Serie A col FPF: ecco come funzionerà. E come si rischia di perdere la licenza per il campionato

Dal 2018-2019, il pareggio di bilancio sarà strada obbligata per tutti i club di Serie A. Questo il succo delle riforme introdotte dal presidente della Figc Carlo Tavecchio per il Fair Play Finanzario nel campionato italiano. Il sito Calcio&Finanza spiega che la Federcalcio terrà conto del risultato di bilancio delle società calcistiche o, nel caso di un club che faccia parte di un gruppo, si considererà il bilancio consolidato della società controllante il “gruppo sportivo”, valutando la differenza tra i ricavi rilevanti e i costi rilevanti. Per la prima categoria “verranno tenuti in considerazione ricavi da gare, proventi da diritti televisivi, proventi da sponsorizzazioni e pubblicitari, ricavi da attività commerciali e royalties, altri ricavi operativi, ricavi/proventi/plusvalenze da gestione dei calciatori e proventi finanziari, mentre restano esclusi i ricavi non monetari e quelli non derivanti dall’attività tipica”.

I costi rilevanti saranno invece “i costi dell’attività sportiva e costi amministrativi, costi del personale e relativi oneri sociali, ammortamenti dei diritti pluriennali dei calciatori, costi/minusvalenze da gestione dei calciatori, interessi ed oneri finanziari. Non verranno conteggiati i costi non monetari, oneri finanziari riconducibili alla costruzione di immobilizzazioni materiali, costi non riconducibili all’attività tipica, costi per lo sviluppo sociale ma soprattutto i costi per investimenti nell’impiantistica sportiva e quelli sostenuti per il settore giovanile inclusivi dei costi per il calcio femminile. In sostanza quindi, gli investimenti su stadi o settori giovanili non rientreranno nell’analisi della Figc“.

L’analisi dei conti del Fair Play Finanziario si baserà su un periodo di rilevezione che comprende i tre bilanci precedenti all’inizio di una determinata stagione di campionato. “Solo per il 2018/19 la Figc ha previsto una norma transitoria: per la prima stagione saranno valutati solo i bilanci 2016 e 2017, e nel caso in cui quello del 2016 sia in rosso sarà preso in considerazione solo il 50% del deficit. In caso di deficit complessivo nei tre anni, le società potranno utilizzare il surplus (se lo hanno conseguito) dei due anni precedenti alla valutazione: ad esempio, se al termine della valutazione nel triennio 2018/2019/2020 un club si trova in rosso,  potrà utilizzare il surplus degli anni 2016/2017“. Previsti dei limiti come la soglia di tolleranza sul deficit pari al 25% della media della produzione dei tre bilanci in esame, ma anche sanzioni (dal 2019) per chi supera il deficit del 50% rispetto alla media. Nel caso venisse superato tale limite, il ripianamento dovrebbe avvenire “tramite apporti di mezzi propri effettuati mediante aumento di capitale interamente sottoscritto e versato, versamenti in conto futuro aumento di capitale e finanziamenti postergati ed infruttiferi dei soci”. Pena la perdita della licenza nazionale e di conseguenza del diritto di partecipare al campionato di Serie A.

FONTEfcinternews.it