Paradisi fiscali? In Premier League il 42% del capitale arriva da lì

Di paradisi fiscali si è occupato recentemente l’Espresso con un articolo datato 17 aprile (che potete leggere qui ) e scritto dal giornalista Stefano Vergine. Da ieri quello dei paradisi fiscali è infatti diventato un argomento dibattuto dal Corriere della Sera e poi a ruota dalla Gazzetta dello Sport. Il punto? L’architettura societaria dei veicoli finanziari che permettono ad Erick Thohir di controllare il 70% dell’Inter e che avrebbero ramificazione in paradisi fiscali. Il Corriere della Sera si è posto delle domande e ha parlato di “selva oscura”. Ma in Premier League come funziona?

Secondo l’Espresso è fatto noto che un mare di soldi provenienti dall’estero sia stato investito in Premier League. “Negli ultimissimi anni il fenomeno si è espanso anche in Francia, in Spagna e in Italia, dove due big come Inter e Roma sono oggi in mano a gruppi stranieri. I numeri che pubblichiamo in questo articolo indicano però un’altra cosa. E cioè che una grande fetta dei soldi prodotti dal calcio più antico del mondo finisce nei paradisi fiscali. Le isole Cayman, le Bermuda, le Bahamas, il Lussemburgo, i grattacieli nel deserto del Golfo Persico. Posti dove la tasse sono bassissime, a volte nulle, e i flussi di denaro si possono perdere facilmente tra fiduciarie e segreti bancari.” Si parla di uno studio che si chiama  “The Offshore Game”, prodotto dal Tax Justice Network: un’organizzazione che è andata a rovistare nei bilanci di decine di squadre britanniche calcolando quanto valgono, tra capitale investito e debiti societari, gli investimenti fatti da società con base fiscale fuori dal Regno Unito.

I numeri? Il 42 per cento del capitale arriva da Oltremanica, quasi sempre da paradisi fiscali. Il Manchester United £ 1,054,419,000 dalle Isole Cayman, gli Spurs £ 116,661,250 dalle Bahamas, l’Arsenal £242,919,266 dagli Usa. In molti casi i capitali arrivano da conti americani

L’articolo parla di una tendenza e si conclude così: A parte i casi delle squadre più blasonate, la ricerca appena pubblicata permette di conoscere una tendenza. L’arrivo nel calcio britannico di capitali stranieri è andato di pari passo allo spostamento delle società controllanti in paradisi fiscali. Scatole cinesi di cui, in alcuni casi, i ricercatori del consorzio non sono riusciti nemmeno a scoprire il punto di partenza preciso. La conseguenza pratica è che i guadagni prodotti dalla Premier League non finiscono quasi mai in Inghilterra. Con buona pace dei contribuenti di Sua Maestà che spendono soldi per andare allo stadio o abbonarsi alla pay tv. Una storia che potremmo presto sentire anche in Italia, se dopo l’Inter di Erik Thohir e la Roma di James Pallotta altri capitali stranieri arriveranno in Serie A.”

FONTEfcinter1908.it