Quanti punti mancano per la qualificazione agli ottavi di Champions?

Che il Barcellona sia stato superiore lo ha detto Luciano Spalletti sul tramonto di una partita ripresa sul gong e che vale oro. Non importa, questa è la verità. Non importano i 26 tiri blaugrana dentro una partita che può voler dire qualificazione e nemmeno importa che l’Inter non sia stata bella come il tecnico nerazzurro se la immaginava alla vigilia. Quel che conta, invece, e conta moltissimo, è che Icardi e compagni hanno in mano il loro destino. La classifica dice che il Barcellona è già bello che andato, non primo matematico ma quasi, e tutto sommato, sulla questione, c’erano pochi dubbi fin dal giorno del sorteggio. Sotto, però, c’è ancora l’Inter, che mantiene tre punti di vantaggio sul Tottenham e può tornare da Londra, prossimo bivio europeo, con la qualificazione in tasca. Manca un punticino, poi lo champagne potrà essere tirato fuori dal frigor per essere stappato.

Un punticino a Londra per evitare di giocarsi tutto nell’ultima sfida del girone che, per motivi vari, rischierebbe di essere assai pericolosa. La domanda che il popolo nerazzurro non vorrebbe mai farsi ma inevitabilmente si fa è questa: come giocherà il Barcellona già qualificato con il Tottenham nell’eventuale, ultima e per gli inglesi decisiva partita del girone? Meglio davvero non pensarci.

Intanto l’Inter resta lassù, aggrappata al secondo posto come è rimasta aggrappata a una gara complicatissima. Il Barcellona, oggi, è quasi inaffrontabile. Non fosse per quella tendenza a “gigioneggiare” che fa perdere per certi versi di vista l’obiettivo vittoria, non ci si potrebbe nemmeno giocare contro. Possesso palla imbarazzante, tecnica individuale senza paragoni in Europa, attenzione tattica mostruosa. In questo restare a galla è stato per l’Inter il merito principale. Perché alla fine è bastato tirare fuori la bocca per qualche minuto per tornare a respirare aria di qualificazione. Grazie al solito Icardi, manco a dirlo.

Su Maurito andrebbe aperto un capitolo a parte. Restano tutti i difetti di un giocatore che partecipa pochissimo al gioco, ma resta, soprattutto, la sua capacità quasi unica di capitalizzare i palloni che gravitano nella sua zona. Uno, in pratica, nella notte del Meazza: controllo, perno sull’avversario, e gol. Il terzo nelle quattro gare nerazzurre di questa Champions. Micidiale, per dirla com’è. Quindi poco importa se il Barcellona, come ammesso da Spalletti, è stato superiore. Conta quello che è rimasto di una notte per molti versi fortemente emotiva: un pareggio che pesa moltissimo e permette all’Inter di intravedere il traguardo in fondo al rettilineo.