Moratti presidente: di padre in figlio (1994-1998)

Dopo l’incredibile sconfitta ai rigori della nazionale tricolore, ad opera del Brasile, ai mondiali americani, il campionato riparte e lo fa con una novità che si preannuncia rivoluzionaria: la vittoria infatti non varrà più due punti, bensì tre.

I nerazzurri salutano Riccardo Ferri e Walter Zenga, che si trasferiscono a Genova, sponda blucerchiata, nell’ambito dell’operazione che porta a vestire nerazzurro il portiere della nazionale Gianluca Pagliuca, pagato nel complesso oltre 10 miliardi di lire. C’è anche un attaccante proveniente dalle giovanili: Marco Delvecchio. In panchina siede il sergente di ferro Ottavio Bianchi, già vincitore dello scudetto nel 1990 con il Napoli. Nonostante qualche buona prova però, i nerazzurri si ritrovano ben presto lontani dalla vetta, e nel febbraio 1995, dopo undici anni di Inter, di cui gli ultimi contraddistinti da pesanti contestazioni, Ernesto Pellegrini dice basta. Arriva quindi il passo da molti atteso: dopo lunghe ed estenuanti trattative, Massimo Moratti, il figlio del più grande presidente della storia della società meneghina, acquista la società FC Internazionale Milano.

È un vero e proprio affare di famiglia la società per i Moratti che l’hanno sempre considerata una passione e non un’azienda da far funzionare. La prima mossa del neo presidente, è quella di richiamare in società, in vari ruoli, alcuni illustri personaggi, che in passato hanno dato un grande contributo all’Inter: Sandro Mazzola, Giacinto Facchetti, Mario Corso e Luisito Suarez. È la prima mossa che serve a portare il cambiamento in un ambiente depresso e per certi versi ostile.

La stagione 1994/95 è transitoria, e rischia di essere un fallimento se non fosse per un capolavoro di Alessandro Bianchi alla 33° giornata a Marassi contro la Sampdoria, e un colpo di testa di Marco Delvecchio al 91’ nell’ultima giornata contro il Padova, che di fatto spedisce i nerazzurri in Coppa Uefa.

1995/96 Javier Zanetti, Roberto Carlos e Paul Ince

La prima mossa a sorpresa, per la stagione ‘95/96, è la riconferma da parte del neo presidente Moratti, di Ottavio Bianchi per quel che riguarda la panchina. A partire da questa stagione inoltre, ogni giocatore avrà il suo numero fisso, oltre che il nome sulla maglia.

Cominciamo quindi ad avere quello che paradossalmente può essere definito un assaggio della generosità di Massimo Moratti, per quel che riguarda la campagna acquisti. La finestra estiva di calciomercato del 1995, comincia con l’arrivo dal Manchester United di Paul Ince.

Il capitano della nazionale dei tre leoni è il primo giocatore di origini africane a vestire la casacca nerazzurra, e la curiosità è quindi tutta su di lui, visto lo schieramento politico della Curva dell’Inter.

Quando sono arrivato c’era un consigliere che mi disse di non comprare giocatori di colore perché non sarebbero piaciuti alla curva nerazzurra e quindi, non certo per provocare ma forse anche per questo, il primo giocatore che ho comprato è stato Ince. La risposta del pubblico è stata fantastica, Ince è stato uno dei giocatori più adorati. La cosa che l’Inter ha fatto di più, nella sua storia, è stato proprio cercare di capire che cosa veramente volesse il tifoso.

Oltre a Ince, Moratti ingaggia anche due promesse argentine: Sebastian Rambert e Javier Zanetti. Il primo era considerato un grandissimo talento, mentre il secondo era circondato da un alone di scetticismo. Di fatto, accadrà l’esatto contrario. Di Rambert si perderanno ben presto le tracce, mentre lo “sconosciuto” non ha bisogno di ulteriori presentazioni. Moratti decise di prendere, quello che più avanti sarebbe divenuto il capitano, dopo aver visionato una videocassetta dell’under-21 argentina. In realtà la videocassetta in questione sarebbe dovuta servire a mostrare al presidente Ortega, un attaccante. Ma ciò che colpì Moratti fu un terzino in grado di dribblare avversari su avversari con una facilità impressionante. Sarà un acquisto che entrerà di diritto nella storia dell’Inter. Ad accompagnare questa sfavillante campagna acquisti c’è anche un’altra sorpresa: un altro terzino precisamente, di nazionalità brasiliana. Il suo nome è Roberto Carlos, e le sue capacità sono a dir poco stupefacenti: il meglio di se lo da su calcio di punizione, con un sinistro velenosissimo, che farà sognare i tifosi e lo fa considerare il vero colpo dell’Inter. Purtroppo l’incantesimo, come vedremo tra poco, finirà male. Molto male per i nostri colori.

