Società allo sbando, ma anche Mazzarri sembra aver perso il timone

Così non va e ora anche Thohir (finalmente a Milano) dalla tribuna di San Siro se ne è accorto. Un’Inter così brutta non si era ancora vista, ci era andata molto vicina contro Sampdoria e Chievo, ma la pochezza di gioco e occasioni create contro l’ultima della classe non ha precedenti.

26 e 82, un bell’ambo che si può giocare al Lotto sulla ruota di Milano, ma soprattutto i minuti degli unici due tiri in porta della squadra di Mazzarri contro il Catania: il primo un destro di Milito, il secondo un colpo di testa di Rolando.

Un po’ poco per trovare alibi che reggano, in una domenica dove non c’è nemmeno l’ormai solito torto arbitrale come contorno. Se in area ci vai con scarsa frequenza, difficile che l’arbitro possa fischiartene uno. Zero goal, zero vittorie nel 2014 ma soprattutto zero gioco. Una vittoria nelle ultime nove giornate sono numeri da retrocessione, statistiche di un film (brutto) già visto solo pochi mesi fa. Con la Champions svanita da un pezzo, ora anche l’Europa meno prestigiosa diventa a rischio.

D’altronde ora che stanno rifiatando anche quelli che hanno tirato la carretta per mesi (vedi Palacio, Nagatomo e Jonathan) e senza cambi all’altezza (Kovacic sempre più un caso, Kuzmanovic impresentabile), i risultati non possono che essere modesti come quelli raccolti negli ultimi tre mesi.

E se nel primo tempo l’unico episodio degno di nota fino al 26’ è la contestazione della Curva Nord (a cui si è unito il resto del pubblico) a Fassone e Branca, si capisce subito che aria tira dalle parti di Appiano Gentile.

Il povero Mazzarri non sa più che pesci pigliare, è il meno colpevole di tutta questa situazione che si è creata, ha provato a osare con le due punte e il trequartista, ma non riesce più a dare la scossa. I giocatori giocano con il freno a mano tirato, con troppa paura di sbagliare e si contano sulle dita di una mano quelli che hanno un certa personalità per sopportare la pressione di un grande club.

Il grande quesito è: “Seguono ancora il loro allenatore?”. Contro il Catania non è sembrato, perché è mancata anche quella grinta che dovrebbe sopperire le chiare lacune tecniche. Milito e compagni avrebbero dovuto mettere alle corde i siciliani, chiuderli nella loro area e bombardarli di tiri. Nulla di tutto questo, anzi in un paio di ripartenze la squadra di Maran ha fatto venire i brividi ad Handanovic.

La delusione dei tifosi nerazzurri è ben visibile sui loro volti, stanchi di figuracce in campo e anche al di fuori, perché non c’è dubbio che la gestione della trattativa Vucinic-Guarin sia stato uno dei punti più bassi della storia nerazzurra. A cinque giorni dalla chiusura del mercato l’Inter è ferma al palo e, visti i risultati, questo è davvero inaccettabile.

D’Ambrosio, Vucinic, Hernanes: i loro nomi sono sul taccuino da tempo, ma da lì non si schiodano e diventano acquisti reali. Come è inaccettabile avere un presidente che vive a 11 mila chilometri dalla squadra e che non abbia ancora inserito un uomo di fiducia in società che segua il mercato per conto suo. La delusione dei tifosi (espressa con un silenzio quasi assordante) è del tutto giustificata, perché qui non c’è nulla di chiaro. Va bene chiedere pazienza, ma che ogni domenica si incappi in brutte figure non è accettabile.

“Ogni maledetta domenica si vince o si perde, resta da vedere se si vince o si perde da uomini” le parole del mitico Al Pacino nei panni di Tony D’Amato nel capolavoro di Oliver Stone. In casa Inter non si vince mai e soprattutto ieri sono anche mancati gli attributi che distinguono gli uomini.

Quando le cose vanno male piove sempre sul bagnato: domenica sera c’è la trasferta allo Juventus Stadium e nemmeno il più inguaribile ottimista può pensare che possa finire come l’anno scorso. E il Milan tanto bistrattato si è portato a soli 5 punti. Un film già visto. E nemmeno troppo tempo fa. Purtroppo.

Fonte: goal.com