Roberto Boninsegna, Il bomber di razza

Roberto Boninsegna (Mantova, 13 Novembre 1943)

Alcune leggende raccontano che in un oratorio di Mantova, diverse decine di anni fa, fosse impossibile non accorgersi di quel ragazzino scatenato che non si staccava mai dal pallone e dal campo di calcio. Pare anche che i Preti vedendolo si facessero il segno della croce, di fronte ad un comportamento ed un linguaggio non propriamente oratoriali. Fatto sta che ben presto questo ragazzino di nome Roberto, per gli amici Bobo, viene notato anche dall’Inter, dove inizia a giocare nelle giovanili. Peccato che al momento di fare il salto nella prima squadra, non piace ad Herrera, il quale non vede in lui il potenziale del grande giocatore. Da li’ comincia a girovagare per alcuni anni, vivendo con comprensibile rammarico il fatto di non far parte della Grande Inter .

Roberto Boninsegna Bonimba
Roberto Boninsegna

La Serie A è comunque solo rimandata, e all’esordio si ritrova proprio contro l’Inter, nel Settembre del 1965, vestendo la maglia del Varese. Le sue doti cominciano ad emergere, e l’anno successivo fa parte del Cagliari, formando con Gigi Riva una delle coppie d’attacco italiane più forti di tutti i tempi.

Il suo talento lo porta in Nazionale, nella quale debutta contro la Svizzera, ma la sua troppa irruenza lo allontana. Riceve una lunga squalifica dopo la partita Varese-Cagliari e Valcareggi non lo chiama più per un po’.

Dopo tre anni nel Cagliari, e tanti gol segnati, la squadra sarda effettua la scelta strategica di vendere uno dei due bomber, e col ricavato completare la squadra in altri reparti. Riva si rifuta di andarsene, e quindi viene sacrificato lui. In casa Inter, nel frattempo, Mazzola è sempre meno attaccante e sempre più centrocampista. Una punta come Boninsegna sarebbe il tassello ideale, affare fatto. Bobo ritorna nella squadra dei suoi sogni, con tanta voglia di recuperare il tempo perduto.

Per i Mondiali del ’70 non è inizialmente nella lista dei 22, ma un pizzico di fortuna lo aiuta. Si infortuna Anastasi, lui viene chiamato, parte per il Messico e gioca titolare.

Le prime gare non sono un granchè e qualcuno comincia a mettere in dubbio che la sua chiamata sia stata una buona scelta . È però durante la storica partita con la Germania che Bonimba zittisce tutti. Dopo pochi minuti porta in vantaggio l’Italia. E poi, nel secondo tempo supplementare, trova un guizzo determinante, splendido, saltando con forza e grinta un difensore tedesco e fornendo a Rivera la palla del 4-3 decisivo. Quante volte l’abbiamo rivista, e quante emozioni ci regala ogni volta quella fuga sulla fascia sinistra.

Persino nella finale col Brasile riesce a trovare il gol, quello del momentaneo pareggio per 1-1, che per un attimo riaccende le speranze azzurre.

Al ritorno dal Messico è un giocatore più maturo, più completo, e lo si vede in campo. Vince la classifica cannonieri con 24 gol, e corona la stagione con un magnifico gol in rovesciata che regala all’Inter la matematica certezza dello scudetto. L’anno dopo si ripete, con 22 gol in campionato che lo portano di nuovo in cima ai marcatori, pur senza rivincere lo scudetto. Giunge anche alla finale di Coppa dei Campioni.

Durante questi anni si rivela anche infallibile rigorista, con un record di 19 centri consecutivi dal dischetto. Ferma questa serie nel ‘73 il portiere della Fiorentina, Superchi, che riesce a stregarlo prima del tiro dicendogli “E’ inutile che ti sistemi bene la palla, tanto te lo paro…”. E difatti lo para. Al ritorno, capita di nuovo un rigore per l’Inter. Mazzola vede che Superchi sorride e lo blocca dicendogli “Eh no, stavolta niente giochetti”. Eppure di nuovo lo para. Dopo il rigore, portiere e attaccante si abbracciano simpaticamente. Una bella scena.

In quell’annata, con 23 reti arriva ad un solo gol di distanza da Chinaglia che vince la classifica cannonieri.Viene convocato per i Mondiali di Monaco 74 dove gioca solo un tempo della gara contro la Polonia.

Trova di nuovo spazio, anche se per poco, nella nuova Nazionale di Bernardini. Riesce a mettere paura all’Olanda vice campione del mondo, in un incontro valido per il campionato Europeo, portando momentaneamente in vantaggio la giovane Italia . Quella sera viene considerato il più forte attaccante d’Europa, ma rimane la sua ultima da protagonista in azzurro.

All’Inter comincia a non segnare più come prima, e a non essere più amato dai tifosi. Nell’estate del ’76 Fraizzoli se ne libera ,ritenendolo finito, in uno scambio con la Juventus rimasto storico. Da noi approda Anastasi, che segnerà un totale di 7 gol in due stagioni con la maglia nerazzurra. Bonimba invece si toglie, in tre anni bianconeri, tutte le soddisfazioni che ancora gli mancavano. Vince due scudetti ed una Coppa Uefa, dando il suo buon contributo con i gol, ed alla prima occasione rifilando una doppietta proprio all’Inter. Forse, non era poi così vecchio e finito.

Rimangono negli occhi di chi lo ha visto giocare la sua grinta, la sua voglia di vincere, la sua puntualità in area di rigore, la capacità di segnare di testa, di piede, in acrobazia, con quell’atteggiamento a volte scorbutico in campo, ma poi disponibile fuori dal campo. Era veramente un bomber di razza.

Esordio in Serie A: 04/09/1965 Inter-Varese
Partite giocate in Serie A: 283 (197 con l’Inter)
Reti segnate in Serie A: 163 (113 con l’Inter)
Campione d’Italia: 1971, 1977, 1978
Coppa Uefa: 1977
Esordio in Nazionale: 18/11/1967 Italia-Svizzera
Partite giocate in nazionale: 22
Reti segnate in Nazionale: 9