Per Ausilio il futuro di Icardi è all’Inter: “Vogliamo legarci a lungo a lui”

Negli ultimi tempi si sta consacrando come uno dei migliori dirigenti italiani ed il premio assegnatoli da TuttoMercatoWeb, il TMW Award, non fa altro che sottolinearne la crescita costante. Nel corso della cerimonia, Piero Ausilio ripercorre la gavetta fatta con un occhio di riguardo alla situazione attuale dell’Inter.

“Ho fatto tante esperienze formative – ha esordito il direttore sportivo nerazzurro -. Oggi c’è ancora più gusto ma ho vissuto tutte le esperienze al cento per cento, con passione e professionalità. All’Inter ho iniziato nel 1998 come segretario del settore giovanile, crescendo costantemente ed in modo quotidiano. Oggi ho 17 anni di duro lavoro ma non sarei lo stesso se non avessi fatto questo tipo di percorso”.

“Questo è un periodo di difficoltà, dove abbiamo segnato una nuova strada non facile. E’ difficile, ma sono convinto che sarà ancora più grande la gioia quando realizzeremo i nostri obiettivi. Il più bello? I tanti successi col settore giovanile. A Madrid, per la Champions, ero tra i dirigenti che hanno costruito quella squadra. C’erano Branca, Oriali, un grandissimo presidente come Moratti, un grande allenatore, ma spero di aver dato il mio piccolo contributo”.

Di giocatori importanti che ha scoperto ce ne sono diversi: “I primi che vengono in mente sono Bonucci, Santon, Destro, Balotelli, Martins, Pandev. Magari mi scordo di Bolzoni, Meggiorini, di quelli più recenti ed è bello non riuscire a ricordarli tutti, come Siqueira, oggi all’Atletico Madrid”.

Proprio su Balotelli c’è un aneddoto da ricordare: “Balotelli dal Lumezzane, preso nell’ultimo giorno di mercato. Era pronto ad andare al Bellinzona, attraverso una serie di cose convinsi la famiglia sul progetto Inter. Facemmo gli appuntamenti in un hotel, la cosa curiosa è che era già allora talentuoso ma anche vivace. Proposi al Lumezzane un prestito con diritto di riscatto, per valutare Balotelli. Partì con gli Allievi, dopo tre mesi venne spostato in Primavera e dopo sette-otto era in prima squadra. E’ stata l’operazione più particolare, quasi mai definisci una cosa in 24 ore”.

Quindi il dirigente spiega alcune scelte di mercato: “Va contestualizzato il momento e quando vai ad operare: in estate è stata una sessione particolare, tutti sapevano dei nostri paletti finanziari imposti, dell’attenzione che ha posto la Uefa sull’Inter. Il mercato è stato fatto con degli obblighi e con queste difficoltà; poi abbiamo puntato su giocatori che potevano essere delle scommesse, anche a livello caratteriale, perché venivano da stagioni difficili. Osvaldo, finché ha giocato, ha dato all’Inter qualcosa di importante, per si è rotto qualcosa ma non rinnego questa scelta”.

Discorso diverso per questa sessione di calciomercato: “Abbiamo preso giocatori che con gli scout seguivamo da tempo, giovani, di prospettiva ma anche già affermati. Abbiamo colto occasioni: Shaqiri non era soddisfatto al Bayern, Brozovic aspirava a qualcosa di più e siamo stati bravi e tempestivi a prenderlo a buonissime condizioni. Sono prestiti con obbligo di riscatto, li pagheremo più avanti quando avranno valutazioni anche migliori da qui a due anni quando la nostra situazione ci permetterà di pagarli”.

Ausilio, quindi, affronta la questione legata a Mauro Icardi: “E’ un istintivo, fa quel che gli passa per la testa. Rende facile quel che per altri è difficile anche da pensare. Quando non gioisce, non si regala la felicità del goal fino in fondo. Non c’è nessuna motivazione particolare, ha ragione Mancini. Il gol è quanto di più bello possa esserci, per sè e per la squadra”.

Non è un problema la situazione di Mauro e credo anche per lui sia la stessa – ha continuato il direttore sportivo -. E’ normale, nessuno è felice di guadagnare meno di quel che pensa potrebbe meritare. Ha delegato la situazione al suo agente, sono cose che interessano la società e lui. Vive da quarantenne, è giovane ma è in casa con quattro bambini, si dedica completamente a loro quando non è sul campo. Lavora bene e tanto”.

“Ci siamo anche già visti: i tempi sono diversi da giocatore a giocatore. Lui ha firmato un quinquennale quando era arrivato dalla Sampdoria, non potevamo sapere quello che sarebbe diventato. E’ già una realtà del calcio europeo, lo abbiamo messo sotto contratto per un periodo lungo. Due anni fa erano forse tanti quei soldi, ma ci siamo già incontrati due-tre volte con l’agente. Il rinnovo non ha l’urgenza di una scadenza così vicina: fosse nel 2015 o 2016 ci vedremmo ogni settimana”.

C’è quindi fiducia nella possibilità di continuare un percorso comune: “L’agente non vive in Italia, ogni volta ci organizziamo con preavviso ma se ci vediamo una volta al mese i passi vanno nella direzione del rinnovo. Non siamo preoccupati che la firma arrivi a marzo, aprile o maggio. Vogliamo legarci più tempo a Mauro: ha scelto l’Inter, sta bene all’Inter. Aveva opportunità ma sentiva l’Inter come la sua squadra ideale e lo ribadisce anche adesso. Lavora ogni giorno bene con la voglia di migliorarsi, il resto sarà fatto nei tempi giusti e nei modi migliori, per noi e per lui”.

Così come ci sono grandi speranze per il futuro della squadra: “Potevamo scegliere una strada più corta, anche sul mercato. Lo diceva anche il mister alla squadra: i giocatori arrivati in questi due anni erano più adatti a 3-5-2 e 3-4-3, gli schemi di Walter Mazzarri. Però abbiamo voluto intraprendere una strada diversa, che può dare magari meno punti, ma che pagherà. Faremo i conti alla fine della stagione e questo percorso ci darà soddisfazione e sarà la base per il nostro futuro. Abbiamo perso a Napoli su un errore di reparto all’ultimo minuto; su angolo contro il Torino all’ultimo minuto ma poi sono arrivate anche le prestazioni di Genova e col Palermo, sostenute pure dai tre punti. La strada è importante, per presente e futuro“.

A Podolski, invece, va data fiducia… “E’ partito benissimo con la Juve, poi è andato male. Ha pagato il fatto di non avere una condizione fisica ottimale: è un Campione del Mondo, ha fatto 3 Mondiali, non ha scordato come si gioca a calcio”.

Infine preferisce glissare sulle ultime discussioni tra Milan e Juventus: “Io sono laureato in Giurisprudenza… Credo che le cose debbano essere il più semplice possibile. Quando si parla di Milan e di Juventus, sbagliano sempre entrambi ma non bisogna mai scordare il rispetto che all’Inter c’è e che mai perderemo. Nè quando vinciamo nè, come oggi, quando le cose si fanno più difficili. L’Inter ha avuto un modo fare sempre corretto e rispettoso. Parliamo di partite finite, in questo caso: finita la gara, cerco sempre di tenere i toni giusti, il rispetto, cerco sempre di pesare quel che uno dice davanti alla televisione e dunque davanti a chi ascolta e vede. Non bisogna mai dare il cattivo esempio”.

 

FONTEgoal.com