Non succede, ma se succede?

Non succede, ma se succede…’ sarebbe una sfida a dir poco intrigante. Mario Balotelli nuovamente all’Inter, uno scenario che farebbe scattare l’ira della maggior parte del popolo nerazzurro, con solo una minima parte che accoglierebbe con il sorriso il numero 45 che proprio con l’Inter di Mancini riuscì a farsi apprezzare, trascinando la squadra 2007-2008 alla vittoria dello Scudetto. Ipotesi, idea, semplici rumors o qualcosa di concreto, sotto sotto sotto, c’è? Difficile esprimersi, ma di sicuro faccio fatica a credere al coach che in data 14.12.14 dichiara in conferenza di non sentire Mario da circa due anni.

Probabilmente attirerò tantissime critiche con queste mie righe, ma sinceramente in un calcio in cui le bandiere non esistono più e sono sempre più continue le cosiddette ‘frasi fatte’, divenute ormai antipatica abitudine dei più, non voglio dar tanto peso a frasi d’amore nei confronti di una maglia che oggi è una seconda pelle ma che domani è già ripudiata, e allo stesso tempo il mio atteggiamento è più morbido nei confronti di comportamenti fortemente negativi. Mi spiego meglio. In quel 20 aprile 2010 Balotelli sbagliò tutto quando non collegò le braccia al cervello, decidendo di gettare a terra la gloriosa maglia nerazzurra al termine di quel fantastico match tra Inter e Barcellona. Il risultato di quel gesto fu una frattura talmente profonda con il popolo interista che la cessione concretizzatasi qualche mese più tardi sembrò una naturalissima conseguenza. Critiche a valanga, polemiche, tifo nerazzurro inferocito nei suoi confronti e molto altro… ok, comportamento comprensibile, ma perché bocciare e ignorare a priori la famosa seconda possibilità?

Nella vita spesso si perdona, ‘si passa sopra’ come si suol dire, e quindi non comprendo il divieto di concedere in partenza la medesima occasione a Mario. Sfido tanti, non tutti ovviamente, a non esaltarsi, a non gioire insieme a lui con un campionato vissuto da assoluto protagonista, culminato – perché no – con tante reti e assist. Nel calcio dei sentimenti che pian piano stanno svanendo credo che la prestazione, il sudore e, per un attaccante, soprattutto i gol siano la giusta ‘moneta’ per farsi amare, e nel caso di Balotelli, perdonare. Giusto e doveroso ammettere che il ragazzo non brilla di spirito di sacrificio e gli episodio sopra le righe fuori dal campo sono parecchi, ma non dimentichiamo il signore che da qualche settimana è tornato in sella…

Mancini e le sue recenti dichiarazioni: ovviamente profilo basso come diktat, ma non sono mancate lodi, apprezzamenti e ‘tifo’ nei suoi confronti: “Io sono un suo tifoso, gli voglio bene e la mia speranza è di vederlo felice, lasciando da parte tutto quello che non conta… Secondo me Mario vuole imitare Ibrahimovic, che ha accumulato un’esperienza che lui deve ancora acquisire, nonostante giochi da tanti anni. Ne avrebbe le possibilità; ai tempi erano straordinari insieme… Gli voglio bene e non ho avuto rapporti burrascosi con lui… Mi spiace che ci siano questi cori (riferendosi alla presa di posizione del tifo organizzato dell’Inter nel pre-match di Verona, ndr)”. Parole chiare, nette e un sentimento che nel tecnico non è mutato nel tempo. E come potrebbe essere altrimenti, considerando che proprio con lui Balotelli ha vissuto probabilmente i momenti migliori fino a questo momento, diventando Super?

Voglio porre una domanda dopo una breve premessa: club internazionale (di nome e di fatto), progetto quasi ai nastri di partenza, un nuovo presidente che di italiano ha ben poco e che continua a citare l”internazionalizzazione’ del marchio quale aspetto focale della società, una rosa che fa e farà sempre maggior affidamento sui giovani di valore, con l’allenatore ideale per farli crescere, migliorare e affermare. Base di partenza ottima, a parer mio super se arricchita con un potenziale ‘nuovo’ Balotelli. Giovane, italiano di Palermo con origini ghanesi, ma con accento tipicamente bresciano. Unico, più che raro. L’ideale per un’Inter-Nazionale. Perché non dare una seconda occasione all’attaccante con più talento – che piaccia o meno, questa è la verità – dell’Italia calcistica? L’interismo di oggi dovrebbe tentare di mettere da parte il risentimento.

Ah, quasi dimenticavo l’aspetto economico. A Liverpool probabilmente non si strapperebbero i capelli in caso di addio, e dopo una stagione difficile il prezzo sarebbe accessibile per le casse nerazzurre. Per la gioia di Thohir, Mancini e… forse per i tifosi meglio aspettare. ‘Non succede, ma se succede…’ sarebbe una sfida a dir poco intrigante.

FONTEfcinternews.it