La Nascita dell’Inter e il Primo Scudetto (1908-1919)

Autore Maurizio Pinoli

“Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo.”

Giorgio Muggiani, 9 marzo 1908

Giornale dell'epoca
Giornale dell’epoca

La nascita dell’Inter e la sua gloriosa storia è fatta di sofferenze, e non solo di gioie. La storia dell’F.C. Internazionale a inizio nei primi anni del secolo scorso, precisamente il 9 marzo 1908 al ristorante L’Orologio di Via Giuseppe Mengoni a Milano. Tempo prima, quando il calcio era una realtà che doveva ancora sbocciare in tutti sensi, cominciavano a nascere alcune tra le società che sarebbero diventate negli anni, e nei secoli a venire, delle vere e proprie pietre miliari di questo sport nato in Inghilterra nella seconda metà del XIX secolo.

Una vera e propria novità, venne importato in Italia sul finire del secolo da un commerciante torinese di nome Edoardo Bosio che, una volta tornato dal suo viaggio in terra anglosassone, volle diffondere la passione per questo sport sviluppatosi proprio in quelle terre.

Undici anni dopo, quando a Torino e a Genova erano già nate delle realtà calcistiche, venne disputato il primo campionato italiano vinto dal Genoa in un quadrangolare con le società torinesi. La squadra ligure conquistò l’ambito trofeo in tre occasioni, prima di ritrovare sulla sua strada una formazione di Milano nata da pochi anni con il nome di Milan Football Cricket Club.

In principio infatti era solo il Milan. Il capoluogo lombardo era rappresentato dalla squadra contraddistinta dai colori rossoneri, che ebbe modo di aggiudicarsi diversi prestigiosi trofei oltre lo scudetto come La Medaglia del Re.

Capitanati dal britannico Herbert Kilpin, i rossoneri si erano dimostrati una vera e propria spina nel fianco per il dominio sportivo dei genovesi, che avrebbero ben presto ripreso a macinare successi a partire dal campionato successivo (1902).

Tuttavia, nonostante proprio la formazione milanese trovasse in vari stranieri (in prevalenza inglesi) i propri padri fondatori, lo straniero rappresentava ancora una sorta di tabù per quello sport ancora in fase embrionale. Questo nonostante diversi giocatori, non solo nella società milanese, fossero stranieri (svizzeri e inglesi).

Questo problema creò una frattura all’interno del club, dividendolo in due fazioni opposte. Una sosteneva di condurre una politica di tipo ‘nazionalista’, evitando rigorosamente di tesserare giocatori di diversa nazionalità salvo quella italiana. Come controparte c’era la fazione (inizialmente minoritaria) che sosteneva invece l’importanza del ruolo dei componenti stranieri nella fondazione della società.

I 43 soci dissidenti del Milan
I 43 soci dissidenti del Milan

A capeggiare questo sparuto gruppo di ‘illuministi del calcio’ c’era un pittore futurista di nome Giorgio Muggiani, che nel frattempo, in un campo da gioco aveva conosciuto un giovane talentuoso luganese di nome Ermanno Aebi. Questi due nomi entreranno poi in seguito di diritto nella Hall of Fame nerazzurra.

Essendo quindi una minoranza, e trovandosi terra bruciata intorno, decisero, non essendoci i presupposti per continuare un rapporto, di rendere ancora più marcata la frattura dal resto della società, come avrebbe in seguito riportato la Gazzetta Sportiva i primi di marzo del 1908.

“Ci sarebbe un gruppo di intellettuali, artisti e industriali pronti a fondare un nuovo Football Club. Forse ci saranno anche partite internazionali da giocare.” 

Non trascorse molto tempo e il fatidico giorno arrivò. Il 9 marzo 1908, in un rinomato ristorante milanese, a pochi minuti dal Duomo, L’Orologio, i quarantatré soci dissidenti provenienti dal Milan si riunirono. Li venne redatto l’atto costitutivo  (scritto a penna sul retro di una lettera) con il quale nasceva la nuova società, a cui seguirà lo storico discorso di Muggiani. Nacque così ufficialmente la società Football Club Internazionale, diretta risposta all’altra società di Milano.

