Metodo Spalletti, nerazzurri ribaltati: carattere e organizzazione

L’ Inter che non ti aspetti. In pochi probabilmente si attendevano i nerazzurri a punteggio pieno, con 6 gol fatti e uno solo subito, dopo un inizio di stagione tra Fiorentina e Roma. La realtà invece è che la cura Spalletti, per ora, sta mostrando i primi frutti sul campo. Un inizio di campionato interista che ruota intorno a cinque fattori, grazie al quale il tecnico toscano è riuscito a superare il primo scoglio della stagione, arrivando alla pausa per le nazionali mettendosi alle spalle tutte le difficoltà.

I 5 fattori, dicevamo. Partiamo dalla preparazione estiva: non tanto quella fatta di gradoni alla Zeman (seppur l’impressione è che corra anche di più e meglio), quanto piuttosto l’ importanza di un’ estate senza scossoni. Un anno fa l’ Inter si è presentata al via del campionato con un allenatore seduto in panchina da poco meno di 10 giorni, dopo due mesi vissuti tra il passaggio nelle mani di Suning e il caos tra Mancini e Thohir. Quest’ anno, invece, Spalletti è riuscito a lavorare con tranquillità sul materiale che aveva, con alcuni dei nuovi giocatori chiave (Skriniar e Borja Valero) a disposizione fin dai primi di luglio. Dal mercato le attese erano diverse (intanto, sfumato Schick, si tratta per Keita con la Lazio, in uscita Jovetic verso il Monaco per 11 milioni e Gabigol verso il Benfica), per ora però il tecnico ha avuto la capacità di dare un’ impronta diversa ai propri giocatori.

A partire dal centrocampo, ovverosia il secondo fattore. Addio alle mediane Melo-Medel-Kondogbia, spazio a gente che sappia trattare bene il pallone. Non a caso, sono arrivati Borja Valero e Vecino, quest’ ultimo svezzato da Sarri ad Empoli.
Certo, poi quando fatichi a tenere la palla e le linee strette si rischia, come visto con la Roma, quando nel primo tempo la coppia Gagliardini-Vecino è stata fatta a fette dal centrocampo giallorosso. L’ ingresso di Joao Mario, con lo spostamento di Borja Valero davanti alla difesa, ha sistemato le cose nella ripresa: questione di organizzazione, perché tutti sembravano avere le idee chiare su cosa fare.

C’ è poi il fattore mentale, probabilmente il più importante in casa Inter. Che la maggior parte di questa squadra sappia giocare a calcio lo abbiamo intravisto già l’ anno scorso, ma solamente a sprazzi. Il vero problema è riuscire ad eliminare il difetto per cui al primo problema Icardi e compagni scompaiono dal campo. Nella scorsa stagione bastò un pareggio col Toro, che estromise i nerazzurri dalla rincorsa Champions, a farli mollare (e arrivarono sconfitte in serie), sabato con la Roma dopo un buon inizio l’ errore a porta vuota di Candreva e Icardi è sembrato essere il segnale della fine. E per lunghi tratti così è stato, perché i giallorossi hanno dominato a lungo, sfiorando più volte il 2-0. Poi però, nel finale, la riscossa: segnale che i giocatori erano ancora con la testa in campo. Questione di carattere, e non è un caso se sia arrivata la prima vittoria in trasferta contro una big dal successo con cui Stramaccioni violò per la prima volta lo Stadium della Juve, nel novembre 2012.

La capacità di Spalletti è stata anche quella di ripartire dalle certezze. Due in particolare, che rispondono ai nomi di Mauro Icardi e Ivan Perisic. Pochi dubbi c’ erano sulla permanenza del capitano, molti di più su quella del croato. Il tecnico fin dai primi giorni ha fatto di tutto per convincere la società a non cederlo, poi ha fatto capire al croato di essere al centro del progetto. E l’ esterno ex Wolfsburg lo ha ripagato con due prestazioni decisive.
Infine, la buona sorte (i tre pali giallorossi, più il rigore negato a Perotti).

È il fattore su cui Spalletti non può nulla, ma che spesso fa girare i campionati. Basta tornare indietro di un anno: palo di Banega nel finale di Roma-Inter, terminata 2-1, che apre la crisi di De Boer. Spalletti per ora ha avuto anche quello dalla sua, ma nell’ avvio dell’ Inter la mano del tecnico si vede eccome.