Il dono all’Inter di Moratti, l’ultimo dei romantici: una corona per la sua Principessa

Insieme a Berlusconi, almeno al Berlusconi di qualche era economica fa, Massimo Moratti è probabilmente l’ultimo dei presidenti romantici. Cioè di quelli spinti da mera passione, che ci hanno messo molto più di quanto abbiano in realtà raccolto e che, alla fine, hanno anche pagato per questo. Quelli che si presentavano alle folle con i Ronaldo e per i quali i bilanci erano un’inutile fastidio, quello che interessava era l’urlo della folla alla presentazione del campione di turno, che dal balcone – come il Papa – salutava il suo popolo, il popolo dell’Inter.

Una passione che, a volte, anzi spesso, è stata anche fuorviante, come quando si strapagavano i Vieri, i Farinos, i Ventola, i Vampeta o chi per loro. O quando si interferiva coccolando i giocatori e, contemporaneamente, delegittimando gli allenatori.

Aveva i suoi pallini, Moratti: il suo preferito era Recoba. Aveva un debole per i giocatori di tecnica, fantasiosi, geniali e, di conseguenza, cari. Ma una giocata indimenticabile, per lui, valeva il prezzo del biglietto o un ritocchino dell’ingaggio. Un gusto estetico che non sempre si sposava con quello estremamente razionale e concreto dei suoi allenatori (l’esonero di Simoni insegna…).

Col tempo Moratti ha limitato sia le ingerenze tecniche – anche se semplicemente indirette, perché non si è mai permesso di dare indicazioni sulla formazione – sia le follie economiche. Diciamo che anche lui, invecchiando, è diventato un po’ meno istintivo e un po’ più saggio.

Un po’, però, perché gli occhi gli brillano ancora quando gli si parla di Baggio; perché prima che Snejider andasse in Turchia lo ha salutato con una cena di commiato; perché ancora poco tempo fa è stato lo spogliatoio ad esonerare Benitez; perché ancora di recente qualche allenatore è stato scelto più di pancia che di testa (Gasperini e Stramaccioni) e poi poco difeso nel momento di difficoltà; perché gli uomini del Triplete troveranno sempre la porta aperta e infinita riconoscenza; perché – per dirla alla Galliani – certi amori non finiscono, spesso fanno giri immensi e poi ritornano: e chissà che a breve non rivedremo pure Leonardo nei quadri societari…

Ma a proposito di amore, quello che ha legato Moratti all’Inter è di quelli indissolubili e lo dimostra anche la cura dei dettagli nel perfezionamento del contratto. E’ come se papà Massimo avesse portato all’altare la figlia, ma prima di lasciarla, con dolcezza infinita, abbia sussurrato all’orecchio dello sposo: “Trattala bene la mia Principessa”. E, dopo, con altrettanta fermezza, ha aggiunto: “E se non lo farai, stai pure tranquillo che io veglierò su di lei”.

Non è un addio, dunque, ma solo un “potenziale” arrivederci. “Non lascio l’Inter, cerco qualcuno che mi aiuti a farla crescere”, ha detto qualche tempo fa. Come una bambina, appunto. O, se volete, come una Principessa. Pronta a diventar Regina.

Fonte: goal.com