Il ristorante L’Orologio si trovava in Via Mengoni (vedi la mappa).

La scissione era piuttosto netta proprio in termini di lungimiranza politica ma in un certo senso anche umanitaria. Lungimiranza politica perché allora, ragionare in questi termini, era qualcosa di veramente innovativo per una società di quello stampo, e umanitario dal momento che a differenza del Milan, L’Inter riconosceva in maniera prep

Documento storico fondazione F.C.Internazionale
Documento storico fondazione F.C.Internazionale

onderante il ruolo dei calciatori e dirigenti stranieri nella diffusione di quello sport nella penisola italiana.

Stemma dell'Inter disegnato da Muggiani
Stemma di Muggiani

A Giorgio Muggiani, diventato consigliere, spetta un altro importante incarico: disegnare lo stemma che rappresenterà la squadra milanese. All’epoca i colori rosso e nero, riportati sulla stessa maglia, rappresentavano qualcosa di volgare e troppo acceso. Per contrastare la maglia del Milan venne al mondo la maglia nerazzurra. Giorgio Muggiani prese spunto proprio da quella notte. La sigla FCIM, con le lettere intrecciate fra di loro in campo oro, delimitato da due cerchi, uno nero e uno azzurro. I colori del cielo e delle stelle. Sulla prima divisa, erano presenti quattro righe nere e quattro azzurre, e curiosamente, anche dopo la prima foto ufficiale, non sarebbe cambiato lo stile, cosa frequente invece per altre squadre.

 

Il primo campo di gioco interista a Ripa Ticinese
Il primo campo di gioco interista a Ripa Ticinese

Formata la squadra restava da decidere quale fosse la sua ‘casa’, dal momento che l’idea di Stadio, così come la abbiamo ora era molto lontana dal diventare realtà. La prima zona ad ospitare l’Inter per le sue partite fu Ripa Ticinese, rinomato quartiere nei pressi del Naviglio Grande di Milano. Il problema fu subito evidente però: il pallone, una volta calciato finiva nel fiume e veniva portato via dalla corrente. Fu per questo motivo che ci si spostò nel centro della città.

Fc Inter 1908-1909
La prima Inter 1908

Ad ospitare la neonata società calcistica fu L’Arena Goldoni. Seppur in maniera indiretta, rappresenta l’ennesimo distaccamento dalla società d’origine il Milan. Infatti i rossoneri giocavano alla periferia della città, mentre i nerazzurri erano in centro. È per questo che l’Inter veniva considerata la squadra dei nobili e della borghesia.

Giovanni Paramithiotti

Il primo presidente della storia interista curiosamente non fu un milanese ma un industriale ebreo di origini veneziane: Giovanni Paramithiotti. Già allora c’era una sorta di diffidenza nei confronti dei presidenti. Infatti, si vociferava tra i tifosi che non portasse molta fortuna alla squadra. Ma questo valeva per tutte le formazioni. Si arrivava a pensare che i presidenti non potessero assistere alle partite proprio perché si temeva potessero influire negativamente sulla sorte delle partite della propria squadra.

Un anno dopo la sua nascita, avviene il debutto nel campionato italiano. Le gare della competizione fanno parte del cosiddetto Girone Lombardo, a sua volta suddiviso in due gironi, a loro volta composti da nove squadre. Il confronto avviene con Milan e Unione Sportiva Milanese. Nonostante il primo campionato non vedesse i nerazzurri tra i favoriti per la lotta al titolo, questi disputarono un girone convincente, riuscendo ad offrire ottimi confronti, per esempio contro il Milan. Infatti, nel primo Derby giocato all’Arena, nel gennaio del 1909, ci fu una sofferta vittoria dei rossoneri per 3-2. Allora la maggior parte dei Footballers nerazzurri erano di origine svizzera. Tra di essi possiamo citare il primo capitano Herner Marklt.