C’è anche spazio per qualche italiano in questo supermercato multietnico: parlo di Maurizio Ganz, Salvatore Fresi, Benito Carbone e Marco Branca. Quest’ultimo venne scambiato con Delvecchio, che si sistemò alla Roma.

Ancora una volta, in campionato si parte abbastanza bene ma ci si perde strada facendo, e così, in concomitanza di una sconfitta esterna contro il Napoli, Bianchi viene sollevato dal suo incarico. La prima squadra passa a Luisito Suarez, che però ha la grandissima sfortuna di incappare nella cocente eliminazione dalla Coppa Uefa, ottenuta tanto faticosamente l’anno precedente. A preoccupare non è tanto l’estromissione dal calcio europeo,  quanto l’avversario e il modo. Infatti il modesto Lugano, dopo aver pareggiato la gara casalinga per 1-1, riesce a imporsi per 1-0 al Meazza, a pochi minuti dalla fine.

A novembre la panchina viene occupata dal commissario tenico della nazionale svizzera, il britannico Roy Hodgson. L’annata si conclude con un settimo posto, a diciannove punti dal Milan campione d’Italia, ma con un posto in Coppa Uefa.

1996/97 Zamorano, Djorkaeff,  la finale di Coppa Uefa e le dimissioni di Hodgson

Per la stagione 1996/97 Roy Hodgson viene confermato sulla panchina dell’Inter. Per la seconda volta da Presidente Massimo Moratti non bada a spese, e rinforza la squadra con una nuova vagonata di stranieri. Si parla di veri e propri fuoriclasse, come Ivan Zamorano, attaccante cileno dal Real Madrid e Youri Djorkaeff, centrocampista offensivo francese del Paris Saint Germain. In mezzo a questi due fuoriclasse ci sono anche degli ottimi gregari, come Jocelyn Angloma, nazionale francese prelevato dal Torino, retrocesso al termine della stagione precedente,  Aron Winter, centrocampista olandese e il difensore italiano Fabio Galante. Viene inoltre acquistato il nazionale nigeriano Nwankwo Kanu, colui che alle olimpiadi di Atlanta, aveva fatto piangere un giocatore brasiliano, del quale parleremo tra poco. È doveroso però spendere due parole sulla storia di Kanu. Infatti, durante le visite mediche di rito, viene evidenziato qualcosa di cui i medici dell’Ajax, squadra in cui militava precedentemente, non si erano minimamente e incredibilmente accorti: il ragazzo nigeriano infatti portava con se una grave insufficienza cardiaca dovuta alla malformazione alla valvola aortica. In parole povere era sempre sceso in campo senza sapere di rischiare ogni volta la vita. Una volta venuto a conoscenza di questa gravissima situazione, Moratti decide di occuparsi in prima persona della faccenda, mandando il ragazzo a operarsi nella miglior clinica cardiochirurgica degli Stati Uniti, a Cleveland, Ohio. L’operazione riesce perfettamente e Kanu dichiarerà Moratti è il mio secondo padre”.

Nell’estate del 1996 avveniva però una controversa vicenda: la cessione di Roberto Carlos al Real Madrid, dove vincerà tutto. Ad occuparsi della vendita, tra enormi perplessità, è Sandro Mazzola, che senza troppi problemi piazza il giocatore in Spagna. I motivi di quella, che si rivelerà poi una scellerata cessione, sono riconducibili alle incomprensioni con l’allenatore Hodgson, da poco confermato per la stagione calcistica 1996/97. Moratti è molto speranzoso perché le cose migliorino nell’annata che si appresta a cominciare.

E il miglioramento si vede ed è piuttosto netto. Infatti i nerazzurri, impegnati su tre fronti riescono a far vedere cose positive. In campionato chiudono al terzo posto, a quattro punti dal Parma secondo e a sei dalla Juventus campione. E sempre in campionato si assiste a quello che mi sento di definire un aperitivo di quello che avverrà la stagione successiva. Ecco il racconto.

9 marzo 1997. Ventitreesima giornata di Serie A. Si sfidano Inter e Juventus al Meazza, separate in classifica da sette punti. Una vittoria dei nerazzurri riaprirebbe il campionato, mentre quella dei bianconeri porrebbe fine a tutto. L’episodio, che in molti non “ricordano”, accade poco prima del decimo minuto: una sponda di Zamorano lancia Maurizio Ganz solo davanti a Peruzzi. Il numero 23 nerazzurro fallisce il primo tiro ma non il secondo e quindi porta l’Inter in vantaggio. Il gol viene inizialmente convalidato dall’arbitro Pierluigi Collina che però torna sui propri passi e lo annulla. La motivazione è un fuorigioco del centravanti nerazzurro sul lancio di Zamorano. Il fuorigioco c’è ed è netto, ma a suscitare le preoccupazioni dei giocatori, oltre che del popolo nerazzurro, è un altro fattore: infatti Collina rivede i propri passi dopo le veementi proteste dei giocatori juventini. Lo stesso Massimo Moratti rimarrà esterrefatto di fronte a una decisione del genere da parte del fischietto viareggino, considerato il migliore arbitro italiano dell’epoca.

