Il domandone: Stramaccioni sì o Stramaccioni no?

Si può ripartire con un allenatore arrivato ad oltre 30 punti dalla vetta, finito fuori dalle coppe europee con un record storico di sconfitte? Può l’Inter avviare la sua rifondazione sotto la guida di Andrea Stramaccioni, baby tecnico con deroga da Coverciano? Per togliere dalle ossa della squadra la depressione di una stagione da incubo e la malsana assuefazione a perdere, serve azzerare tutto e affidare la ripartenza a un manico più esperto? Sono queste le domande che rimbalzano nei pensieri lividi del popolo nerazzurro e rosicchiano le certezze ufficiali del presidente Moratti. Strama sì o Strama no? Stramania o Strafalcioni?

I tifosi più incazzati e i critici che per reggersi si aggrappano ai numeri, come gli anziani ai passamano delle scale, non hanno dubbi: cacciare il ragazzone romano, inadeguato. Ma i numeri vanno interpretati con onestà. Se è record il numero delle sconfitte, lo è anche quello degli infortunati: un’epidemia biblica. A parte la strage delle cavallette, tutto. Alle cifre di classifica vanno aggiunte quelle tattiche: 4-2-3-1, 4-3-3, cioè i moduli che Stramaccioni aveva programmato e che non ha potuto coltivare per le infelici manovre di mercato. Gli esterni offensivi? Il regista? E’ solo dando un contesto ai numeri, un’ambientazione al disastro che si può giudicare. Se Moratti, per una volta, appare solido nella sua fede al tecnico è perché ha imparato sulla sua pelle che a giudicare dalle apparenze si rischiano topiche epocali. Balotelli, per esempio. Sembrava una teppa irrecuperabile, da mollare al più presto: oggi è centravanti della Nazionale che segna un gol a partita e ha portato il Milan dove voleva arrivare l’Inter. Stramaccioni è stato strappato alla Roma e alle offerte di Juve e Fiorentina con un investimento inusuale per un tecnico della giovanili. Da anni nell’ambiente tutti gli riconoscono un talento precoce fuori dalla norma. Basta una stagione anomala, irripetibile nelle sue disgrazie, a bocciarlo, col rischio che sbocci altrove? Come Balotelli.

In queste ore Moratti punta il dito alla luna e deve decidere se fermarsi all’unghia (i risultati, i numeri) o guardare luna e cercare di interpretare un futuro possibile. Quando ha avuto gli uomini (il tridente!) e la salute l’Inter ha sbancato lo Stadium ed è arrivata a -1 dalla Juve. La difesa che oggi appare di burro, allora era solida, la squadra organizzata. Guardare la luna significa sforzarsi di ricordare quel buon lavoro e proiettarlo nel futuro, con altri giocatori, altre opzioni tattiche. Mercoledì San Siro sembrava il Foro Italico durante gli Internazionali di tennis: applaudiva un giocatore solo, Kovacic, unico da Inter in campo. Aggregando una ciurma di Kovacic, cioè giovani di talento, salute atletica e fame agonistica e mettendo in campo l’esperienza e la rabbia incamerate in questa stagione disgraziata ma utile come una gavetta accelerata, Strama potrebbe diventare un’altra cosa: un giovane tecnico che si salda con una giovane squadra per crescere insieme. Ma la conferma non basta. Moratti deve mettere il suo mister nelle condizioni di creare il suo calcio, a cominciare dalla scelta di un preparatore atletico che sia espressione tecnica, come ovunque, e non medica; che si occupi più di corsa che di massaggi. Moratti fa bene a puntare la luna.

Fonte: Gazzetta dello Sport