Primo derby Milan-Inter 3-2 10 gennaio 1910
Primo derby Milan-Inter 3-2 10 gennaio 1910

Proprio in quel periodo ci fu il primo avvicendamento ai vertici della società: infatti, Paramithiotti, cedette la Presidenza ad Ettore Strauss, che avrebbe a sua volta abbandonato senza vincere trofei, in favore di Carlo De Medici, il presidente che porterà nelle bacheche nerazzurre il primo scudetto.

Stagione 1909/10 – Il primo successo nerazzurro

Il campionato successivo vede una variazione nelle regole. Sarà il primo a essere disputato in due anni solari, dall’autunno 1909 alla primavera 1910. Essenzialmente l’Inter avrebbe dovuto scontrarsi con le formazioni delle altre regioni italiane, allora considerate vere e proprie schiacciasassi. Sarà proprio in questa occasione che la formazione nerazzurra riuscirà ad aggiudicarsi il suo primo tricolore a scapito della favoritissima Pro Vercelli.

Il cambio nel regolamento impose in maniera indiretta la necessità di ristrutturare la squadra per renderla competitiva in ogni partita. Gli unici due giocatori che non subirono questa sorta di epurazione furono due: lo svizzero Bernard Schuler, e il milanese Virgilio Fossati. A dare manforte arrivò uno tra i più forti portieri in circolazione in quel periodo: Piero Campelli.

Durante le prime sedici giornate di campionato i nerazzurri, capitanati e allenati da Virgilio Fossati, riuscirono ancora

Fc Internazionale 1909-1910
Fc Internazionale 1909-1910

una volta a sorprendere per la costanza. Infatti, la favorita Pro Vercelli e l’Inter avevano gli stessi punti in campionato (25). Lo spareggio per assegnare il titolo era l’unica via praticabile.

La data prestabilita fu il 24 aprile 1910 all’Arena di Milano. Tuttavia si dovette procedere con lo spostamento del campo nella città di Vercelli, proprio perché in quel periodo il campo nel centro di Milano era occupato dalle rappresentative militari che si sarebbero confrontate fra di loro.

Nonostante la formazione vercellese giocasse in casa, chiese un rinvio. Il motivo di questa richiesta era dettato dal fatto che alcuni giocatori della formazione piemontese sarebbero stati occupati con le rappresentative militari, e di conseguenza l’incontro non sarebbe stato ad armi pari.

La formazione nerazzurra non accettò, e la data rimase invariata. Non fu amichevole l’accettazione di questa decisione da parte del club piemontese, che diramò in seguito, attraverso il proprio presidente Bozino, un comunicato dai toni inevitabilmente polemici.

“A evitare giusti reclami dal pubblico che intendesse presenziare a Vercelli alla partita di finale, avvertiamo che nessun giocatore della prima squadra della Pro Vercelli, prenderà parte alla gara.”

A confrontarsi in finale per i piemontesi scesero quindi in campo i ragazzi della primavera, la cui età media era intorno agli undici anni. Per la formazione di Milano fu una formalità aggiudicarsi il titolo. Infatti la partita si concluse 11-3 in favore dei nerazzurri, che al di là di quest’ultima partita avevano dimostrato di meritare ampiamente il tanto ambito trofeo tricolore.

A gettare acqua sul fuoco inoltre ci pensò un giocatore che quella finale l’aveva disputata: Ermanno Aebi. Aebi infatti fornì una versione secondo la quale anche l’Inter non diede il suo assenso per giocare il 1° maggio per via della tournee per le varie regioni italiane, che l’attendeva dopo la finale. E la tournee si fece. Non fu perciò un ‘dispetto’ dell’Inter nei confronti della formazione vercellese.

Non fu tutto però per questa straordinaria stagione: Infatti ci furono anche due sonore sconfitte rifilate al Milan segnando la bellezza di dieci reti in due partite, il 6 e il 27 febbraio. Inoltre, dopo la rocambolesca vittoria dello scudetto nel 1910, iniziò, per diversi giocatori nerazzurri anche la grande avventure con la Nazionale. Il debutto avvenne il 15 maggio con un’altra sonora vittoria per 6-2 nei confronti della Francia.

A due anni dalla nascita comunque si era formata una grandissima realtà calcistica, destinata a diventare immortale nei secoli dei secoli.

