Rifondazione Inter. Tanti dubbi, Moratti va avanti. Stramaccioni sì, ma con un restyling

Una rifondazione, lo dice la parola stessa, parte sempre dalle fondamenta. Uno, o più, punti fermi e ad ascoltare Massimo Moratti, che di quella rifondazione Inter sarà l’ispiratore ma soprattutto il firmatario, almeno uno parrebbe già deciso: Andrea Stramaccioni, il tecnico a cui affidare l’ennesima ripartenza del post Triplete. Fra le mille ipotesi, congetture e previsioni che si sono rincorse da quando l’Inter ha iniziato la sua caduta libera, la voce che il presidente ha sempre voluto emergesse a coprire il rumore dell’incertezza è stata la sua. Così chiara e reiterata da essere apparsa finora al di sopra di ogni sospetto: difficile credere possano essere state sempre e solo dichiarazioni di facciata. Così coincidente, nella sua versione pubblica, con le frasi di stima ribadite in privato al tecnico, da dare già contorni di operatività al progetto futuro: concetto che più volte è ricorso e ricorre nelle parole di Moratti come di Stramaccioni.

Nessun segnale di piano b  —   Questi sono i fatti: che nel calcio e nel pianeta Inter, si sa, non sono mai immutabili, ma perlomeno finora non hanno conosciuto cambiamenti riconducibili alle antiche oscillazioni presidenziali. Questo è il piano che Moratti ha concepito ormai da tempo e non si hanno tracce concrete di un piano B che lo convinca abbastanza e che possa convincerlo a cambiare tutte le carte in tavola. Una tavola, fra l’altro, che ha già cominciato ad apparecchiare assieme all’attuale allenatore (e sarebbe in programma un ulteriore vertice di mercato nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore). Ecco dunque che anche l’altro ieri le parole di Moratti sull’argomento hanno accarezzato il concetto di continuità. Anche l’altro ieri, nonostante il tramonto dell’ultimo obiettivo possibile, il presidente non ha scaricato l’allenatore, facendo per l’ennesima volta riferimento ai troppi ostacoli incontrati da Strama: se lo aveva assolto per insufficienza di prove un mese fa, difficilmente avrebbe potuto cambiare idea dopo Inter-Lazio, ennesimo capitolo-fotografia di un’annata disgraziata anche sotto il profilo della malasorte.

Alibi indesiderati e restyling  —  Ma se Stramaccioni è una delle prime pietre su cui fondare l’Inter che sarà, Moratti è intenzionato a far sì che la ricostruzione in programma sia davvero un modo concreto per aiutarlo e responsabilizzarlo allo stesso tempo; per sgombrare il campo da alibi di cui il tecnico avrebbe fatto volentieri a meno anche quest’anno, perché questo avrebbe significato potersi dedicare ad allenare e basta, senza essere costretto a dribbling di ben altri ostacoli. Come? Con un restyling della squadra, che è stato già avviato secondo i dettami (o comunque in accordo con lui) del tecnico e sarà più o meno profondo anche nella misura in cui lo consentirà il budget, penalizzato in partenza dall’assenza di introiti dati dalla partecipazione alle coppe europee. E qui entrano in ballo gli attuali contatti con vari gruppi interessati ad una partnership con l’Inter, senza escludere un acquisto parziale di quote azionarie della società: vorrebbe dire ingresso nelle casse societarie di denaro fresco — quello venuto a mancare al club nel momento in cui è tramontata la definizione dell’accordo con il colosso China Railway Construction — che potrebbe essere reinvestito, almeno in parte, sul mercato.

Spalle più coperte  —  Ma mercoledì sera, facendo un cenno non casuale alla necessità di avere “più forza dal punto di vista societario”, Moratti non ha escluso anche l’arrivo di un dirigente di peso che, senza toccare le competenze di Branca e Ausilio ma aggiungendosi a loro, possa consentire (anche) a Stramaccioni di avere le spalle più coperte e un ulteriore punto di riferimento per il lavoro di tutti i giorni.

Fonte: Gazzetta dello Sport