Stramaccioni meglio di Mazzarri? Primi mugugni

Il terzo pareggio di fila ha scatenato i processi: l’idillio tra la “nuova” Inter e la critica (e in qualche caso anche i tifosi visto che a San Siro domenica scorsa si sono levati i primi fischi) sembra svanito. Nulla di particolarmente preoccupante, ma il claudicante andamento degli ultimi tempi ha inevitabilmente aumentato la pressione su Mazzarri e i suoi ragazzi. Colpa, soprattutto, di un atteggiamento superficiale, da qualcuno definito addirittura arrogante, presuntuoso, snob. Come se la squadra, dopo il buon inizio, si fosse imborghesita, specchiata e sopravvalutata. Una volta resasi conto che, forse, stava volando con la fantasia, non è più riuscita a tornare coi piedi per terra. Giudizi, probabilmente, fin troppo ingenerosi.

Al di là della boria, però, ci sono anche altri due principali capi d’accusa che vengono contestati ai nerazzurri: un approccio alla partita non eccelso (eufemismo) con le “piccole” e una rosa incompleta, disomogenea e di livello qualitativo non elevato. Ci verrebbe da dire nulla di nuovo sotto il sole, vecchi difetti ampiamente conosciuti anche alla vigilia. D’altronde, anche il Napoli di Mazzarri non aveva alcun problema nel “motivarsi” in occasione dei big match, ma era proprio nelle sfide sulla carta più agevoli che spesso e volentieri sprecava le occasioni più ghiotte. Proprio quello che, guarda caso, sta succedendo oggi all’Inter.

E a proposito di vecchi difetti, la squadra lunga, le disattenzioni difensive, l’anarchia a tratti, il caos e la frenesia “ammirate” di recente, ricordano tremendamente le Inter “precedenti”, quelle di Gasperini, di Ranieri e, soprattutto, di Stramaccioni. Già, proprio quella del tanto bistrattato Strama, che per inciso di questi tempi viaggiava più spedito e subiva meno.

Tutto questo, però, era anche ampiamente prevedibile, almeno lo era alla vigilia del torneo, quando tutti ripetevano che ci sarebbe voluto del tempo per un progetto che, praticamente, rinasceva da capo. Piuttosto, è stato un inizio brillante oltre le più rosee previsioni, e quello un po’ sottotono di diverse concorrenti, che hanno inaspettatamente avvicinato l’obiettivo Champions, ad alzare l’asticella. Ed è stato probabilmente questo ad intimidire i nerazzurri.

Tornando alla rosa, le deficienze erano note fin dall’avvio, gli infortuni han solo fatto il resto. E’ evidente che l’assenza di Milito pesi, ma è altrettanto vero che un super Palacio ne ha perfettamente fatto le veci. Ciò che manca, in realtà è un’alternativa di qualità in mezzo: qualcuno che dia respiro, o si affianchi, a Cambiasso e che sia in grado di far girare palla con personalità. Ma questa è una lacuna annosa, da tempo identificata e mai colmata. Così come i problemi sulle fasce, dove Alvaro Pereira non ha mai convinto, Zanetti non è più il giovincello che può asfaltarle come una volta e Nagatomo non può sdoppiarsi.

Prima dell’inizio del campionato ci eravamo arrischiati a definirlo una rosa da quinto posto, anche grazie al fondamentale contributo di “martello” Mazzarri e a giudicare dalle solite griglie di inizio campionato non era neanche un’idea così originale. E anche se qualcuno storce il naso per un pari interno contro il Parma, l’Inter, oggi, è quarta in classifica, a quattro punti dalla zona Champions. Alla viglia, probabilmente, tutti ci avrebbero messo la firma. Per ambire a qualcosa di più, bussare a casa Thohir.

Fonte: goal.com