Orsi spiega la nuova Inter di Mancini: “Meno qualità e più forza fisica, i campionati si vincono così”

L’Inter che veleggia in testa alla classifica a punteggio pieno ha sostanzialmente due facce: quella di Roberto Mancini e quella di Felipe Melo. Che, se volete, sono due lati della stessa medaglia: già, perché è stato proprio il Mancio a volere fortissimamente il brasiliano, stressando allo sfinimento la dirigenza pur di averlo con sé a Milano, convinto che il suo arrivo potesse risolvere il problema del centrocampo (e non solo) nerazzurro. E finora si può dire che mai acquisto fu più azzeccato, al di là del gol contro il Verona, che è valso 3 importantissimi punti, ma anche un’ulteriore iniezione di fiducia. E, forse, ha fatto definitivamente sbocciare l’amore tra l’ex Galatasaray e i suoi attuali tifosi.

NUOVO MANCIO
Dicono che questa squadra assomigli tanto alle “prime” Inter di Mancini, ma non tutti concordano: “Non c’è nulla di più diverso rispetto alle prime squadre di Mancini – ci dice Nando Orsi, secondo del tecnico nerazzurro prima alla Lazio (2002-2004) e poi all’Inter (2004-2006) – Quando collaboravo con lui ai tempi della Lazio e dell’Inter si puntava tantissimo sulla tecnica. Dalla sua squadra voleva tanta qualità, voleva gente che sapeva trattare il pallone, che lo faceva girare. Oggi quest’Inter è molto fisica e altrettanto pragmatica, come lui. Non c’è nulla di male, dico solo che è un’altra filosofia: Mancini ha capito che i campionati in Italia si vincono con una squadra forte, inteso proprio come potenza, centimetri, peso. Alla Lazio noi avevamo Albertini e Liverani in mezzo, all’Inter giocavamo col doppio pivot Stankovic-Veron e avevamo anche Cambiasso. Oggi nell’Inter ci sono colossi come Melo, Kondogbia e Guarin”.