Ranocchia: “Fatto tutto per l’Inter ma ero logorato. Avrai chiesto la cessione anche se…”

Andrea Ranocchia, da gennaio in prestito alla Sampdoria, si è confidato con Il Secolo XIX e ha racconto le sue prime settimane a Genova, dopo un periodo buio all’Inter dopo aver ereditato la fascia di capitano di Javier Zanetti:

Signor Ranocchia, contento? «Di più».

Anche se l’inizio è stato…
«Un po’ sfortunato. Con quei due episodi (il rinvio sbagliato a Bologna e il liscio con il Torino, ndr) pago la mancanza dal campo dei mesi scorsi. Quando non giochi per un po’ di tempo, ce ne metti un po’ anche a riprendere le misure, a ritrovare la concentrazione. Con la Roma però ho finalmente riprovato sensazioni positive, fisiche e mentali. Ovvio che più gioco e meglio mi sento. Per il resto, anche gli errori fanno parte del gioco del calcio. Bisogna lavorare duro ogni giorno per ridurne i margini».

Suona sempre strano quando un giocatore lascia una “grande”. Che dice?
«Che ho molti più stimoli oggi di un mese fa. Io l’ho vissuta come una cosa semplice. Lo so che per molti andare dall’Inter alla Samp è un passo indietro. Per me, no. Sentivo il bisogno di cambiare per ritrovare serenità e il divertimento nel gioco. L’ultimo periodo a Milano mi aveva un po’ logorato. Avevo diverse possibilità, anche all’estero, anche economicamente allettanti. Ma ho fatto questa scelta, la Samp è una società importante, dalla storia importante. Montella mi ha fortemente voluto. Ho detto subito “sì”, poi i tempi si sono un po’ allungati per questioni… burocratiche».

Lei nelle ultime stagioni aveva un po’ “spaccato” i tifosi dell’Inter. Ha ricevuto anche insulti come l’estate scorsa, quando ha postato quella frase di Picasso, “a dodici anni sapevo disegnare come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino”.
«La mia esperienza all’Inter è stata educativa. Mi ha fatto crescere tantissimo. E tra l’Andrea di un mese fa e quello di oggi c’è già una bella differenza. Gli ultimi tempi avevo perso serenità, in campo e anche fuori. Ho sempre fatto tutto per il bene dell’Inter. Poi ho sentito che era arrivato il momento di andare via e quando prendo una decisione, la vivo al cento per cento. Se mi avessero detto che avrei giocato titolare fino alla fine del campionato avrei comunque chiesto di essere ceduto. Non ce la facevo più. Il ds Ausilio e Mancini sono stati molto corretti con me e mi hanno offerto la completa disponibilità a darmi una mano».

Picasso?
«Adoro l’arte contemporanea, quando posso vado alle mostre e mi compro qualcosa. Ero a Malaga, ho visto il museo. Mi è piaciuta quella frase. A qualcuno non è andato bene… ».

Lei ha risposto con educazione e ironia.
«Sono cresciuto con certi valori e ho impostato anche tutta la mia carriera su quei valori. La differenza è che io me lo posso permettere di rispondere e magari invece tanti ragazzini vittime del cyberbullismo no. I social possono fare danni enormi. Mi ha colpito molto la vicenda di quella bambina di 12 anni che ha tentato il suicidio lanciandosi dal balcone…».

Il suo ingaggio è fuori dai parametri della Samp. Lei è il “regalo” che Ferrero ha fatto a Montella a gennaio.
«Ho letto qualcosa. Ferrero a me non l’ha detto. A parte che l’ho visto poco».

Su di lei ci sono anche alte aspettative. È l’uomo che deve sistemare la difesa.
«So anche questo. Ma non sento la pressione. O meglio, la pressione forte era quella di Milano. Questa è di un altro tipo. Giorno dopo giorno sto ritrovando quella passione che ultimamente avevo un po’ smarrito. E la pressione è l’opposto della passione. Penso solo a fare il meglio che posso per la Sampdoria, a ritrovare il prima possibile la forma migliore».

Che Samp ha trovato?
«Una squadra di grandi potenzialità, di talento, un giusto mix tra la solidità dell’esperienza e la spensieratezza della gioventù. La situazione di classifica non aiuta però sono convinto che già dalla partita con l’Atalanta ci tireremo fuori. E dopo si vedrà un’altra Samp. La classifica non rispecchia i valori».

E tutti questi gol presi?
«Dobbiamo ancora trovare un po’ di equilibrio. Nelle ultime tre gare ci sono stati cambiamenti tattici. Però secondo me all’Olimpico qualcosa è cambiato. Nel secondo tempo siamo stati più quadrati. E nel primo pur rischiando qualcosa, e giocavamo contro la Roma, abbiamo comunque trasmesso la sensazione di essere squadra. Si sentiva che dietro alla nostra prestazione c’era un lavoro. La strada è giusta».

È stato definito il calciatore “precario”, perché ciclicamente il suo nome compariva negli articoli di mercato.
«Ciclicamente? Sempre. Ma ormai mi sono abituato a convivere con questa situazione».

Come si vive in “prestito”?
«Perché, sono in prestito? In questo momento per me esiste solo il presente, la Sampdoria, battere l’Atalanta anche al 90’ con un ‘autorete. Poi, si vedrà».

FONTEfcinter1908.it