Milano e il FPF, le situazioni di Inter e Milan

Il Milan spende e spande, l’Inter rimane a guardare. Nelle chiacchiere da derby di Milano, particolarmente accese in questi giorni, i tifosi si chiedono i motivi delle differenti campagne acquisti. In attesa dei successivi movimenti, una certezza c’è: non è una questione di soldi. Alle spalle dei nerazzurri c’è un gruppo, Suning, da 50 miliardi di euro di fatturato che ha iniettato nella sua prima stagione in Italia circa 400 milioni nelle casse dell’Inter investendone 115 nella campagna acquisti della scorsa estate e altri 28 per Gagliardini a gennaio. Insomma, le due proprietà cinesi hanno cominciato a operare a distanza di quasi un anno e le spese precedenti di Suning vanno tenute in considerazione, anche perché si è rimasti scottati dai deludenti affari di Joao Mario e Gabigol e ora ci si muove con circospezione. Quindi, non è una questione di soldi per i due club di Milano.

QUI INTER – Le ambizioni di Suning non sono mutate e gli investimenti per i rinforzi chiesti da Spalletti non verranno meno. Le spese, però, saranno sostenute tenendo conto del fair play Uefa. È vero che le richieste dell’Uefa contenute nel settlement agreement sono state rispettate dall’Inter, che ha chiuso il bilancio 2015­-16 con una perdita (ai fini del fair play) entro i 30 milioni e che dovrebbe registrare il pareggio nell’esercizio 2016-­17. È altrettanto vero che l’Inter, a differenza del Milan, avendo disputato le coppe europee nelle ultime stagioni è finita sotto la lente d’ingrandimento dell’Uefa. Questo cosa significa? Primo: visti i pesantissimi deficit del passato, l’Inter aveva concordato con Nyon un «patteggiamento» promettendo il progressivo rientro dei parametri ed era stata sottoposta a una serie di limitazioni. Secondo: ora che quei parametri sono rispettati, l’Inter deve comunque sottostare al fair play come tutte le altre società già monitorate. E la regola principale del fair play, quella del break even, impone una perdita aggregata massima di 30 milioni nelle ultime 3 stagioni. Il club di corso Vittorio Emanuele punta a tornare in Champions nel 2018­-19 e dovrà avere i bilanci a posto: conteggiando il ­30 del 2015-16 e lo 0 del 2016­-17 solo con un 2017-­18 in pareggio si potrà rientrare nel tetto complessivo di ­30.

QUI MILAN – Come ricorda “La Gazzetta dello Sport”, il Milan non ha di questi problemi. Non è stato ancora monitorato dall’Uefa e, per di più, confida di ottenere l’ok al voluntary agreement, facoltà introdotta successivamente al varo del fair play, che consente maggiore libertà di spesa nell’ambito di un piano triennale di sviluppo e risanamento. La società rossonera ha ritirato la precedente richiesta, visto che l’Uefa nutriva perplessità in merito alle previsioni del piano (in particolare ai ricavi attesi dalla Cina) e alle informazioni sul nuovo assetto azionario. Se ne riparlerà a ottobre. In caso di firma del voluntary agreement, gli investimenti ini­ziali verranno in qualche misura sterilizzati. Ecco perché il Milan si sta muovendo sul mercato senza particolari patemi.

PROSPETTIVE – Quanto all’Inter, il settlement agreement resta in vigore fino al 2019: se tra un anno rientrerà nelle coppe, la squadra di Suning dovrà fare salti mortali per riequilibrare il saldo acquisti­/cessioni che vale ai fini della lista Uefa. Ma la preoccupazione maggiore è sul break even. Con un’avvertenza: il pareggio di bilancio in questa stagione non impedisce nuove acquisizioni ma richiede un complessivo equilibrio gestionale. Sul lato delle uscite, se si procedesse con acquisti per 100 milioni, questi verrebbero ammortizzati impattando per 20­ -25 milioni quest’anno. Sul lato delle entrate, il grosso dei ricavi commerciali con la Cina è stato già iscritto nell’esercizio 2016­-17, ma qualcosa arriverà. Più facile ricorrere alle plusvalenze (35-­40 milioni dal solo Perisic), guardando anche alle finestre di gennaio e giugno.

FONTEcalcionews24.com
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