Mazzarri: “Sono il guardiano dell’Inter e non chiamatemi piangina!”

Altro che dimissioni o mancanza di sintonia col progetto Inter di Thohir, Walter Mazzarri è più che mai in sella alla squadra nerazzurra e dalle sue parole pubblicate nella autobiografia appena data alle stampe si capisce quanto lui ci tenga.

Ora l’Inter è sua e lui è dell’Inter, quasi carnalmente: “Lo devo a Moratti. Giù le mani dal fortino, ci sono io a protezione. Anche della privacy di chi per una vita si è dedicato al club, e infatti al presidente che mi ha voluto non ho mai chiesto nulla del magnate indonesiano Thohir e del cambio nel pacchetto di maggioranza della società. La proprietà va rispettata, al di là delle quote che detiene, da qualunque parte del mondo arrivi, chiunque siano i suoi rappresentanti”.

“Non sapevo niente di cosa stesse accadendo ai piani alti, neppure lo immaginavo – ripete Mazzarri – Moratti mi ha contattato, mi ha voluto, senza mai accennare all’argomento. Le voci erano insistenti, i giornali gli dedicavano pagine intere, i tg delle principali televisioni diversi servizi, però non era affar mio, quindi non mi sono informato con il diretto interessato”.

Ed ecco come si vede ora il tecnico livornese, sembra quasi di sentir parlare quel Mourinho al quale Mazzarri si paragona (“Josè io e te siamo due artisti”) in un altro capitolo della biografia: “Sono il guardiano dell’Inter in un periodo storico delicato. Lavoro da dentro, controllo le mura. Gli intrusi non sono graditi, i nemici non sono ammessi. Se attaccano, difendo e rispondo. Pretendo rispetto per i nostri colori, per una storia che adesso è anche mia. Ero avversario, sono nerazzurro”.

Mazzarri poi non ci sta a passare nè per antipatico nè per piangina, due ‘qualità’ che spesso gli vengono attribuite dai nemici di cui sopra: “Sono il maniaco dei particolari. Spesso vengo scambiato per antipatico, ma è giunto il momento di demolire questo stereotipo sbagliato, di togliermi di dosso una definizione che non rispecchia la realtà. E se lo sembro, è solo perchè faccio di tutto per far rendere al meglio la squadra che alleno, durante la settimana come la domenica, forse è per questo che non risulto simpatico agli avversari, stesso motivo per cui piaccio ai miei giocatori e ai miei tifosi: prima ci sono i miei ragazzi e il resto viene dopo. Per difenderli sono pronto a tutto”.

Fonte: goal.com