Non finisce qui

In genere gli attimi che precedono il fischio di inizio di una partita sono i più belli, perchè c’è quel misto d’ansia, di speranza che trascende qualsiasi risultato o situazione.

Dopo i tre punti contro il Parma la speranza c’era, ma i giocatori in pratica no. Questo però paradossalmente è oggi il male minore, perchè è successo di peggio, anzi l’inimmaginabile in campo. E’ il 17′ minuto del primo tempo: il Capitano corre per tutto il campo, pronto a crossare in area di rigore, guadagna un corner, tutti pronti, ma inquadrano poi Rocchi quasi impietrito, è successo qualcosa. Una scena del tutto inedita: Zanetti a terra che prova a strapparsi lo scarpino, poi subito i dottori e addirittura una barella. Un dejavù che vuoi o non vuoi ti riporta in mente le immagini di un infortunio altrettanto grave, quello di Diego Milito, lo scorso 14 febbraio.

Zanetti esce quasi in lacrime, e il mondo sembra sgretolarsi davanti agli occhi. Perchè lui? Perchè proprio lui? Pupi, il Capitano, El Tractor, il simbolo dell’Inter. Apoteosi di una stagione sfortunata che ha colpito irrimediabilmente anche lui. Ti riesce difficile immaginare un’Inter senza di lui, dopo 18 anni di noi con lui, sempre e solo con lui. Lui simbolo di forza, nostro punto di riferimento, unico punto fisso in un’Inter che pian piano si sta sfaldando, sgretolando sotto gli occhi di tutti. Hai un groppo in gola, quando capisci che, nonostante tutto, il risultato della gara diventa quasi irrilevante dinanzi una perdita simile. Lui ci ha insegnato tanto. Per noi “novelli” tifosi, che non abbiamo avuto la fortuna di conoscere campioni come Facchetti o Mazzola, lui è l’unico ed immenso Capitano di cui abbiamo memoria. Con lui abbiamo imparato tanto, abbiamo apprezzato la sua lealtà, la sua classe ed eleganza in campo, la sua correttezza verso gli avversari, ed il suo amore infinito per l’Inter. Tutte qualità che lo hanno reso un esempio da seguire, in un calcio sempre più malato, corrotto e talvolta violento.

Caro Javier, la nostra storia d’amore è iniziata nel lontano 1995 e continuerà per tanti altri anni. Sappiamo che un posto in dirigenza per te è già pronto, ma nessuno vuole che il tuo addio al calcio sia “forzato” da un infortunio e durante una brutta partita contro il Palermo. Noi non vediamo l’ora di rivederti galoppare, correre in campo come un ragazzino. Caro Javier, abbiamo tante pagine di storia nerazzurra ancora da scrivere, tanti record ancora da battere e perchè no, ancora trofei da alzare, come solo le tue braccia possenti sanno fare.

Ci vorrà tanta pazienza, da una parte e dall’altra.
Ci hai insegnato a non arrenderci mai, a lottare sempre, fino alla fine, anche quando gli ostacoli sembravano insormontabili, a sperare, perchè alla fine si vedranno i risultati.
Saranno mesi lunghi senza te, ma sapremo aspettare fin quando ce ne sarà bisogno.
FORZA CAPITANO!