L’ossessione di Spalletti: pensieri e modelli di un perfezionista

C’è una cosa della nuova Inter che balza immediatamente all’occhio: l’organizzazione in campo. Tutti sanno cosa fare e soprattutto con quali tempi. Una coesione che alla fine si traduce soprattutto in solidità difensiva, un tasto su cui Luciano Spalletti batte moltissimo«Io non voglio prendere gol. Mi interessa l’equilibrio e per questo motivo ho richiamato Vecino e Gagliardini, che alla fine si sono spinti all’attacco per accompagnare l’azione e cercare di segnare un altro gol. Ma questo non serviva (si era sul 3-0), perché in seguito non hanno mostrato le giuste energie per rientrare, avrebbero potuto esporre a rischi i difensori, che magari domani avrebbero preso un voto in meno se da uno di quei buchi fosse nato un gol», ebbe a dire il tecnico toscano nel post partita di Inter-Fiorentina.

FAZIO INSEGNA – Parole che ben chiariscono le idee di Luciano Spalletti, ossessionato (e ossessionante) dal concetto di squadra. Perché è attraverso la squadra che ha ottenuto le maggiori soddisfazioni. Partendo dal gruppo ha elevato le doti dei singoli. L’ultimo esempio potrebbe essere Fazio, che al Siviglia è stato la riserva di Andreolli (prima che l’ex nerazzurro si rompesse il tendine d’Achille) mentre a Roma ha vissuto una delle migliori stagioni della propria carriera. 

INVERSIONE DI TENDENZA – Nei tre gol subiti in queste prime uscite stagionali (6 amichevoli tra Asia e Italia e 2 gare di campionato) c’è la sintesi del lavoro di Luciano Spalletti. L’anno scorso i nerazzurri hanno chiuso il campionato con 49 reti subite e per 13 gare consecutive Handanovic è stato costretto a raccogliere la palla dal fondo della rete. L’ultima volta che i nerazzurri sono riusciti a fare peggio ricorreva la stagione 2012-2013, con Andrea Stramaccioni in panchina. Fu l’anno dei tantissimi infortuni e del nono posto in classifica con 57 reti subite. Ed è qui che Spalletti ha voluto immediatamente mettere mano.

IL PERFEZIONISTA – Al lavoro generale va ovviamente aggiunto quello specifico sul reparto. Spalletti, infatti, si è avvalso del sostegno di Giovanni Martusciello, che dal proprio arrivo non ha fatto altro che martellare i difensori. Dal ritiro di Riscone si batte con costanza sui soliti tasti: quando scappare, quando provare il recupero della palla alzando il baricentro, come ripartire con lo scarico sul mediano o arrivando direttamente sulla punta con palla lunga. Hanno iniziato a lavorare su cose semplici, ma con la meticolosità dei perfezionisti, partendo dal posizionamento del corpo a seconda delle varie azioni di gioco che i difensori si trovano ad affrontare. 

La parola chiave di Spalletti è “organizzazione”. Di reparto e di squadra. L’individualismo è un concetto da combattere, se non associato al bene comune. Non prendere gol è l’obiettivo numero uno, il primogenito dato dall’unione tra compattezza e spirito di sacrificio.