Punto Inter – Rabbia e rimpianto… per la prima di Thohir una gara ricca di emozioni

La rabbia (soprattutto di Mazzarri) e il grande rimpianto per aver visto sfuggire i tre punti proprio sul più bello sono i due sentimenti che rimangono dopo il pareggio sul campo del Torino. La prima Inter in salsa indonesiana non si discosta da quella che l’ha preceduta ed Erick Thohir, seduto in poltrona nella sua Jakarta, avrà compreso appieno il motivo per cui il suo nuovo giocattolo si porta appresso da anni il nomignolo “Pazza Inter”. Inizio shock, grande rimonta e impresa sfumata proprio all’ultimo respiro: per il nuovo proprietario una nottata (ora di Jakarta) dalle mille e più emozioni. Peccato che l’ultima, propiziata da Bellomo, seguito dai nerazzurri a gennaio, gli abbia forse rovinato il sonno.

In attesa di vederla dal vivo per la prima volta (magari sabato sera contro il Verona), Thohir avrà sicuramente apprezzato il grande carattere, il cinismo e la cattiveria che la squadra ha prontamente assimilato dal suo allenatore, quel Walter Mazzarri che dopo ieri sera ha sicuramente guadagnato punti agli occhi del nuovo proprietario. Non era facile giocare per oltre 85 minuti in 10 contro 11 su un campo difficile come quello del Toro, andare sotto due volte, rimontare e accarezzare il sogno della grande impresa fino al minuto 90′.

Carattere, ma anche qualità dei singoli: Guarin e Palacio si sono presi sulle spalle la squadra e l’hanno tenuta in piedi e viva fino alla fine con i loro goal e le loro giocate. Mazzarri ha anche azzeccato il cambio Taider-Belfodil, mettendo a tacere chi lo etichetta come difensivista: in inferiorità numerica, l’allenatore toscano ha mostrato grande coraggio giocando la carta della seconda punta. E proprio l’algerino ha servito a Palacio la palla del momentaneo e illusorio 3-2. Più difficile sarà far capire a Thohir, uno che viene dallo sport americano, come mai a fine gara l’allenatore non si sia presentato davanti ai taccuini. E’ arrabbiato con l’arbitro Mazzarri e ritiene ingiusta l’espulsione di Handanovic, probabilmente eccessiva ma non scandalosa a norma di regolamento.

Più che con Doveri, il mister di San Vincenzo dovrebbe prendersela con i suoi per il disastroso approccio alla gara, perché non è ammissibile (con tutto rispetto per un buon Toro) che i granata nei primi cinque minuti colpiscano un palo e si procurino un rigore sacrosanto. E’ forse questo il compito più difficile, lavorare sulla testa e sulla mentalità di un gruppo che ha sì grande carattere e voglia di fare, ma soffre anche di amnesie troppo frequenti.

La difesa senza Campagnaro ha perso sicurezza e solidità e, con un Ranocchia così, pesa ancora di più la condizione approssimativa di un Samuel che servirebbe tanto alla causa. E’ anche un periodo che la squadra, che ormai non vince da quasi un mese (2-1 alla Fiorentina), paga a carissimo prezzo gli errori individuali. L’acerbo Wallace poteva benissimo evitare il fallo da cui è nata la punizione del 3-3, se poi è il portiere che sbaglia, come nel caso di Carrizo mal piazzato sulla punizione defilata di Bellomo, ecco che la frittata (chissà come si dice indonesiano) è presto fatta, con tante grazie da parte di Verona e Fiorentina che hanno rispettivamente superato e raggiunto in classifica Cambiasso e compagni. Come contro il Cagliari i minuti finali sono fatali ai nerazzurri, che devono imparare a gestire meglio certe situazioni e sicuramente non hanno la fortuna dalla loro parte. La Dea Bendata si è voltata dall’altra parte dopo essere stata alquanto generosa contro la Fiorentina. Sabato sera contro un Verona lanciatissimo magari un salto a San Siro potrebbe tornare a farlo…

Fonte: goal.com