Moratti non lascia le quote ma spunta Pellegrini. Alcune sere fa…

Ernesto Pellegrini
Ernesto Pellegrini

Potenza delle suggestioni, e di un certo morattismo che per forza di cose non morirà mai, presidente o non presidente. Per alcune ore, ieri, il giorno dopo le dimissioni di Moratti da presidente onorario dell’Inter, è sembrato di galleggiare nel passato, proprio come ai vecchi tempi: una violenta polemica con la Juventus per Calciopoli, una siepe di telecamere sotto gli uffici della Saras in pieno centro, l’inviato di Striscia; ad Appiano Gentile l’Inter si ritrova per l’allenamento, meditando sulla prestazione deludente della sera prima; a Torino, Andrea Agnelli allude a Calciopoli e all’infernale storia dello scudetto di cartone: «A Moratti va riconosciuto il grandissimo amore per l’Inter e a volte l’amore porta a fare follie, come quella di accettare uno scudetto che non aveva vinto». Italian graffiti, insomma: manca qualcuno che balli l’Alligalli e il quadro sarebbe completo, e pensi a Tomasi di Lampedusa: se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi. Poi di colpo si torna al 2014, le suggestioni si dissolvono. Moratti prima rifiuta il Tapiro («Se lo tenga, grazie») poi si concede alle telecamere: «Non sono deluso ma dispiaciuto. Mazzarri non ha detto cose sgradevoli su di me? Nemmeno io su di lui. Con Thohir non è finita male, è solo una fase di cambiamento. Io ho fatto il mio tempo. Le mie quote del club? Me le tengo». In serata il club risponderà ad Agnelli: «L’Inter prende atto dell’ennesimo tentativo del Presidente Agnelli di mistificare i fatti. Purtroppo per lui e per tutto il calcio italiano il 2006 è stato un anno disastroso, in cui lo scudetto è stato assegnato legittimamente all’Inter e la Juventus è stata retrocessa in serie B insieme alla sua reputazione».

Nel suo hotel Thohir ha ricevuto gli stati generali del club, alla spicciolata. Zanetti, il vicepresidente che rimarrà in carica anche se erano circolate voci di sue dimissioni; il dg Fassone; il ds Ausilio; il Ceo Bolingbroke; il direttore delle finanze Williamson; da ultimo Walter Mazzarri, l’allenatore. Per tutti il messaggio è univoco: avanti così, anche senza l’appoggio di Moratti, nulla cambia perché ormai l’impostazione generale è data, non si torna indietro. Più avanti si analizzeranno i nuovi equilibri con la nomina di un altro Cda, in cui Moratti dovrà indicare i suoi tre membri di rappresentanza. L’ex proprietario ha intenzione di mantenere il controllo delle sue quote (il 29,45%), a meno che non arrivino offerte al momento improbabili, anche se in città si comincia a vociferare di un possibile interessamento di Ernesto Pellegrini, cioè proprio il predecessore di Moratti: Pellegrini nell’ultimo anno è diventato molto amico di Thohir e alcune sere fa hanno ancora cenato insieme, ma per ora l’antico presidente fa sapere di non voler alcun coinvolgimento.

Nel frattempo preoccupa la squadra (in cui M’Vila si ferma per un mese, mentre Kovacic prolunga fino al 2019) che continua a infilare prestazioni negative, come quella col St Etienne: risultato a parte, ha colpito di nuovo una certa flebilità atletica, una evidente mancanza di fuoco, o forse il gruppo è contratto e preoccupato, avverte il peso delle responsabilità, non reagisce a dovere. Tutte cose che chiamano in causa Mazzarri, e in effetti ieri Thohir gli ha fatto notare che è necessario cambiare marcia, altrimenti la stagione si comprometterà in modo irrimediabile. Il futuro del tecnico si chiarirà alla fine del girone di andata quando, se le cose nel frattempo non saranno precipitate, si deciderà se continuare con Mazzarri anche nella stagione 2015-2016. Mihajlovic e Simeone sono le alternative possibili. Ma quello è il futuro, che non è all’ordine del giorno almeno quanto il passato: bisogna far ripartire l’ Inter qui e ora, il resto sono suggestioni.

Fonte: fcinter1908.it