Sandro Mazzola, lo scatto bruciante

Sandro Mazzola  (Torino, 8 novembre 1942)

Che cosa può passare per la testa di un bambino di soli 7 anni, abituato a seguire il padre con passione sui campi di calcio, quando un giorno viene a sapere che suo padre non c’è più? Forse nel caso di Sandro Mazzola, da quel memento l’obiettivo è stato quello di colmare lui stesso quell’immenso vuoto, lottando sul campo per far rivivere suo padre, quel fuoriclasse che era Valentino Mazzola, uno dei principali campioni del Grande Torino. Così piccolo, Sandro aveva già deciso cosa fare da grande.

Arrivò a 15 anni nelle giovanili dell’Inter, accompagnato da Benito Lorenzi, campione nerazzurro di allora, che aveva preso a cuore Sandro e suo fratello Ferruccio.

Ma fu Herrera a credere davvero in lui, a capire che dietro quel fisico esile c’era un uomo forte, con uno scatto che sarebbe stato determinante per vincere molte partite.

Sandro Mazzola
Sandro Mazzola

Un altro scherzo del destino provocò il suo esordio in Serie A. Il 10 Giugno del 1961, per protesta contro la Federazione, Moratti impose ad Herrera di schierare la squadra giovanile nel big match di Torino contro la Juventus. Così, Sandro si ritrovò a sorpresa sul campo dove suo padre era un idolo, con il pubblico incuriosito che lo definiva “Mazzolino”. La Juventus fece un boccone di quei giovincelli, vincendo per 9-1, con Sivori che si divertì a segnare 6 reti. Ma Sandro sentì comunque qualche difensore bianconero dire… ”stiamo attenti a quel ragazzino”. E quel ragazzino non perse l’opportunità, trasformando un rigore e portandosi a casa una soddisfazione.

Dall’anno successivo divenne titolare della squadra di Herrera, con la quale vinse i trofei più belli.

Nel 1964, non solo ottenne la prima Coppa dei Campioni, ma aggiunse la soddisfazione di segnare nella finale due delle tre reti che decretarono il successo nerazzurro. Forse le reti più importanti, tra le molte segnate in carriera.

In questi anni che dall’esordio lo avevamo portato ai titoli prestigiosi, arrivò anche alla Nazionale di Edmondo Fabbri, che purtroppo significò anche partecipare alla disfatta del ’66 in Inghilterra contro la Corea. Sconfitta riscattata tuttavia dalla vittoria all’Europeo del ’68.

Ed arriviamo a Messico ’70, il momento forse più chiacchierato nella carriera di Sandro. Una leadership da condividere con Gianni Rivera, che portò il Commissario tecnico Valcareggi ad una bizzarra idea, la famosa staffetta. Primo tempo Mazzola e secondo tempo Rivera. La cosa funzionò, arrivando a giocarci la finale. Poi, contro il Brasile Mazzola rimase in campo anche nella ripresa, e Rivera giocò solamente 6 minuti. Polemiche a non finire. Mazzola pareva l’indiziato principale della pesante sconfitta .

Forse caricato da tante cattiverie sul suo conto, Mazzola spense le critiche al primo incontro giocato dalla Nazionale dopo i Mondiali, nell’Ottobre del ’70 contro la Svizzera. Mentre l’Italia stava sorprendentemente perdendo 1-0, Sandro inventò un magnifico gol saltando gli avversari con un’azione volante, palleggiando per ben cinque volte senza che il pallone toccasse terra, e concludendo in rete con un tiro imprendibile. Uno dei più bei gol della sua carriera.

Di lì a qualche mese avrebbe vinto il suo ultimo scudetto, in rimonta sul Milan, grazie al quale arrivò a giocare l’anno successivo la sua ultima finale di Coppa dei Campioni, persa con l’Aijax.

Nella sciagurata spedizione dell’Italia ai Mondiali del ’74 in Germania, Mazzola fu l’unico giocatore italiano che ricevette applausi anziché critiche. Applausi azzurri che furono anche gli ultimi per lui, perchè il successivo selezionatore, Fulvio Bernardini, rivoluzionò completamente la squadra. Per lui non ci fu più posto, nonostante altri tre anni da leader nell’Inter, sempre tra i migliori in campo.

Lasciò il calcio giocato nel ’77, all’indomani della finale di Coppa Italia persa col Milan, e passò dal campo alla scrivania, lavorando per ricostruire l’Inter partendo dai giovani. Stilò assieme a Fraizzoli un piano triennale di risalita, che venne centrato con puntualità svizzera. Alla terza stagione, la nuova Inter vinse lo scudetto.

Ma vi fu un ultimo regalo che il nostro Baffo ci volle fare. Un blitz nell’84 in casa Rummenigge, con bellissima collana in regalo per la signora, convinse il panzer tedesco a venire a giocare per i colori nerazzurri. Con questo acquisto il nuovo presidente Pellegrini si presentò orgoglioso ai tifosi. Ringraziò Mazzola, ma gli diede il benservito.

Nel panorama dei grandi giocatori italiani di tutti i tempi, Sandro Mazzola è stato e rimarrà uno dei protagonisti, dentro e fuori dal campo. Un giocatore bandiera, uno di quelli che oggi non esistono più.

Esordio in Serie A : 10/06/1961, Juventus-Inter
Partite giocate in Serie A : 417 (tutte con l’Inter)
Reti segnate in Serie A : 116
Campione d’Italia: 1963, 1965, 1966, 1971
Coppe dei Campioni:  1964, 1965
Esordio in Nazionale: 12/05/1962
Partite giocate in Nazionale: 70
Reti segnate in Nazionale: 22
Campione d’Europa: 1968

 

Economista, una vita in giro per il mondo, senza mai dimenticare la passione per l’Inter. Da sempre sportivo, tuttora tennista