Stramaccioni in bilico: finale di coppa o rischia davvero

Sempre più giù. Risucchiata nel vortice che chiude definitivamente l’ipotesi Champions a cui Stramaccioni non aveva mai smesso di credere. Ma non tutto è perduto: mercoledì contro la Roma a San Siro, il ritorno della semifinale di Coppa Italia (andata 2-1 per i giallorossi) può rendere meno amaro il boccone. Al di là degli sconcerti arbitrali, la trasferta “sarda” di Trieste ha evidenziato quanto la crisi interista si stia dilatando a macchia d’olio. Fisicamente e piscologicamente. Perché dopo avere perso Milito, Palacio, Cassano (solo per restare agli attaccanti), ecco gli infortuni di Gargano (lesione miotendinea al retto femorale della coscia sinistra di secondo-terzo grado) e Nagatomo (rottura menisco sinistro). Perché è impensabile che una squadra come l’Inter – solo tre anni fa sul tetto del mondo con il suo triplete – crolli mentalmente per un rigore fasullo e non abbia la capacità di reagire. E’ successo con l’Atalanta; si è rpetuto con il Cagliari.

Roma e poi? — Così la Roma diventa l’ultimo appello. Per Strama e per la squadra. Massimo Moratti vive il momento con incredulità: non sa più cosa credere e pensare. Senza dimenticare che contro i giallorossi il tecnico avrà seri problemi di formazione. Ma sa anche che se non arriverà la finale sarà probabilmente il momento di cominciare a ripartire, cambiando quadri tecnici e dirigenziali. Una situazione surreale che sembra non lasciare scampo a quella che è stata la meravigliosa macchina di José Mourinho. Insomma: il futuro di Stramaccioni è legato a un filo. Gli servirà però una squadra da schierare contro la rivitalizzata Roma, reduce dalla vittoria di Torino e fresca di sorpasso proprio sull’Inter. Quella della squadra nerazzurra è davvero una crisi profonda, visto che l’elenco degli infortunati comprende anche gli stop di Mudingay, Mbaye, Chivu, Syankovic, Kuzmanovic. Solo sfortuna? Tutto gira male, evidente, ma l’incredibile catena meriterebbe un approfondimento. Moratti mercoledì sera trarrà le sue conclusioni.

Fonte: Gazzetta dello Sport