Solo colpa di Ranocchia?

Prima premessa: non c’è mai un solo colpevole. Il calcio non è un delitto, ma uno sport di squadra e le responsabilità vanno sempre divise tra compagni, allenatore e società.

Seconda premessa: non si può difendere l’indifendibile. Andrea Ranocchia ha commesso un errore gravissimo mercoledì sera a Napoli, regalando a Higuain in gol della qualificazione alla semifinale di Coppa Italia. Non è il primo e non sarà l’ultimo, speriamo non subito perché domenica sera a San Siro arriva il Palermo di Vazquez e Dybala. A parte lo svarione finale, Ranocchia ha giocato con insicurezza, buttando diversi palloni in fallo laterale, forse per colpa dei problemi fisici al ginocchio.

La verità sta nel mezzo: Ranocchia non è Nesta, né Cannavaro, ma un discreto difensore che per rendere al meglio ha bisogno dell’aiuto di una squadra all’altezza. Basti pensare alla Juventus, la difesa meno battuta d’Europa (solo 9 gol subiti in campionato) con una coppia centrale composta da Bonucci e Chiellini, gli stessi che venivano definiti ‘la banda del buco’ nella stagione 2010/2011 chiusa al settimo posto in classifica.

Tra dieci giorni, il prossimo 16 febbraio, Ranocchia compirà 27 anni e rischia di restare un’eterna promessa. L’Inter gli ha dato fiducia, promuovendolo ai gradi di capitano e rinnovandogli il contratto in scadenza a giugno per altre quattro stagioni (a breve arriverà l’annuncio ufficiale fino al 2019). Ranocchia non ha ancora effettuato il salto di qualità che ci si aspettava da lui: per farlo, dovrebbe acquisire quella cattiveria agonistica che aveva, tanto per fare un esempio non a caso, Materazzi. Ma la grinta non si può imparare: o ce l’hai già nel sangue o non ce l’hai. Andrea, tocca a te dimostrarlo sul campo. Ora o mai più.