In Coppa Italia i nerazzurri vengono eliminati in semifinale ai rigori dal Napoli. Rigori che saranno fatali ai nerazzurri anche in Coppa Uefa, competizione in cui l’Inter darà il meglio di se. Infatti, il cammino è molto positivo e vede tra le altre cose l’eliminazione di squadre considerate molto forti come il Monaco in semifinale. La doppia finale vede fronteggiarsi i nerazzurri e i tedeschi dello Schalke 04. La finale di andata è a Gelsenkirchen e i nerazzurri soccombono per 1-0. Risultato assolutamente recuperabile. E nel ritorno del 21 maggio 1997, al minuto 85, Zamorano rimette in equilibrio la situazione, che non si sblocca nemmeno dopo i supplementari. Per decretare i vincitori sono quindi necessari i tiri dal dischetto. Decisivi sono gli errori dagli undici metri di Ivan Zamorano stesso, e Aron Winter. La cocente delusione per la sconfitta in finale, spinge il tecnico inglese Roy Hodgson a farsi da parte, e siede quindi in panchina per le ultime due gare di campionato, il preparatore dei portieri Luciano Castellini. Il cambiamento è solo all’inizio.

1997/98: Ronaldo e il 26 aprile 1998

Nell’estate del 1997 arriva, dopo una lunga, estenuante e laboriosa trattativa, l’acquisto definitivo. Il giocatore che tutti vorrebbero avere: Luis Nazario Da Lima, meglio noto come Ronaldo. È il giocatore più forte del mondo, con il suo talento cristallino, esploso definitivamente nella stagione 1996/97. Il giocatore brasiliano è capace infatti di mettere a segno numeri formidabili, come 47 reti in 49 partite con la maglia del Barcellona, sua squadra di appartenenza, oltre alle giocate sempre fuori dalla norma. Il suo acquisto gioca inoltre un ruolo fondamentale nella ricostruzione dell’immagine, a livello mondiale, della società meneghina. Per accaparrarsi le prestazioni del “Fenomeno” Moratti paga alla società blaugrana l’intera clausola rescissoria del contratto del giocatore brasiliano che ammonta a 48 miliardi di lire, più un indennizzo al club spagnolo. Il popolo nerazzurro ricomincia di diritto a sognare. Oltre a Ronaldo, che vestirà la maglietta numero 10, una volta appartenuta a un altro pallone d’oro, un certo Lothar Matthaus, arrivano altri giocatori di primissimo livello a rinforzare il centrocampo: ossia Diego Pablo Simeone, Francesco Moriero e Benoit Cauet. Assieme a Ronaldo arriva anche un altro attaccante, destinato a diventare il pupillo di Moratti e che conosceremo tra poche righe. A governare questa variegata formazione è un allenatore promosso dalle realtà di provincia in cui si era cimentato in precedenza: Luigi Simoni.

“Io venivo da anni di lavoro in provincia, e le mie precedenti esperienze erano in piazze come Cremona e Napoli, tra le altre. Non ero quindi considerato un allenatore d’elitè. Ero quindi tenuto ‘sotto osservazione’” Racconta Simoni.

La stagione 1997/98 inizia il 31 agosto 1997. Avversario della prima giornata è il Brescia, che viene al Meazza per giocarsela e riesce addirittura ad andare in vantaggio. La gara è quindi tutta in salita per  i nerazzurri, con Ronaldo che si vede molto ma per la traversa colpita su punizione, o per la malasorte, non riesce a incidere. È a quel punto che Gigi Simoni decide di tentare il tutto e per tutto sostituendo Ganz con un giocatore uruguagio ventunenne, che come numero di maglia indossa il 20. Il nome di questo giovane dalle belle speranze, di cui vi ho accennato qualcosina prima, è Alvaro Recoba. La mossa è decisiva. Infatti, con due gol stupendi, il numero 20 riesce a raddrizzare la partita. Il primo, arriva al minuto 80 con un sinistro al fulmicotone da trenta metri, mentre il secondo, quello che consegna la vittoria all’Inter, è su punizione, dalla lunga distanza. L’Inter scopre quindi un nuovo talento in casa, oltre a quello di Ronaldo.

