Il punto: fragilità mentale, gioco ad intermittenza, attacco inceppato

I problemi sono tanti, la quadratura del cerchio è ancora lontana dall’essere trovata e tutte le contraddizioni e i difetti della squadra sono venuti a galla nella terribile notte del Tardini. La faccia di Walter Mazzarri in panchina è quella di uno che non sa più che pesci pigliare, di un comandante di una nave che sta per affondare e non sa come mettere in salvo l’equipaggio.

L’Inter continua ad essere una squadra con troppe fragilità e che funziona a intermittenza, con i vari reparti che difficilmente rendono al massimo tutti insieme. Un problema di testa, senza dubbio, acuito dai tanti infortunati che non permettono il turnover al tecnico, costretto a mandare in campo quasi sempre gli stessi giocatori.

A pagare maggiormente dazio è un attacco ridotto all’osso, figlio di una campagna acquisti sciagurata, che ha consegnato a Mazzarri solo tre punte di ruolo (più gli acerbi Bonazzoli e Puscas) da utilizzare in tre competizioni. Con l’infortunio di Osvaldo, uno dei più in palla, tutti i nodi sono venuti al pettine, con Icardi costretto agli straordinari e un Palacio alla ricerca di una condizione accettabile ancora lontana anni luce.
Senza una manovra fluida e un gioco ben lontano dalla decenza, non è un caso che i nerazzurri (7 goal al Sassuolo a parte) segnino quasi sempre da calcio da fermo. Così è scaturita la vittoria contro l’Atalanta (sforbiciata di Osvaldo su punizione di Guarin e punizione vincente di Hernanes), in questo modo è arrivato l’illusorio 1-1 contro il Cagliari (furba punizione di Palacio per Osvaldo) e anche il gol del momentaneo 1-1 di Guarin contro il Napoli (dagli sviluppi di un corner), mentre gli ultimi due goal (contro Cesena e Sampdoria) sono giunti dagli undici metri grazie alla freddezza di Icardi. In soldoni, degli ultimi sette goal realizzati solo il colpo di testa di Hernanes contro il Napoli è stato figlio di un’azione di gioco (il cross di Dodò) degna di nota. Rigorini o invenzioni dei singoli: questa Inter non ha alternative.

L’attacco si è inceppato, fuori casa i nerazzurri non segnano quasi mai (solo due reti) e Mazzarri non sa più a che santi rivolgersi. Icardi è il capocannoniere della squadra con cinque goal, ma tre ne ha realizzati in un colpo solo contro il Sassuolo e gli ultimi due li ha realizzati su rigore. In pratica è andato a segno solo in tre partite delle 10 disputate.

Analizzando i dati Opta, viene subito alla luce come Maurito sia il giocatore che ha tirato di più in porta (25 volte), ma solo 11 volte nello specchio, indice di una certa stanchezza e conseguente mancanza di lucidità. L’uomo che più manca a Mazzarri è Palacio, ancora a secco dopo 10 giornate (in totale fanno 180 giorni) e sprecone come mai in carriera. Il Trenza ha calciato 14 volte in porta e ha centrato lo specchio (o meglio il portiere avversario) in 8 occasioni.

L’anno scorso dopo 10 gare le sue reti erano già cinque. Sembra quasi di rivedere la parabola discendente di Diego Milito: l’anno scorso Mazzarri ha aspettato invano il ritorno del Principe azzoppato dai troppi infortuni. Ora l’ancora di salvezza sembra essere Osvaldo, quattro goal in sei partite, quasi un cecchino visto che ha calciato in porta 12 volte (la metà tra i pali). L’italo-argentino è quasi pronto e già giovedì contro il Saint Etienne potrebbe giocare uno spezzone. E chissà che non sia proprio il suo pupillo a salvare la panchina sembra più traballante di Mazzarri.

Fonte: goal.com