Il punto – Nuovi interpreti, antichi mali: Mazzarri, c’è da lavorare

Medel-MazzarriDalla grande abbuffata islandese alla dieta assoluta di carne (intesa come Toro). L’anno scorso il 3-3 dell’Olimpico contro i granata aveva lasciato parecchio amaro in bocca a Mazzarri e ai suoi ragazzi, in 10 per quasi tutta la partita e raggiunti nel finale da un magia di Bellomo dopo una buona prestazione. Questa volta, invece, lo zero nella casella dei goal fatti rispecchia fedelmente quanto fatto vedere dai nerazzurri, bruscamente tornati alla realtà dopo la passeggiata di salute contro lo Stjarnan e autori di una gara anemica e sottotono. Come tante se ne sono viste nella passata stagione, un deja vù preoccupante che non può che far sorgere più di qualche perplessità.

Certo, un punto sul campo dei granata non è da buttare, ma è la prestazione della squadra che lascia basiti, perché anche con nuovi interpreti sono riafforati gli antichi mali, ovvero una manovra lenta e prevedibile che non è mai sfociata sugli esterni e una palese difficoltà nel concludere a rete. Se pensiamo che Padelli per i primi 69′ minuti (fino allo spunto di Osvaldo) avrebbe potuto raggiungere Coverciano per rispondere alla prima chiamata in Nazionale di Antonio Conte senza che nessuno se ne accorgesse, in casa Inter c’è davvero poco da stare allegri.

Parafrasando il noto romanzo di Paolo Giordano “La solitudine dei numeri primi”, ad Appiano è dintorni, come a inizio della passata stagione, va in scena la solitudine dei numeri 9 (intesi come attaccanti). Mazzarri non può contare su Palacio e aspetta un rinforzo dal mercato che chiude stasera, quindi si ritrova con i soli Icardi e Osvaldo (oltre al giovanissimo Bonazzoli). Per 56′ Icardi rimane solo soletto là in avanti e non la becca mai e non è un caso che è con l’ingresso dell’italo-argentino che i nerazzurri creano qualche (piccolo) grattacapo a Padelli.

In una serata così c’è davvero poco da salvare. Anzi, c’è da ringraziare san Handanovic, che ipnotizza Larrando e riscatta la prestazione dell’anno scorso, quando si fece espellere dopo pochi minuti. Una decisione che fece discutere, almeno quanto il rigore assegnato al Toro da Doveri, lo stesso arbitro della sfida della passata stagione. Piuttosto scarso il fischietto romano, almeno quanto suscettibile: l’applauso di Vidic in pieno recupero sembrava più di approvazione che di scherno, ma Doveri non ci ha pensato due volte e ha mostrato al serbo il cartellino rosso.

Il direttore di gara, purtroppo per Mazzarri, non è stato l’unico in serata storta. A centrocampo M’Vila è stato un’autentica delusione, si è pestato i piedi con Medel e ha corricchiato poco e male. Il cileno, all’esordio assoluto, è salito di tono proprio con l’uscita del francese e tutto sommato è stato il meno peggio in mezzo al campo dove è venuta meno la qualità di Hernanes e Kovacic: il brasiliano ci ha messo grande impegno, ma è stato troppo impreciso e ha perso qualche pallone di troppo; il croato, invece, è stato soffocato dal folto centrocampo granata e non è mai riuscito a trovare la giocara perfetta.

Mazzarri ha tanto lavoro da fare (e questo si sapeva), perché i problemi sembrano quelli dell’anno scorso. La squadra fatica a costruire contro avversari che si difendono in 11 dietro la linea della palla e non riesce a trovare il cambio di passo. Certo, mancava un giocatore come Palacio, ma la pochezza vista ieri all’Olimpico deve suonare come un piccolo campanello d’allarme. Il tanto bistrattato Milan è partito con un altro passo ed è già davanti. Anche l’Udinese dell’ex Stramaccioni guarda i nerazzurri dall’alto in basso. Un incubo. Per fortuna che mancano 37 giornate e la storia di questo campionato è ancora tutta da scrivere, anche se la prima pagina sembra la fotocopia di tante della passata stagione.

Fonte: goal.com