I nerazzurri partono fortissimo, e dopo quattro giornate sono a punteggio pieno, qualcosa che non si vedeva dai tempo della Grande Inter. Non impiega molto il fenomeno brasiliano ad ambientarsi, e in questo modo va a segno alla seconda giornata con il Bologna, alla terza contro la Fiorentina, alla quarta contro il Lecce in cui segna una doppietta, e con la Lazio alla quinta. I nerazzurri sono primi in classifica, e forse le cose stanno veramente cambiando. Contro il Parma, concorrente diretta, all’ottava giornata, Ronaldo inventa un capolavoro su punizione e manda in fumo i sogni dei ducali. È qualcosa di nuovo nel repertorio del brasiliano, che, in queste prime giornate, segna a ripetizione, oltre a infiammare le platee, con le sue giocate. 11 partite, 9 goal, il bottino del fenomeno al primo anno in Italia.

Le cose per Simoni e i suoi ragazzi sembrano andare per il meglio, e neanche lo scivolone contro l’Udinese, maturato nel periodo pre-natalizio, sembra poter alterare lo strapotere dei nerazzurri che chiudono così il 1997 in testa al campionato.

Il 1998 si apre con lo scontro diretto, che potrebbe rivelare molte cose. Il 4 gennaio infatti, a fronteggiarsi al Meazza, ci sono Inter e Juventus, separate in classifica da un punto. Prima dell’inizio della partita Ronaldo vince il Pallone d’Oro 1997, confermandosi, di diritto, il giocatore più forte del mondo.

La gara è tiratissima, sin dalle prime battute. Nessuna delle due formazioni vuole perdere una partita fondamentale, ma il primo tempo si conclude a reti inviolate. Ma nella seconda frazione, al primo minuto, la partita viene decisa: Ronaldo, servito da Javier Zanetti, va in fuga solitaria sulla fascia destra, e dopo aver saltato Montero, mette in mezzo, dove come un falco Djorkaeff appoggia il pallone in gol.

La gara, nonostante il vantaggio dei nerazzurri, viene giocata a ritmi da Formula 1, e se ne accorge Cauetnel finale. Il francese viene infatti espulso. L’inferiorità numerica non cambiò tuttavia la sostanza finale che vide l’Inter vittoriosa sulla Juventus.

E la marcia non si ferma neanche la settimana successiva a Piacenza, quando Moriero inventa uno strepitoso gol in slalom. Sembra quindi andare tutto per il meglio, ma nelle due settimane successive, la situazione si ribalta. Infatti, la clamorosa capitolazione interna con il Bari e il pareggio esterno con l’Empoli, permettono alla Juventus di sorpassare i nerazzurri in vetta alla classifica. Nerazzurri che accusano il colpo e infilano una serie di risultati altalenanti, che ampliano il divario con i bianconeri. Ma dopo una serie di duelli a distanza, non privi di polemiche, il distacco nell’aprile 1998 è ridotto a un punto. E così, il 26 del mese stesso, lo scontro diretto del ‘Delle Alpi’ dirà quale delle due squadre vincerà il tricolore 1997/98. In una partita tesissima, la Juventus al 20’ passa grazie a un gol di Del Piero. I nerazzurri reagiscono in maniera prepotente, senza però graffiare. Questo è il racconto di settanta minuti, tutt’altro che tranquilli. E la situazione peggiora notevolmente. Un pallone lavorato da Ivan Zamorano arriva a Ronaldo che nel pieno dell’area di rigore bianconera, viene steso da Mark Iuliano con un vero e proprio placcaggio. Ma per Piero Ceccarini, arbitro dell’incontro, non è un intervento da sanzionare. E sul ribaltamento di fronte assegna un rigore alla Juve. Per Gigi Simoni è la goccia che fa traboccare il vaso. Infatti l’allenatore di Crevalcore entra addirittura in campo per inveire contro l’arbitro, salvo poi essere allontanato urlando “SI VERGOGNI!”

La Juventus si avvia quindi verso la vittoria del tricolore, ma la partita non verrà mai dimenticata, tanto da avere ripercussioni sulla politica. A questo punto l’Inter impatta con il Piacenza in casa e viene sconfitta dal Bari al S. Nicola, consegnando agli acerrimi rivali bianconeri il tricolore. La consolazione di un’annata del genere viene dalla vittoria della Coppa Uefa, grazie ad un cammino esaltante con rimonte impossibili, bellissimi gol e altro.

La finale viene disputata al Parco dei Principi di Parigi il 6 maggio 1998, e a fronteggiarsi sono Inter e Lazio. Una bellissima partita, impreziosita anche dalla cornice di pubblico, si conclude sul 3-0 per i nerazzurri. Marcatori Zamorano, Javier Zanetti e Ronaldo, con uno strepitoso gol di quest’ultimo.

Di seguito la formazione della finale di Coppa

Pagliuca; Fresi, Colonnese, West, Zanetti; Zè Elias, Winter (Moriero 68’), Simeone, Djorkaeff (Cauet) ; Zamorano (Sartor 72’), Ronaldo.