1910-1919: Quell’anno, che segnò il primo trionfo a livello nazionale dei nerazzurri, non venne ripetuto con le medesime ed esaltanti prestazioni. Questo rendimento al di sotto delle aspettative, fu probabilmente dovuto anche ai continui e tumultuosi cambi in calce alla dirigenza.

Infatti la presidenza di Carlo De Medici venne rilevata da Emilio Herzel nel 1912, e da Luigi Ansbacher nel 1914. Fu probabilmente questa mancanza di stabilità a contribuire alle stagioni deludenti dei milanesi. Infatti, pur essendo quasi speculari alla formazione che la stagione precedente si era assicurata il tricolore, in quella successiva ci fu un vistoso calo.

Fu infatti il Milan ad aggiudicarsi il doppio confronto nella stagione 1910/11. Umiliante fu in particolare il secondo punteggio, che vide i nerazzurri sconfitti (6-3).

La stagione terminò con un misero sesto posto e la consapevolezza di aver perso qualcosa in termini di brillantezza.

Qualche miglioramento si ebbe nella stagione successiva quando l’Inter si posizionò quarta in classifica, con il trionfo della Pro Vercelli. Lì fu evidente come ci fosse qualcosa da ricostruire per ritornare grandi e competere con le altre squadre. Fece particolare scalpore in questo senso uno dei primi ‘colpi di mercato’ ai danni del Milan. Infatti i nerazzurri accolsero dai ‘cugini’ Luigi Cevenini III. Campione in rotta con il Milan approdò in nerazzurro con i fratelli. Ma ancora non era tempo di ritornare grandi.

Sensibili miglioramenti ci furono nel rinforzamento del 1913 quando alla corte del Club di Herzel arrivò Julio Bavastro, che diede ai nerazzurri la possibilità di offrire ai Cevenini un valido aiuto in attacco. La stagione si concluse in maniera sia positiva che negativa: positiva perché la supremazia cittadina, con due derby vinti, era stata riconquistata, negativa d’altro canto perché di fronte a squadre più blasonate come il Genoa, c’era ancora un importante divario.

Giuseppe Visconti di Modrone
Giuseppe Visconti di Modrone

Nel 1914, quando la presidenza vide l’ennesimo cambio (da Ansbacher all’imprenditore Giuseppe Visconti di Modrone) l’Inter arrivò in semifinale nel girone, ma proprio in quel 1914, a Sarajevo uno studente bosniaco Gavrilo Princip sparò all’ Arciduca Francesco Ferdinando e alla moglie Sofia, dando così inizio a uno tra i conflitti più sanguinosi della storia,  la Grande Guerra.

L’entrata in guerra dell’Italia a fianco dell’Intesa non tardò ad arrivare il 24 maggio 1915. In quel periodo L’Inter, che sembrava aver rinnovato i fasti passati, entrando di diritto alle semifinali della stagione 1914-15, vide interrotta l’attività agonistica. Tra dirigenti e giocatori donò all’esercito un totale di ventisei uomini, tra i quali il suo capitano Virgilio Fossati (che morirà a Monfalcone un anno più tardi), Julio Bavastro (morto in seguito alle ferite riportate) e il tenente Giuseppe Caimi, medaglia d’oro al valore militare.

Il 4 novembre 1918 a Villa Giusti, venne firmato l’armistizio che sanciva la fine delle ostilità e l’attività sportiva agonistica, sarebbe ripresa un anno più tardi nel 1919 quando la FIGC , il 13 aprile riprese le sue attività stabilendosi a Torino con Montù presidente. Il periodo nero per i nerazzurri era finito, e oramai la scissione dal Milan aveva anche acquistato un nome: Bauscia la Milano nerazzurra, Casciavit quella rossonera.

La demarcazione fra la nobiltà e la classe operaia.

In quegli anni si infiammò un dibattito che vedeva l’ostilità d’oltre manica nei confronti delle nazioni sconfitte, Austria e Germania sulla loro possibilità di partecipare a campionati sia locali che internazionali. Si chiude così un inizio secolo contraddistinto dai passi avanti del calcio e un sanguinoso conflitto su scala mondiale.