Strama: da pivello a (quasi) Speciale

Se anche la favola dovesse finire, Andrea Stramaccioni potrà sempre dire di aver vinto due derby di fila. Mica male per un novellino che si è ritrovato ad allenare l’Inter quasi per caso, diventando il tecnico più giovane della serie A. Strama ha le stigmate del predestinato: da quando ha iniziato a fare l’allenatore allo Zeta Sport, una società di Monte Sacro, è sempre andato migliorando per merito della sua attitudine al lavoro e del suo sapersi adattare alle diverse situazioni. Storie di moduli mutanti (la difesa a tre) ma anche di stile. Le parole, del resto, per lui sono come i suoi capi d’abbigliamento. Sa, infatti, indossare la giacca d’ordinanza con la stessa disinvoltura con cui sfoggia t-shirt e maglioncino. L’amico Montella, dopo avergli sistemato la cravatta, anche dopo Inter-Fiorentina gli ha ricordato cosa gli diceva quando allenava la Primavera della Roma: «Non ti sai proprio vestire». E lui come pronta risposta ha fatto riferimento al suo stipendio: «Mica sono ricco come te». La dialettica da buon avvocato resta il suo punto forte. Battute a go go, tante spiegazioni tattiche e pure una scivolata fresca fresca con Mondonico. Invitato non tanto gentilmente a sciacquarsi la bocca dopo la sfida con il Torino perché aveva usato la parola provinciale.

Montolivo dopo il derby ha rispolverato l’etichetta, ma stavolta Strama è riuscito a contenersi. Qualcuno deve avergli spiegato che alla fine pure questo è un complimento perché ricorda tanto l’Inter del Triplete. Lo Special One, del resto è sempre nel cuore dei tifosi nerazzurri e non solo… Eccolo infatti il tanto ambito paragone: «Stramaccioni assomiglia a Mourinho» ha dichiarato infatti a caldo Massimo Moratti, suscitando l’invidie di chi ha provato a farselo dire e non c’è riuscito neppure per una partita. «Il paragone con Mourinho mi fa piacere ma io rispetto a lui non sono nessuno» ha replicato a Sky il giovane tecnico. Il suo sogno è scontato: «Vorrei diventare come lui. Ho avuto pure la fortuna di ricevere qualche consiglio, è tra i migliori del mondo». Altro che esultanza scomposta sotto la Curva (anche se il presidente del Genoa Preziosi, non proprio un lord in tribuna, l’ha bacchettato: «Stramaccioni è bravo, ma deve imparare il rispetto per gli avversari»), adesso sì che è l’idolo dei tifosi, senza bisogno di snaturare troppo se stesso e vendere fumo: «Siamo una squadra che deve dimostrare di poter tornare grande – ha ammesso – Non ho mai perso l’equilibrio quando le cose sono andate molto male, perdendo anche in casa con l’ultima in classifica, e non mi esalto alla settima giornata perché so, conoscendo la mia creatura, che abbiamo tanto da lavorare. In questo momento parlare di obiettivi ci farebbe male, dobbiamo dimostrare di poter stare lassù». I bagni di umiltà sono musica per le orecchie di Moratti che domenica l’ha tenuto al telefono più di mezz’ora per riempirlo di complimenti.

Strama ha dunque messo nell’armadio la mimetica usata quando le acque erano agitate ed è tornato a parlare di sè come il signor nessuno. Un signor nessuno che ieri era a Coverciano per seguire il Master per allenatori, insieme con gente discretamente più famosa di lui: Cannavaro, Inzaghi, Materazzi. La lezione si è tenuta proprio a due passi dai campi dove si allenano gli azzurri, ha parlato con tutti il tecnico nerazzurro e ha trovato pure il modo di scambiare due chiacchiere con il ct Prandelli. Avrà sponsorizzato l’amico Cassano? Il dubbio resta: «Io Antonio me lo tengo stretto. Con me sta facendo benissimo. Se continuerà a sfoderare queste prestazioni, con questa facilità di far fare gol, magari diventerà una piacevole difficoltà anche per Prandelli. Stiamo parlando sempre di grandi giocatori italiani».

Fonte: La Stampa