Stramaccioni cerca un’identità tattica: avanti col 4-3-1-2

Le partite con la Juventus, si sa, non sono mai come le altre, in casa Inter. Nel girone d’andata quella di Torino costituì una sorta di tesi di laurea per i nerazzurri allora lanciatissimi, oggi il ritorno del prossimo turno (30 marzo) assomiglia di più a un esame di riparazione. Allora, la Strama-band presentava la sua discussione dell’argomento “Difesa a tre, ripartenze e tridente d’attacco”. Oggi, per evitare la bocciatura, la squadra ha dovuto studiare e applicarsi. Dopo l’apoteosi di Torino, con sogni scudetto, infortuni e inattese sconfitte avevano portato al deragliamento del progetto tattico visto a Torino. Stramaccioni aveva cambiato tanto, di continuo, adatttando la sua squadra alle caratteristiche dell’avversario e modificandola in corso d’opera, con effetti non sempre positivi (anche se storicamente i secondi tempi erano migliori dei primi). Il verdetto della critica di qualche settimana fa era stato duro e tranchant (lui l’ha definito “ingeneroso” in conferenza stampa): “L’Inter non ha un gioco”.

Esterni e play basso  —  La risposta, indiretta, alla questione è arrivata dall’ultima gara col Tottenham, dopo essere stata abbozzata in precedenza: il gioco dell’Inter riparte da un assetto 4-3-1-2, da un possesso palla più prolungato, dal “tenere il pallino del gioco”, rinunciando alle ripartenze in verticale come unica soluzione offensiva. Difesa a quattro, quindi, con Zanetti ancora una volta impiegato da terzino e con esterni più bassi (specie se a sinistra gioca Juan, squalificato contro la Juve), un play davanti alla difesa, che ha le sembianze di Mateo Kovacic (apprezzate le sue capacità di far girare palla, ma anche la freschezza davanti ai centrali) e due centrocampisti di movimento e lotta (con qualche licenza di inserimento, specie per Cambiasso). Il nuovo assetto poi prevede Guarin come raccordo fra centrocampo e punte: il colombiano interpretò quel ruolo anche a Torino, ma da subentrante. Oggi è titolare, con Alvarez a fare da guastatore in corsa. Davanti, ci si affida alla ritrovata vena di Cassano (cioè al padre di Lionel) e alla solidità e utilità di Palacio. Senza Milito, nel settore non ci sono alternative.

Ricerca d’identità  —  “Il 4-3-1-2 è il modulo su cui lavoravamo all’inizio e su cui abbiamo ripreso a lavorare dopo il mercato invernale, che ha portato giocatori adatti a questo schieramento”. Stramaccioni, dopo il ritorno col Tottenham, la spiegava così: il ritorno di Samuel potrebbe riportare in auge, in alcune situazioni, la difesa a tre, ma questo pare lo spartito su cui il tecnico si giocherà la riconferma. Restano dieci partite: dieci partite non solo per inseguire il terzo posto, ma anche per rilanciare un progetto e dare una identità alla squadra. Perché così è più facile lavorare anche sul mercato. Perché così l’Inter non dovrà ricominciare tutto da capo, in estate.

Fonte: gazzetta.it