare esperienza».

Da miracolato a predestinato. Una sconfitta contro la Juve gli ha permesso di allenare l’Inter e adesso, sempre grazie alla Juve, viene celebrato nei tweet dei tifosi. Nella sua rete è caduto anche Valentino Rossi: «Strama meglio di Mou». Un anno fa sarebbe sembrata una bestemmia. Andrea Stramaccioni ha osato nel tempio degli imbattibili. In pochi avrebbero scommesso sulle tre punte a Torino. Chi lavora con lui però non si è sorpreso. Anche i suoi giocatori volevano un atto di forza e a Moratti non è parso vero di diventare complice di un’altra grande scommessa. Strama sembrava un bluff, l’uomo telecomandato dai senatori nelle scelte, invece si è dimostrato semplicemente un allenatore capace di tirar fuori il meglio dal materiale a disposizione. Sa farsi seguire, anche nelle piccole cose. Ai giocatori prima di andare a Torino ha detto: «Se qualcuno dice mezza parola sulla formazione con me ha chiuso». Non era affatto confuso, sapeva cosa fare da tre giorni. Moratti ha mantenuto il segreto: troppo alta la posta in palio.

Adesso che l’Inter è lanciatissima nella corsa scudetto, i numeri di Strama acquistano ancora più rilevanza: è a -4 dalla striscia record di vittorie di Mancini, nel frattempo con le sue 9 di fila si è lasciato alle spalle Mourinho, Trapattoni ed Herrera. In campionato nessuno è riuscito a fare meglio di lui, sono sette i risultati utili, che l’hanno fiondato a un solo punto dalla capolista. Ha un attacco da sogno ma la vera rivoluzione è avvenuta in difesa. Ha schierato con astuzia la difesa a tre, senza imbattersi in isterismi come accaduto al povero Gasperini. Questione di metodo: non ha imposto niente riuscendo a far credere a tutti che il cambiamento fosse un processo naturale. Le statistiche certificano al meglio il suo lavoro: da quando l’Inter gioca con i tre dietro, ha incassato meno gol di tutti. Il suo è un successo che va diviso in parti uguali e nasce dalla disponibilità di chi conosce benissimo l’Inter. Capitan Zanetti è stato il primo ad aprirgli le porte dello spogliatoio: «Strama – ha raccontato ieri a Sky – è arrivato l’anno scorso in un momento di difficoltà e la cosa più intelligente che ha fatto è stata quella di mettersi a disposizione con tanta umiltà».

Fonte: La Stampa