Niente alibi, i numeri parlano di vera crisi

A questo punto impossibile nascondersi dietro alle sviste arbitrali, al campo al limite della praticabilità e alla sfortuna che si è materializzata dietro alla mancanza di precisione di uno, Rodrigo Palacio, che solitamente ne mette (di palle) più dentro che fuori: le cose vanno chiamate con il loro nome e la parola crisi rappresenta la sintesi perfetta del momento no che sta attraversando l’Inter.

Sono anche i numeri a dirlo: una vittoria (il derby) nelle ultime 8 gare di campionato e il 2014 che è cominciato come peggio non si può, con l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano di una squadra, l’Udinese, anche lei in crisi nera, e con il bottino di due sconfitte (Lazio e Genoa) e un pareggio (casalingo con il Chievo) in campionato.

Numeri negativi, statistiche che avvicinano la squadra di Mazzarri a quella di Stramaccioni, che l’anno scorso ha fatto incetta di record alla rovescia: 16 sconfitte (10 nel girone di ritorno), 57 goal incassati (come il Siena, ha fatto peggio solo il Pescara) e per la prima volta nella storia nerazzurra saldo negativo tra goal fatti (55) e subiti (57).

Questa Inter non è a quei livelli, ma intanto fa cadere un tabù (degli avversari) dopo l’altro: il Chievo lunedì scorso ha strappato il primo punto al Meazza dopo 9 anni, ieri il Genoa ha trovato la vittoria dopo la bellezza di 20 anni e allo stesso tempo l’ex al veleno Gasperini si è tolto una soddisfazione che vale uno scudetto.

Invece che svoltare e cambiare decisamente rotta come l’avvio di campionato aveva illuso, l’Inter di Mazzarri sta seguendo le orme della precedente, tanto che ormai non ci sono più dubbi nell’affermare che il problema non è la guida tecnica, ma il livello (scarso) dei giocatori della rosa nerazzurra. Può un Juan Jesus che si fa prendere in giro da tale greco Feftatzidis essere titolare in una squadra che sogna in grande? Può il Kovacic degli ultimi tempi giocare in un club ambizioso?

Le risposte sono ovvie e lo sconforto aumenta se i due ragazzi rappresentano l’esempio di giovani su cui Thohir vuole costruire la squadra. Mazzarri chiede a gran voce rinforzi, ma il tycoon indonesiano sembra non sentirci. E non solo per la distanza di oltre 11 mila chilometri che divide Giacarta, dove vive, da Milano. Il mercato dell’Inter è in stand by e non decollerà senza cessioni eccellenti (Guarin e Ranocchia). Il problema è che in questa squadra non serve qualche pezza (D’Ambrosio e Borriello), ma una vera e propria rivoluzione, che prima di giugno non si vedrà.

Di questa crisi Mazzarri è quello che ha meno colpe: con il materiale che ha a disposizione qualche punto in più era auspicabile, ma le prime tre sono di un altro pianeta. Il suo problema è che quando la squadra gioca male perde e quando gioca bene perde lo stesso. Trovare il bandolo della matassa è davvero complicato. Quelli che scendono in campo sono i giocatori e quindi la principale colpa è loro e della società che li ha scelti. Belfodil, Pereira, Kuzmanovic e Taider chi li ha presi?

Thohir si sarà informato e la prossima estate trarrà le giuste conclusioni. Non è nemmeno l’ideale che il presidente, la figura principale della società, si trovi a 11 mila chilomentri di distanza, invece che in prima linea a fare scudo alle critiche e a far sentire la voce grossa per i continui torti arbitrali. Non è probabilmente nel suo background a stelle e strisce prendersela con gli arbitri, lo stesso Mazzarri ieri ha messo l’accento sulle cinque occasioni nitide non sfruttate dai suoi, ma chiedersi come è possibile che un arbitro internazionale (e che andrà ai Mondiali) come Rizzoli non abbia giudicato da rigore il fallo di mano di Cofie è davvero il minino.

Nel diluvio di Marassi è, comunque, possibile trovare qualcosa di positivo. Nei primi 25 minuti la squadra ha avuto il comando del gioco, con Alvarez e Palacio schierati dietro a Milito. Finalmente le due punte, anche se la coperta è corta e dietro ballano ad ogni soffio di vento. Uscito Ricky sostituito dal disastroso Kovacic, sulla squadra è calata il buio e la luce si è riaccesa solo con l’ingresso di Guarin nella ripresa. La fisicità del colombiano ha messo alle strette il Genoa, che ha trovato il goal vittoria per puro caso, grazie alle belle statuine della difesa nerazzurra (Handanovic compreso).

Ancora una volta Ruben Botta, entrato nel finale come contro Udinese e Chievo, ha fatto vedere cose interessanti e solo un prodigioso Perin gli ha negato la gioia del goal al 90′. L’ex trequartista del Tigre è davvero interessante, il perfetto identikit del giocatore giovane che cerca Thohir. Bene, uno sembra averlo trovato, ma è troppo poco. “Ci vuole una svolta per cambiare” ha detto Campagnaro a fine match. Domenica a San Siro arriva il Catania. L’occasione per tornare al successo è davvero ghiotta e sbagliare è davvero vietato se Cambiasso e compagni vogliono vedere una lucina in fondo al tunnel nero della crisi…

Fonte: goal.com