Il monumento Zanetti in panchina nel suo ultimo derby

Javier Zanetti
Javier Zanetti

L’Inter è pazza e questo l’abbiamo sempre saputo e noi tifosi lo siamo altrettanto, perché ogni estate aspettiamo con impazienza l’inizio della nuova stagione e poi ci ritroviamo a fine campionato con la speranza che anche questo campionato finisca al più presto e che la società intervenga il prima possibile.

Il derby di domenica scorsa non è stato altro che una riprova di una stagione mediocre che, se Dio vuole, ci regalerà l’Europa league e null’altro. Un tempo i derby erano le partite più attese dell’anno, partite con cui ci si giocava lo scudetto o addirittura un posto nelle finali di Champions, quest’anno invece vale poco più che una qualificazione in europa.

Tanti organi di stampa hanno definito questo derby come uno dei peggiori degli ultimi anni, ma come dargli torto. Perfino il valore tecnico delle squadre è calato a picco. Ma quando è successo? Ogni anno si parte sempre con grandi ambizioni e progetti, ma agli sgoccioli del campionato finiamo sempre per arrancare, nel tentativo di centrare il minimo obiettivo stagionale. Mazzarri parla di una stagione un po’ così, perennemente in via di definizione, che per i più è difficile giudicare.

Paradossalmente è difficile dare un giudizio anche sull’operato dell’allenatore, che anche quest’anno divide i tifosi. Dopo un primo spezzone di campionato, in cui tutto sommato le cose sono andate per il verso giusto, il tecnico toscano ha dovuto far fronte ai primi malumori della tifoseria, stufa dello stesso modulo che non ha portato più di tre vittorie consecutive in un’intera stagione. I troppi pareggi e le formazioni troppo prevedibili non vanno bene per una piazza come Milano e per tifosi che mirano a ben altri obiettivi.

Ogni avversaria va affrontata a viso aperto, è stato così per anni e non si può cambiare lo spirito nerazzurro. Un derby così “impacciato”, che in realtà non è mai decollato, non può essere definito tale. Una cornice di pubblico spettacolare, come quella di domenica sera, meritava ben altra partita. Assistere ad un match senza tiri in porta in novanta minuti è davvero imbarazzante per un club come l’Inter, due sole punte non bastano, se si vuol vincere. Ovviamente buona parte del merito va anche a Seedorf, in grado di mandare in crisi l’Inter mazzarriana dagli ingranaggi perfetti con una sola mossa, svelando così il castello di sabbia che aveva messo su il tecnico, sbriciolatosi in un sol colpo.

L’augurio è che l’anno prossimo sia diverso sotto tanti aspetti. L’Inter sarà sicuramente nuova, privata dello storico gruppo argentino. Sarà l’occasione per vedere chi aveva ragione, se davvero “il cancro argentino”, come molti lo hanno vergognosamente definito, era all’origine di tutti i mali nerazzurri, o se c’era dell’altro. Voglio chiosare proprio con il “capoclan” il capitano, a cui Mazzarri non ha concesso nemmeno cinque minuti nell’ultimo derby. Dopo Milito, “condannato” al tiro del rigore decisivo, è arrivato il turno di Zanetti, che sicuramente non meritava un finale carriera simile.

Poco importa se il risultato era ancora in bilico, perché come Mourinho che gettò nella mischia del Bernabeu Materazzi e come Stramaccioni che concesse a Cordoba gli ultimi minuti dell’ultimo derby della carriera, anche Mazzarri poteva trovare un po’ di spazio per uno dei simboli dell’Inter degli ultimi anni. Il valore di un allenatore non si misura solo con i risultati e forse Mazzarri non l’ha ancora capito. Il calcio non è fatto solo di numeri, tattica o vittorie, c’è tanto altro, come ad esempio il rispetto per i giocatori.