Saper portare la maglia numero 10

Il nuovo acquisto dell'Inter si è reso già fondamentale per la squadra di Roberto Mancini

Stevan Jovetic e l’Inter erano destinati ad incontrarsi, un giorno. Infatti, nel 2007 si disputò la partita Inter-Partizan, club nel quale giocava il montenegrino. Tutto iniziò da una sua azione personale con la quale colpì un palo. Da allora i dirigenti interisti si accorsero di lui.

Dopo otto anni da quel lontano giorno, l’Inter e l’attaccante si sono ritrovati e si sono presi per mano fin dall’inizio della trattativa. Il primo atto di responsabilità da parte del montenegrino è stata la scelta di voler prendere la maglia numero 10, rimpiazzando subito un giocatore sul quale la tifoseria e la società avevano investito molto. Il suo trasferimento in maglia nerazzurra avviene dopo un periodo difficile al Manchester City, dove a causa dei ripetuti infortuni colleziona solo 18 presenze e 6 goal. Nella stagione successiva riscontra sempre dei problemi fisici, ma conclude l’anno con 26 presenze e 6 centri stagionali.

Il suo arrivo a Milano scatena le polemiche tra le varie testate giornalistiche che non lo ritengono un giocatore abbastanza continuo da poter fare la differenza all’Inter.

Stevan Jovetic però, a differenza di tanti giocatori, si è scelto la maglia numero 10 sapendo di poterla portare. Fa questa scelta essendo consapevole di poter sostituire nell’immaginario dei tifosi chi la vestiva precedentemente, ma soprattutto sapendo di meritarsela decide di azzardare la mossa.

Gioca come seconda punta, ala sinistra e si adatta in caso di necessità anche al ruolo del numero 9. Imposta e finalizza le azioni di attacco. Ha una vasta capacità tecnica con la quale fornisce assist ai compagni, salta l’uomo e permette anche di recuperare palloni nella fase di non possesso.

Così, nella partita Inter-Atalanta segna il gol decisivo che determina una liberazione per lo stadio di San Siro. Sette giorni dopo arriva il Carpi. Su un lancio lungo di Guarin non si lascia trovare impreparato e freddamente porta in vantaggio l’Inter. Inoltre, a pochi minuti dal termine della gara realizza il suo terzo gol in maglia nerazzurra su calcio di rigore predicando freddezza e concentrazione ai compagni.

Recentemente alla Gazzetta dello Sport ha dichiarato di aver sempre vissuto per il calcio. Quando era bambino giocava per le strade di Podoriça cercando di sfuggire ai bombardamenti che c’erano in Montenegro ed anche nella sua città. La stessa determinazione, la stessa voglia di realizzarsi non l’ha mai persa… portandola con forza nella sua nuova destinazione: l’Inter.