L’arma in più

Stramaccioni continua a confermarsi.
Stramaccioni lo si può reputare ufficialmente un allenatore da serie A.
In poco più di un mese è stato in grado di zittire tutti gli scettici di inizio stagione.
Per la stampa, Strama si è “digievolto”(concedetemi il termine): da giovane alle prime armi, ad allenatore provinciale a sosia di Mourinho.
Ma penso che nessuno di questo paragone gli vada bene: Stramaccioni è semplicemente Stramaccioni.
Indipendentemente da come andrà a finire la stagione, il suo nome non verrà dimenticato tanto facilmente.

Al di là dei giocatori, dei campioni che potevano arrivare in estate, l’arma in più dell’Inter è proprio il suo allenatore.
Stracclamato dai tifosi, sa rispondere per le rime i giornalisti che lo punzecchiano. In lui coesistono umiltà che si alterna al coraggio.
L’umiltà di riconoscere i propri errori a fine partita, e il coraggio di schierare tre pezzi da novanta nel reparto offensivo, senza temere di sbilanciare il centrocampo.
Ha sfatato il tabù della difesa a tre, ha vinto due derby su due, e ha ridato speranza ai tifosi nerazzurri che per anni hanno dovuto guardare la vetta della classifica da posizioni troppo lontane.

Il profilo di Stramaccioni è quello del grande stakanovista, che fa il suo lavoro in silenzio, senza troppo clamore e senza troppi riflettori puntati addosso; ma proprio la sua semplicità di agire è apprezzata sia dal Presidente che dall’ultimo dei tifosi.

Quella parola è ancora un tabù, non se ne parla e non viene pronunciata. L’Inter ha il dovere di giocare ogni partita, di crescere e di far paura agli avversari, poi in base alla posizione in cui si troverà a marzo se ne potrà parlare.
Illudersi sarebbe troppo grave, ma sognare ci è pur sempre concesso.
Per ora bisogna lottare, partita dopo partita a piccoli passi.
Per cui pancia in dentro e petto in fuori: vamos Inter!