Quella fretta di pensare allo scudetto

La stagione dell’Inter è stata scandita regolarmente da parole di tesserati nerazzurri in cui si inneggiava a obiettivi molto più elevati di quello che la classifica attuale racconta. Molti hanno creduto a questi proclami fatti in modo convinto da giocatori, allenatori e dirigenti, ma la realtà che si pone davanti all’Inter è completamente diversa: un triste nono posto in classifica a nove punti dal sesto posto, l’ultimo utile, nel caso in cui la finale di Coppa Italia venisse disputata da due squadre fra le prime cinque, per acciuffare i preliminari di Europa League. Vista la situazione c’è già chi parla del progetto della prossima stagione ricominciando a fare proclami sulle potenzialità di questa squadra dopo il mercato estivo e anche i tifosi sembrano aver gettato la spugna rassegnandosi e iniziando a sperare nella stagione 2015/16. C’è però un problema di fondo: mancano ancora dieci partite prima di poter iniziare a sognare il futuro che sarà.

Si ha come l’impressione che l’ambiente nerazzurro abbia dimenticato che c’è un finale di stagione da disputare e 30 punti ancora in palio con cui potrebbe cambiare pressoché radicalmente il punto di partenza per il prossimo campionato. A prescindere dal numero di competizioni da disputare, il punto nodale della discussione è il prestigio che porta giocare una manifestazione internazionale. “Porta via solo energie”, questo è il refrain che si sente quando si palesa la scelta fra l’Europa League e la stagione con il solo campionato: per chi vi scrive non è così. Lo spreco di energie lo si ha solo se la rosa a disposizione per affrontare le due competizioni principali è esigua, solo se le seconde linee non garantiscono un rendimento pari a quello delle prime e costringono l’allenatore, per rispettare il torneo, al tour de force i soliti uomini. Se l’Inter, però, come afferma Mancini o chi per lui, vuole tornare a competere per lo Scudetto deve aumentare la qualità non solo della squadra titolare, ma anche delle riserve perché sono quelle che danno il reale valore ad un organico. Nel basket, ad esempio, questo concetto è chiarissimo, essendo le riserve chiamate in causa maggiormente: le partite si indirizzano con gli uomini che subentrano, che devono sovrastare quelli avversari. Così nel calcio: nel momento in cui bisogna cambiare la partita serve un uomo fresco con la stessa qualità dei titolari che possa rompere l’equilibrio o dare una svolta.

L’Inter deve tornare in alto, dove merita di stare. Questo è assodato. La storia dell’Inter, la legacy direbbero gli inglese, è europea, non solo italiana. Una squadra che vanta in bacheca 3 Champions League e che negli anni ’90 collezionava finali di Coppa UEFA a grappoli, non può puntare tutto solo sulle competizioni domestiche. A questa squadra serve l’Europa. E anche alle casse societarie entrare in Europa farebbe molto piacere dato che è notizia di ieri l’aumento dei premi complessivi dell’Europa League. Se in questa stagione così negativa i nerazzurri sono arrivati agli ottavi di finale e sono usciti per colpe proprie, con una squadra competitiva perché non si può pensare di arrivare più avanti? Perché rinunciare alla possibilità di una vetrina come questa per puntare solo sul campionato in cui si parte molto indietro rispetto alle avversarie sotto molti punti di vista? Perché dover puntare tutto su di una sola competizione senza tenersi un (bel) paracadute?

Prima di iniziare a pensare alla prossima stagione, prima di urlare a squarciagola che questa squadra può lottare per lo scudetto, sarebbe grandioso finire questo campionato infilando un filotto di vittorie e magari rientrare in Europa, pur dall’ingresso secondario rappresentato dai preliminari. Perché, alla fine, non importa la porta da cui entri in un posto, l’importante è restarci a lungo. Il più a lungo possibile.

FONTEfcinternews.it