Poche delusioni, tante soddisfazioni: il 2016 dell’Inter Primavera regala speranze. Una su tutte: Pinamonti

Non poteva chiudersi in maniera migliore il soddisfacente 2016 dell’Inter Primavera di Stefano Vecchi: i nerazzurrini, già vincitori della Tim Cup lo scorso aprile, hanno salutato l’anno con un crescendo rossiniano fatto di sei vittorie in altrettante partite che li ha proiettati in testa al girone C del campionato di categoria e in semifinale della coppa nazionale contro la Roma. Due traguardi parziali che innalzano l’asticella delle ambizioni a vette inaccessibili ai più, ma non al Settore Giovanile della Beneamata, da sempre abituato a competere ai massimi livelli. L’obiettivo, da qualche anno a questa parte, è racchiuso nell’aspirazione di superare se stessi stagione dopo stagione, un leitmotiv che si ripresenta puntuale anche nel 2017, quando Pinamonti e compagni dovranno vestire le loro teste dell’alloro che premia i vincitori dello Scudetto, trofeo che manca dalla bacheca di Corso Vittorio Emanuele dal 2011/2012.

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D’altronde, dopo aver messo le mani in ordine di tempo sulla Viareggio Cup e sulla Coppa Italia, ora Vecchi punta al titolo di campione d’Italia, per poi magari spiccare nuovamente il volo nel cielo dei grandi, già toccato con un dito per pochi attimi nel suo interregno da allenatore della prima squadra nella prima settimana di novembre.

Intanto, l’Inter si è già portata avanti con il discorso chiudendo il suo raggruppamento, il più tosto in circolazione, con almeno 3 punti in più rispetto alla più che mai agguerrita concorrenza di Roma, Virtus Entella, Atalanta e Genoa. Questo, ovviamente, è solo il primo passo verso la qualificazione diretta alle Final Eight, laddove poi si farà tabula rasa rispetto a quanto successo in regular season. Gli atti conclusivi di questa manifestazione, per natura, sono di difficile lettura, e per questo possono tranquillamente proporsi come occasione più unica che rara per riversare la propria vendetta sportiva sulla Roma, nel grande classico del calcio giovanile che negli ultimi anni ha visto prevalere in maggior numero la squadra di De Rossi. Come lo scorso 28 ottobre, il giorno in cui i capitolini hanno scritto la pagina più triste, probabilmente l’unica a braccetto con la beffa di rigore servita sempre dai lupacchiotti in semifinale tricolore, del 2016 interista, alzando nel cielo dell’Olimpico la Supercoppa italiana. Una gocciolina di dispiacere in un mare colmo di soddisfazioni, di quelle che magari non possono essere disposte in vetrina nella sala delle coppe, ma di quelle con le quali poter costruire un segno di continuità dalla cantera alla prima squadra.

Il riferimento, neanche troppo velato, è all’esordio nel calcio professionistico con la maglia della squadra della sua vita di Andrea Pinamonti, il bomber di Cles che si è immediatamente calato perfettamente nella parte provvisioria di attore non protagonista per mandare altruisticamente in gol Eder contro lo Sparta Praga in Europa League. Il miglior centravanti della nuova generazione italiana ha immediatamente colpito Stefano Pioli, uno che non regala complimenti a nessuno: “Ha qualità tecniche e valori morali non comuni per un giovane. Lo voglio subito in prima squadra, può darci una mano concreta da qui a fine stagione”, ha spiegato il tecnico emiliano in un’intervista alla Gazzetta dello Sport.
Ecco, queste parole saranno suonate certamente dolci alle orecchie del direttore responsabile Roberto Samaden che, come noto, preferisce fregiarsi di questo tipo di medaglie piuttosto che dei trofei di cui si è parlato a lungo sopra. “Vincere è importante ma è ancora più importante riuscire ad arrivare nel calcio professionistico”, ha ricordato recentemente Samaden, fierissimo anche del viaggio coi grandi di Miangue e Bakayoko, due altri prodotti del vivaio che sono rimasti piacevolemente accecati dalle luci della ribalta che solo San Siro sa sprigionare.

Cosa riserverà il futuro non lo sappiamo, ma una cosa è certa: il Settore Giovanile, Zhang jr dixit, continuerà ad avere la sua centralità anche nel progetto di Suning, che intanto ci ha già letteralmente messo la faccia ribattezzando Interello come ‘Centro di formazione Suning, in memoria di Giacinto Facchetti’.

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FONTEfcinternews.it